Lo scrittore Giovanni Margarone, attraverso il suo romanzo “Le ombre delle verità svelate”, ci racconta la Sicilia

Rosa Spampanato
28/06/2021
Arte e Cultura
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“Le ombre delle verità svelate” è un romanzo che racconta la vita e le storie di tre personaggi apparentemente distanti. Ci spieghi meglio.

Sì, distanti nel tempo e nello spazio ma, appunto, solo in apparenza, perché in questo romanzo ho posto estrema cura nel creare l’intreccio letterario, il cui meccanismo viene scoperto dal lettore verso la fine del romanzo, laddove troverà, oltre al senso del titolo, le correlazioni fra i tre protagonisti. Questo è il romanzo a cui ho dedicato finora più tempo in quanto la verità, data la sua precipua natura, ha tante facce, è complessa al pari della menzogna. L’essere umano ha sempre rincorso la verità spinto dal dubbio e dalla paura. La ricerca del vero ha mosso i filosofi a partire da Socrate, pervaso dalla consapevolezza di non sapere e confutando chi aveva l’arroganza di credere di conoscere la verità. Nel mio romanzo, la ricerca della verità è il punto cruciale e un modo per indurre chi legge a fermarsi e riflettere, in un mondo dove non c’è più spazio per la meditazione e si dà credito a false rappresentazioni della realtà piuttosto che accettare le verità magari scomode.

     Tre storie in cerca di verità, come si può notare nella storia di Gianni pittore siciliano...

Infatti è la storia di Gianni il filo conduttore di tutto il romanzo. Nato nelle campagne attorno a Caltagirone, viene abbandonato davanti all’orfanotrofio di quella città. Il ragazzo, crescendo, si guarda intorno e si domanda come mai non abbia i genitori. La sua condizione di orfano vela di tristezza tutta la sua esistenza, accompagnata da una continua ricerca della verità sulle sue origini. Vede nel cielo due persone senza volto, i suoi genitori, e vorrebbe che un giorno quei volti si svelassero a lui. Una domanda lo pervade in continuazione: chi sono? Non trova nessuna risposta, per anni, mentre grazie al suo talento artistico, sviluppatosi presso un ceramista di Caltagirone, andrà a Torino e poi in Irlanda, dove si affermerà quale stimato pittore. Sebbene la Sicilia gli ricordi il periodo triste della sua giovinezza, non la dimenticherà mai, in quanto è grazie al suo maestro d’arte siciliano, che gli riconosce il talento, che lui inizierà il suo percorso artistico. La Sicilia resterà sempre nel suo cuore, custode del segreto di chi lo mise al mondo, quella verità cercata, sempre e comunque, origine della sua identità.

Tanti i riconoscimenti al suo romanzo come il Terzo Posto al Premio Internazionale Asas di Messina. Cosa si prova?

Partecipare a un premio letterario ed essere in finale, come è successo finora per 23 volte – relativamente a tutti e tre i romanzi finora pubblicati - è una grande emozione e uno sprone a continuare. Certamente il premio ricevuto a Messina è stato per me denso di maggiore soddisfazione: ero salito sul podio nella terra di mio padre che è anche la mia, là dove ci sono le mie origini, la mia identità. È stato emozionante, per me, atterrare dopo tanti anni in Sicilia, all’ombra dell’Etna, quel vulcano così imponente e misterioso che mio padre vedeva da bambino da Mineo. La commozione è stata forte mentre respiravo quell’aria così diversa, illuminato da quel sole sempre acceso appeso al cielo terso e ammirando i giardini di aranci e i fichi d’india. Un paesaggio unico di tufi e di lava, raccontato da Verga, Capuana e Pirandello, per certi versi ancora intatto come allora. Ma la Sicilia mi ha premiato ancora: a Cefalù.

    Come si racconta la Sicilia?

