Storie di donne: Marzia Rocchi

Marzia la pittrice che non doveva far sapere che era donna

Valentina Roselli
24/02/2014
Attualità
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Era brava ma guai a far sapere che era donna. Succedeva negli anni 70 del 1900 e non nel Medioevo. Questa la sua storia.

Sono Marzia, nata in provincia di  Firenze nel 1952 e vissuta romantica e sognatrice. Ero sempre con la testa fra le nuvole come diceva la mia maestra, ed era vero perché oltre la finestra vedevo colori, sentivo l’emozione che mi davano un tramonto o un prato di girasoli. Iniziai cosi a trasferire le mie emozioni su piccole tele all’età di 10 anni, affascinata dalle luci e dalle ombre di un cesto di frutta o dei vialetti nel bosco.  Poi arrivò il periodo dei cavalli che corrono e che si imbizzarriscono la notte  o al tramonto.

Al momento della scelta della scuola superiore volli frequentare l' Istituto d’arte di Porta Romana a Firenze. I miei protestarono, l’ambiente era rischioso e pieno di ragazzi strani  ma la spuntai  e  i miei  ricordi più belli sono  proprio in quella scuola fantastica dove la  fantasia può spaziare senza freni.
Lì  incontrai Farulli, Paoli, Cipolla, i maestri che mi hanno capita, mi hanno insegnato  le basi essenziali del disegno per poi essere libera di elaborare.
Ho sempre voluto rappresentare la donna come matrice di vita e vittima di giudizi e pregiudizi e così ho fatto. 
Negli anni 70 sentivo  la protesta sociale che si respirava nell’aria e ho voluto esprimere la mia su tela,  descriverla con il mio stile pittorico,  surrealista metafisico.  La mia donna voleva emergere, prima d tutto da se stessa, farsi spazio al di là dei giudizi pesanti e pressanti. I miei quadri colorati con donne albero, donne uccello che speravano di germogliare e spiccare il volo. Partecipai casualmente a due mostre  presso una galleria di Milano e vinsi  per due volte il primo premio. Orgogliosa? Si, molto, ero giovane ed ingenua, “Allora valgo qualcosa” mi dissi.  Ma il mio entusiasmo si spense quando mi dissero che  ero stata premiata per la geometria dei quadri ,per i colori unici soprattutto l’arancione, per le forme è  perché sicuramente ero un uomo di esperienza.
Dopo quelle vittorie mi fu imposto  di non dire che ero una giovane donna, di non farmi vedere altrimenti non mi avrebbero preso in considerazione. Mi si propose una personale a Firenze presso una galleria importante, ma con lo stesso presupposto: non dovevo far sapere che ero una donna! Questa richiesta oltretutto proveniva dalla direttrice della galleria, una donna,  che mi chiese  di non rappresentare solo la figura femminile ma anche paesaggi se mi fosse stato richiesto.

Fu allora che dissi:  BASTA! Non era il mio mondo, se dovevo vendermi senza poter gridare le molestie subite, allora non era la mia pittura con la quale poter respirare, era una tortura da sopportare in silenzio, con la bocca tappata e mi dileguai.   
Da quel momento ho dipinto per me stessa, per i miei amici. Ho insegnato a dipingere come educatrice professionale a giovani, bambini, anziani in difficoltà aiutandoli a scoprire la loro creatività e sublimare così la loro sofferenza.  Con la mia esperienza, ho insegnato loro ad ed esprimere al meglio le proprie sensazioni. Con loro ho creato  scenografie e testi teatrali che abbiamo interpretato insieme, gridando la nostro sofferenza e la nostra gioia di vivere.
Oggi a più di sessanta anni sono pronta a ritentare con una mia personale che si terrà al Caffè Letterario Le Murate di Firenze, dall’undici al 13 maggio. Ora, io  posso dire chi sono e quale è la mia storia, nessuno  può impedirmi qualcosa, anche se i ricatti esistono sempre così come  le vie facili per avere successo.
Io sono qua, più forte di prima  e voglio mostrarmi a chi vuole conoscere la mia anima.

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