L’unione fa la forza e anche la determinazione ci mette del suo, l’avvocato Erich Grimaldi lo dimostra.
Tutto ha inizio con il diffondersi del virus. Arrivano le prime notizie dalla Cina e scienziati e medici insieme a tutta la popolazione si trovano a fronteggiare una “pericolosa” novità. E spesso il nuovo fa paura ma dopo i primissimi momenti di turbamento e angoscia si cerca di trovare sempre la strada migliore per proseguire e non lasciarsi abbattere.
È anche questo quello che l’avvocato Grimaldi ha provato a fare. Il suo merito è stato quello di riunire virtualmente coloro che avrebbero potuto realmente dare un contributo alla conoscenza del virus (o a ciò che di più vicino ci sia) e provare a creare un gruppo di confronto e aiuto tra professionisti e gente comune per sconfiggerlo.
Lo abbiamo sentito telefonicamente e con grande entusiasmo ci ha raccontato il percorso fatto fino a ora, con qualche ostacolo da superare ma pieno di soddisfazioni. Nel mese di Aprile, nel pieno della pandemia, ha fondato un gruppo Facebook dal nome “terapia domiciliare covid 19 in ogni regione” (ad oggi conta oltre 52000 mila membri). Qui si tenevano dirette live per permettere ai medici dei vari territori di confrontarsi, creare discussioni e semplicemente dialogare. Cosa che non avveniva in precedenza. Fulcro di queste live era “come curare a domicilio i malati di covid”. Come spiega dettagliatamente Grimaldi, “in Lombardia, ad esempio Brescia e Bergamo, in molti morivano attendendo a casa e assumendo esclusivamente tachipirina. In altre regioni invece, come in Emilia-Romagna e in Piemonte, veniva somministrata ai malati idrossiclorochina e azitromicina cosa che ha ridotto di molto la mortalità dei pazienti. I medici in questione per agire in questo modo però, sono usciti dai protocolli ministeriali”.
Viene da pensare che il lavoro di Grimaldi e dei medici da lui riuniti, venisse ostacolato. “Misi in collegamento i medici dei territori e il confronto aumentava sempre più. Seguivamo le indicazioni del protocollo AIFA del 17 marzo che approvava l’uso di idrossiclorochina e azitromicina” continua l'avvocato. Subito dopo, sappiamo bene, nacque un grande scandalo riguardo l’utilizzo di idrossiclorochina e il suo uso venne limitato di molto. Lo studio del The Lancet che lo demonizzava, non prendeva in considerazione, però, la somministrazione del farmaco in fase precoce e non ospedaliera. Come continua a raccontarci l’avvocato Grimaldi la terapia con idrossiclorochina è da considerarsi “casalinga, da effettuare nei primi cinque giorni di malattia e non quando ormai il decorso è avanzato e il paziente è compromesso”.
Ma il gruppo di terapia domiciliare non si lascia abbattere. In totale furono 140 i medici messi insieme da Erich Grimaldi che presentarono un’istanza di accesso agli atti dell’AIFA per comprendere il motivo della sospensione della sperimentazione con idrossiclorochina. Dopo nove mesi, a dicembre, è stata riabilitata la possibilità di prescrivere “off-label”, e quindi con un uso diverso rispetto a quello consigliato e consentito dai documenti ministeriali, il farmaco in questione. Ciò lascia ai medici la libertà di indicare l’uso di idrossiclorochina ai singoli casi, “in scienza e coscienza”.
Dalle parole di Grimaldi è chiara la sua volontà di continuare a battersi per sperimentare e soprattutto utilizzare delle cure efficienti nei primissimi giorni di insorgenza dei sintomi e non oltre (come descritto in molti studi che disprezzano questo tipo di trattamenti). In piena estate, nel gruppo dell’avvocato Grimaldi entrano anche persone positive al virus e sintomatiche. Pazienti abbandonati dalle Asl territoriali di competenza al loro destino. A questo punto il gruppo si è organizzato in sezioni per permettere una migliore assistenza ai malati che chiedono informazioni e cercano una soluzione per star meglio. Nascono così la sezione dei farmacisti, degli psicologi e psicoterapeuti, dei dietologi, nutrizionisti e dietisti. Tutti uniti in un unico gruppo di supporto, “ognuno da il proprio contributo all’emergenza gratuitamente per supportare i cittadini abbandonati dai loro territori” afferma Grimaldi, che organizza e crea un comitato di scopo per l’utilizzo delle cure domiciliari costituito da medici e cittadini già iscritti al gruppo di cure domiciliari.
La lotta, capeggiata da Grimaldi e avvalorata da specialisti e malati, continua. “Le note USCA, Unità Speciali di Continuità Assistenziale, dovevano essere istituite entro 10 giorni a partire dal 9 marzo 2020 e dovevano essere una per ogni 50.000 abitanti in tutte le regioni. Siamo a gennaio 2021 ma non ci sono ancora le possibilità per rafforzare i territori. Ecco perché ho inviato diffide a diverse Regioni” accusa.
In conclusione, i medici hanno creato un vero e proprio schema terapeutico domiciliare, condiviso, a gennaio 2021, anche da Harvey Risch e Peter A. McCullough di Yale e Dallas. Da un gruppo Facebook e dalla collaborazione di tutti, si è giunti lontano. La condivisione e il confronto sono stati fondamentali per proseguire con questo importante progetto. Grazie all’unione dei professionisti che volontariamente hanno deciso di mettere in campo le loro conoscenze si sono evitate molte ospedalizzazioni. Ma le accuse più forti di Grimaldi vengono mosse contro la mancanza di schemi per curare i pazienti a casa, per evitare l’affollamento degli ospedali ed evitare ai malati di peggiorare le proprie condizioni di salute. Una degna battaglia che aspira a farsi sempre più forte.