Un sondaggio sull’”atto più grave” compiuto finora dal presidente della Repubblica, che “si comporta come se fosse il capo assoluto del governo” e “ha accettato il suo secondo mandato proprio a condizione di poter gestire col pugno di ferro i vertici delle istituzioni, Parlamento incluso”. Una consultazione online con quattro opzioni accompagnato dall’hashtag #Napolitanodimettiti. Lo propongono i parlamentari del Movimento 5 Stelle che scrivono sul blog di Beppe Grillo: “Secondo voi, qual è stato l’atto più grave che ha compiuto il Presidente Napolitano, quello che non potete perdonare e per il quale vorreste che si dimettesse? Partecipate al nostro sondaggio”. Il sondaggio sul Capo dello Stato arriva all’indomani delle dichiarazioni di Giorgio Sorial, deputato M5S, che lo ha chiamato “boia” e lo ha accusato di avallare “una serie di azioni per cucire la bocca all’opposizione e tagliarci la testa. Ha messo una tagliola sulle opposizioni”.
“Napolitano – proseguono i parlamentari 5 Stelle sul blog di Grillo – non è esente da errori, anche gravissimi, che inficiano la credibilità e la fiducia dei cittadini. Errori che non possono essere consentiti, in particolare quando rappresentano sudditanza a poteri stranieri, pesanti ingerenze sul governo, occultamento fonti giudiziarie”. Lo scrivono i parlamentari M5S sul blog di Grillo.
Quattro le opzioni tra cui gli elettori online possono scegliere. La prima è “il fallimento del SUO Governo delle “larghe intese”, poi diventate “strette”, ed infine decimato dalle dimissioni di ministri inadeguati”. Segue “la distruzione delle intercettazioni tra lui e Nicola Mancino nell’ambito della cosiddetta trattativa Stato-Mafia“, che costituisce “un atto gravissimo, un’offesa alla trasparenza, tanto più se coinvolge il garante supremo delle istituzioni”. Poi “il suo silenzio quando nel 1997, da Ministro degli Interni, le dichiarazioni di Carmine Schiavone sul disastro criminale e ambientale della Terra dei Fuochi vennero secretate, e lui non fece nulla pur sapendo tutto”. Infine “la sua responsabilità in questa marcia forzata, condotta al ritmo dell’austerity, verso gli Stati Uniti d’Europa, nel nome della religione delle banche e della spoliazione dei diritti politici di mezzo miliardo di cittadini europei”.
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