Padre Alex Zanotelli noto missionario comboniano italiano e l’ economista Susan George una delle maggiori studiose della questione della fame nel Terzo mondo e Presidente del Transnational Institute di Amsterdam, lanciano dall’Istituto dei salesiani di Firenze un appello affinché si ricordi ai potenti del mondo che l’acqua è un bene comune. Padre Zanotelli considera la privatizzazione come una bestemmia “Quello italiano è il primo parlamento in Europa e forse al mondo ad aver fatto una cosa simile , dobbiamo davvero partire da una vittoria sull’acqua per recuperare gli altri beni comuni di cui, uno dopo l’altro, ci hanno privato , se riusciamo a liberare l’acqua dal mercato o dal profitto c’è una speranza di recuperare tutti glia altri beni comuni ecco perché diventa vitale votare questo referendum” dichiara senza mezzi termini Alex Zanotelli che ricorda poi come nel mondo 1,3 miliardi di persone non abbiano accesso all’acqua potabile e secondo le ultime previsioni Onu tra qualche anno arriveranno a 3 miliardi. A questo si aggiunge anche il problema del riscaldamento globale che significa che buona parte dell’acqua potabile di oggi andrà perduta in futuro a causa dell’innalzamento delle temperatura e dell’aumento della siccità “solo chi ha soldi e potrà comprarsela vivrà mentre gli altri saranno esclusi dalla storia”. Questo non lo posso accettare è un problema etico, morale spirituale” ha così concluso il suo discorso il padre comboniano.
Anche Susan George è stata piuttosto dura definendo la situazione italiana “critica” e affermando che l’acqua viene privatizzata perché è una risorsa rara, indispensabile e facilmente preda delle strumentalizzazioni capitalistiche. La George ha ribadito che quella contro la privatizzazione dovrebbe essere una campagna di tutti: genitori, cittadini, associazioni, sindacati e ecologisti e ancora fa intravedere la possibilità che a causa dell’inaridimento futuro di alcune zone del pianeta si avranno seri conflitti per la carenza del bene primario acqua. L’economista tra le possibili soluzioni suggerisce l’adozione di sistemi di irrigazione più efficienti e il sostegno alle persone e ai movimenti che si battono perché l’acqua resti un bene pubblico con la partecipazione dei cittadini negli enti che la gestiscono. Tra le strategie vincenti nella lotta al diritto all’acqua quella proposta da Monsignor Luis Infanti De La Mora rappresentate del consiglio per la difesa della Patagonia che ha preso parte all’assemblea degli azionisti Enel per opporsi al progetto della costruzione di cinque dighe e chiedere la restituzione ai cileni dei diritti di sfruttamento dell’acqua . Il monsignore ha spiegato “ la Patagonia negli ultimi venti anni è diventata terra molto ambita dalle multinazionali e questo ha dato origine a scontri, anche violenti, tra i favorevoli e i contrari a i progetti proposti , o meglio, imposti. Quella delle multinazionali è un’invasione pacifica, che non avviene con le armi, ma con la forza del potere economico e politico, con frequenti tentativi di comprare la comunità e pure la chiesa e le altre organizzazioni che aiutano la gente a sviluppare un pensiero critico”