Per raccontarla bisogna conoscere profondamente i suoi abitanti e il territorio e io li conosco bene. Gente generosa e capace di una socialità unica che vive in una terra di rara bellezza. Il romanzo “Le ombre delle verità svelate” è in buona parte ambientato in Sicilia, quando racconto le storie di Gianni e Luigi. Scrivendo, chiudevo gli occhi e rivedevo le immagini di quando, da bambino, trascorrevo le vacanze a Mineo. Così ho descritto le campagne amene, le giornate infuocate, le masserie, le chiese barocche, avvertendo ancora il profumo dei pomodori secchi, delle arance e dei dolci alla pasta di mandorle dei miei zii, riascoltando quell’idioma inconfondibile che il compianto Camilleri magistralmente ha impiegato per scrivere le sue opere.

Il suo essere siciliano da parte di padre quanto ha influito nel suo personale percorso di vita e di scrittura?

Mio padre Sebastiano era un galantuomo, un vero siciliano, cortese e onesto. È innegabile che l’essere siciliano di mio padre sia stato a me trasmesso, influenzandomi. Egli parlava spesso della Sicilia per mezzo di aneddoti di gioventù, non nascondendo nostalgia, quella che ognuno di noi prova quando deve lasciare la propria terra. I luoghi delle nostre origini fanno parte di noi e la loro memoria è indelebile. Dai suoi racconti, ricollegandomi alla domanda precedente, ho preso tanti spunti per il mio romanzo, come sto facendo attualmente per l’ultimo, che nella prima parte è ancora ambientato in Sicilia. Mio padre, essendo di Mineo, mi parlava sempre di Luigi Capuana e di Giuseppe Bonaviri, quest’ultimo suo grande amico, che nel romanzo “L’enorme tempo” racconta anche di mio nonno Giorlando Margarone, Benemerito del paese. Crescendo, ho letto molto di Verga, Capuana e Pirandello: autori siciliani immensi che hanno dato lustro a questa terra con le loro opere immortali.

Concorda con Camilleri quando dice che "Il libro è caldo", pur ritenendo che la tecnologia e il web siano strumenti essenziali?

Concordo e l’ho citato nella mia biografia. Sebbene, come per la maggior di noi, sia coinvolto dal mondo digitale, ritengo che il libro cartaceo sia ancora un qualcosa di prezioso. Infatti, personalmente trovo più soddisfazione ad avere i miei libri stampati piuttosto che in formato digitale. È una questione sicuramente sentimentale, non pratica; ma la gestualità di manipolare un libro, di sfogliarlo è fonte sempre di emozione che non provo con un ebook. Certamente è questione di punti di vista, ma non credo che sia un discorso di uomo di altri tempi, è questione di scelta basata sull’emotività. Personalmente, non vedo di buon occhio una futura scomparsa delle librerie e dei libri, perché sono ambienti e oggetti simbolo di cultura e questa va sempre promossa e rafforzata, una porzione importante di tangibilità nel mare della virtualità contemporanea.

Il saggio di recente uscita: "2020 il mondo si è fermato", nasce da riflessioni nate durante questo anno pandemico. Mi chiedevo: "Questo 2020 avrà ombre di verità da svelarci"?

Alla stregua di tutte le vicende della storia dell’uomo, anche la pandemia non è scevra da ombre. Come ho scritto nel mio saggio, il dubbio regna sempre su determinati fatti e la verità spesso è offuscata dal falso. In questo periodo non c’è stato risparmio di notizie fallaci; così, oltre al dolore del momento, si è aggiunta spesso la confusione. Tra notizie, teorie di vario genere e un web sempre più invaso da tutto, si è formato un cocktail esplosivo che ha appesantito oltremodo la vita quotidiana di questo periodo. Credo che sia necessaria una comunicazione più mirata e responsabile affinché affiori il reale stato delle cose per regolarci di conseguenza. Sicuramente, il 2020 è stata un’occasione per fermarsi un po’ e riflettere su cosa siamo e su cosa è il mondo, pensando a quei valori che fino a poco tempo prima ritenevamo dati per scontati e che invece non lo sono affatto. In generale, tutta la mia opera letteraria induce a meditare, perché ritengo che solo riflettendo un po’ possiamo capire chi siamo e dove andiamo.

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