Niente. Non è successo assolutamente niente. Viaggiare è sempre molto semplice, l’importante è rispettare le classiche norme, distanziamento, mascherina e lavarsi le mani frequentemente.
Nel dettaglio la storia è questa. Mercoledì pomeriggio, dal profondo sud dell’Abruzzo, regione rossa (che di più non si può visto che le ultime notizie ci danno come unici superstiti del vermiglio marchio attribuito dal DPCM) ci siamo recati alla stazione più vicina e abbiamo fatto un biglietto per Ancona, Marche. Regione dei vincisgrassi e dell’“arancione”.
Alla stazione di Vasto, prima di raggiungere i binari, ci è stata misurata la temperatura. In attesa del treno c’erano altre 4/5 persone e una volta a bordo il treno era più o meno pieno nella sua metà. Prima di arrivare nel capoluogo marchigiano, c’è stata una sosta a Pescara per effettuare un cambio e quindi, siamo scesi a Pescara Centrale e atteso qualche minuto. Nei locali della stazione non c’erano moltissime persone, bar e librerie chiusi completamente. Una sola edicola aperta. Nessuno a controllare temperatura o autodichiarazioni di sorta.
Arriva l’intercity. Saliamo a bordo e prendiamo i nostri posti numerati sulla carrozza semideserta, come tutto il convoglio del resto. Dopo un’oretta e mezza arriviamo nelle Marche e qui ci sembra di essere sbarcati in un altro mondo. Strade trafficate, gente a passeggio e mascherine sotto il naso. Nessuno ci ha chiesto niente, abbiamo raggiunto il nostro B&B con la massima tranquillità, facendo lo slaloom tra la gente che affollava i marciapiedi abbelliti per Natale. Per la cena abbiamo ritirato del cibo d’asporto e siamo stati anche in un supermercato per prendere qualcosa da bere. Anche qui tantissimi clienti.
Il giorno successivo la forte pioggia non ci ha permesso di girare molto, ma sempre per questioni legate al cibo, ci siamo recati in alcune pizzerie e bar per ritirare l’asporto. Anche in zona arancione infatti, i locali sono chiusi ma possono vendere cibo d’asporto o effettuare consegne a domicilio. Su alcune strade effettivamente c’era poca gente ma in attesa dei mezzi pubblici, ad esempio, c’erano molte persone, assembrate. La situazione ci è sembrata molto diversa da quella vissuta a Pescara.
Oggi è arrivato il momento di tornare in Abruzzo. Ci incamminiamo verso la stazione di Ancona. Facciamo il biglietto e dritti verso il treno. Nessuno ci misura la temperatura ma a quanto pare, prima della porta di ingresso ai binari, ci sono i sensori che rilevano la temperatura che un’addetta controlla dal suo monitor. A debita distanza, meglio così. Nel treno il viaggio prosegue senza intoppi con un riempimento del circa il 50%.
I due giorni nella regione arancione sono terminati. Sono passati in fretta e ci è parso di vivere in una realtà parallela. La nostra sola osservazione ovviamente non fa statistica ma sono state molte le persone incrociate senza mascherina (o anche portata male) e assembrate. Ci siamo chiesti “ma qui il covid è arrivato?”.
In conclusione, viaggiare è stato estremamente semplice, anche in zona rossa. Ovviamente per un paese democratico che deve far rispettare un DPCM, non ci aspettavamo controlli da Corea del Nord. Ci aspettavamo però, più responsabilità da parte di tutti e forse sì, a pensarci bene qualche verifica in più nei punti di snodo principali, come sono le stazioni di Ancona e Pescara sì, forse quello ce lo saremmo aspettati.