Musica d'autore: intervista a Domenico Pompilio

Mi trovo un passo in avanti rispetto a prima. Ho compreso di essere dove voglio essere, con una punta di ambizione che mi spinge in avanti

Roberta Capriglione
27/03/2021
Musica e spettacolo
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Linea di Confine è l’album d’esordio del cantautore Domenico Pompilio. Dodici tracce delicate, intime e poetiche dal chiaro tratto esistenzialista, con sonorità che spaziano dalla ballata al rock, passando per brani più intimi (solo piano e voce, solo chitarra e voce), fino ad arrivare a pezzi di stampo cantautoriale tradizionale. L’album è disponibile su tutte le piattaforme digitali.

- Ciao Domenico, grazie per questa intervista. Rompiamo subito il ghiaccio. Come è nato l’album “Linea di Confine?”

Linea di confine nasce da una esigenza molto profonda: il bisogno di esprimermi, di tirare fuori qualcosa che avevo dentro e di raccontare delle storie che aspettavano solo di essere narrate.

- Hai lanciato il tuo disco nel 2020, in piena pandemia. Quali sono state le difficoltà e quali invece le sfide che hai dovuto affrontare?

Le difficoltà non sono state poche, come per tutti d’altronde. La sfida è stata quella di trovare soluzioni alternative. Ho deciso di concentrarmi sul digitale. È stata l’opportunità per imparare ad utilizzare al meglio un mezzo che fa parte ormai della nostra nuova quotidianità.

- Cosa provi quando riascolti le tue canzoni?

Un’enorme soddisfazione. Ancora oggi le ascolto tantissimo, perché facendolo rivivo i momenti che mi hanno portato a scriverle e a registrarle. Sono estremamente soddisfatto del lavoro che è stato fatto, anche da parte dei musicisti e del fonico in sala di registrazione. È un lavoro che mi rende fiero. Quindi tornando alla domanda, provo piacere e soddisfazione.

- C’è qualcosa che cambieresti dell’album Linea di Confine?

No, non cambierei assolutamente nulla.

- Stai già iniziando a lavorare ad un altro disco?

Sì, ho iniziato durante la quarantena. Proprio mentre concludevo il primo lavoro è tornata a farsi sentire forte l’esigenza di esprimermi. Mi rendo conto di aver scritto praticamente il secondo disco, ma di certo è prematuro parlarne. Facciamo crescere prima quello appena uscito, fra qualche anno se ne riparlerà.

- La tua musica in che direzione sta andando?

Verso la mia sicuramente. Dipenderà molto dal periodo in cui mi troverò. Sto facendo una ricerca attraverso vari ascolti, anche di generi che non mi appartengono, per prendere spunti e soprattutto per capire da che parte voglio andare. Ho già un’idea, una direzione, ora devo trovare il modo di concretizzarla.

- Non avverti mai la voglia di sperimentare, di andare oltre il tuo genere per metterti alla prova?

Di voglia di sperimentare ce n’è tanta. Devo capire anche io qual è il senso che devo dare al termine in questione. In realtà il vero significato di “sperimentare” credo che sia più che altro cercare e scavare il più possibile dentro di sé, nel profondo ed essere più vicini a se stessi.

- In un’altra intervista hai detto che non vuoi arrivare da nessuna parte, perche questo rappresenterebbe un punto di arrivo, una fine, mentre tu vuoi continuare a camminare. Ti chiedo quindi: dove ti trovi adesso?

Mi trovo esattamente dove voglio essere: ho superato la linea di confine, che per me è innanzitutto un concetto esistenziale. Mi trovo un passo in avanti rispetto a prima, sembra una cosa superficiale, ma ho compreso di essere dove voglio essere, con una punta di ambizione che mi spinge in avanti. L’arco è teso e io sono pronto a fungere da freccia.

- C’è una domanda che non ti hanno mai fatto a cui vorresti rispondere?

No, io penserei prima alla risposta e poi alla domanda. Quindi nel frattempo mi prenoto per un’altra intervista in cui mi farai una domanda che non hai mai posto a nessuno.

 

Intervista a cura di Roberta Capriglione

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