Vivere di scommesse: come diventare un bettor professionista

20/05/2016
Attualità
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Lavorare, in maniera professionale, nel settore delle scommesse è possibile. Certo non è facile diventare uno scommettitore professionista, ma con le dritte giuste si può quantomeno provare a vivere grazie alla propria passione in un ambito che ormai da diverso tempo vede un importante incremento di appassionati e possibilità.

Il settore delle scommesse è infatti cresciuto molto negli ultimi anni, non solo in termini di numeri ma anche di offerta. Infatti, i più grandi operatori sportivi rilanciano spesso con nuove promozioni e bonus per battere la concorrenza offrendo un servizio migliore e sempre più vantaggioso ai clienti.

Vediamo come alcuni scommettitori siano riusciti a far salire le probabilità a loro favore e a centrare gli obiettivi prefissati. Come in tutte le professioni, ci sono una serie di qualità che devono essere affinate e metodologia da applicare.

Le peculiarità che si possono riscontrare tra gli scommettitori professionisti in Italia, che si calcola essere circa 25mila, ruotano attorno ad alcune abilità, a volte innate altre volte da allenare strada facendo. La prima è la razionalità: saper gestire le proprie emozioni per agire con obiettività è fondamentale, tanto nei momenti positivi quanto in quelli negativi. Difficilmente, infatti, uno scommettitore professionista forza le giocate, sperando nel classico colpo di fortuna oppure abbandona il proprio metodo costruito, giorno dopo giorno, con molta fatica e retta attitudine.

Un’altra caratteristica facile da riscontrare in uno scommettitore professionista è la consapevolezza dei rischi. Non è certo un lavoro come gli altri: ci sono molte incognite e sorprese che bisogna saper gestire, tenendo un atteggiamento improntato alla lungimiranza, perché non è mai la singola giocata a fare la differenza. Il percorso va sempre valutato almeno sul medio (se non sul lungo) periodo, evitando di prendere decisioni in preda a momenti di altalena psicologica. Infine, bisogna essere dei bravi manager di se stessi: avere sempre chiaro il quadro delle entrate e delle uscite, quando si può provare ad accelerare e quando non andare oltre.

Nella vita, per restare sempre concentrati, bisogna crearsi una routine e attuarla con disciplina. Anche nel gioco, dunque, mai perdere di vista la propria strategia, anzi, bisogna renderla costante e modificarla il meno possibile. Se necessario, i correttivi non devono essere basati su delle sensazioni ma devono passare al vaglio, freddo ma impassibile, dei numeri: vincite contro perdite. Così fanno i più grandi al mondo e su questo fronte, per ridurre i rischi, è bene fissare un numero massimo di giocate da fare al giorno investendo una quota non troppo elevata del proprio bankroll, il 5 per cento per iniziare, da fare ruotare su due o tre eventi. Quelli, cioè, su cui siamo in grado di fare i dovuti approfondimenti valutando le statistiche, è inutile puntare su decine di eventi. Il perché ce lo spiega la matematica: più eventi equivalgono a un maggiore rischio d’insuccesso, invece meno eventi corrispondono a un minor rischio.

Ecco spiegato come mai una parte significativa di scommettitori professionisti lavora su eventi singoli. Le multiple aumentano i rischi di sconfitta: ci si può arrivare, ovviamente, ma almeno dopo un po’ di rodaggio, trascorso a studiare i vari value bet, in modo da saper valutare con una singola occhiata la reale convenienza di ogni quota.

Oltre alle quote, bisogna saper riconoscere il proprio punto di break, o di tilt, vale a dire la soglia oltre il quale fermarsi, far calmare le acque per qualche ora o staccare la spina per un paio di giorni. Si potrà poi ricominciare a mente fredda, riposati e rilassati. Così si diventa dei veri bettor professionisti.

Una volta capito questi concetti fondamentali si può intraprendere questa carriera, magari abbinando il tutto alle proprie passioni, come il calcio, il basket o l’ippica, per sfruttare le buone occasioni che ricorrono di tanto in tanto.

Un piccolo decalogo da tenere sempre in considerazione può essere questo:

  1. Fissare il proprio budget di partenza. Non bisogna partire mettendo sul piatto una somma che non si è in grado di sostenere. Meglio fare piccoli passi studiati e calibrati, cercando di garantire una sostenibilità che vada sul medio periodo.
  2. Valutare, soprattutto all’inizio, se vale la pena seguire dei programmi specializzati, che propongono pronostici razionali sulle varie scommesse, prediligendo quelli con una probabilità maggiore di realizzo anche a fronte di una quota iniziale poco vantaggiosa.
  3. Una volta iniziato, rispettare rigorosamente le regole e il metodo che ci si è dati mettendo un tetto massimo d’investimento, sia giornaliero che settimanale, oltre il quale proprio non andare.
  4. Tenere un registro, preciso e aggiornato, con indicate tutte le entrate e le uscite. Un vero bettor pro vuole sempre avere il quadro della situazione sotto controllo.
  5. Giocare su più piani, valutando la possibilità di muoversi tra diversi bookmaker, magari sfruttando i loro bonus di benvenuto e promozioni periodiche. Ciò aiuterà a gestire le proprie risorse con maggiore fiducia e meno rischi.
  6. Restare sul pezzo: non farsi, quindi, trascinare dalle emozioni del momento e dai “ho sentito che…”. Professionalità vuol dire anche prendersi le proprie responsabilità e verificare, di volta in volta, quale sia stata la strategia migliore.
  7. Restare lucidi: non ci si deve abbattere ai primi risultati negativi, né tanto meno esaltarsi dopo i primi successi. Quello che conta, alla fine, è il loro bilanciamento.
  8. Iniziare con poco: meglio piccole vincite, che in caso negativo possono diventare piccole perdite, piuttosto che rischiare tutto in una o poche soluzioni. Ci sarà modo di rifarsi, ma bisogna pensarci a tempo debito.
  9. Definire il proprio metodo di lavoro: orari dedicati alla professione, un ambiente confortevole e poche distrazioni.
  10. Infine, non dimenticare mai che l’intuito fa la sua parte: essere razionali è doveroso, ma diventare ripetitivi è un rischio che non si deve mai correre.

Ora che conosci il decalogo per diventare un bettor professionista, c’è un ultimo passaggio da fare, serve un’infarinatura di money management: strumento fondamentale usato ogni giorno da chi investe in Borsa. Come per ogni mezzo di gestioni fondi: l’obiettivo è quello di ottimizzare i guadagni riducendo rischi e perdite. Il numero magico in questo caso è il 2%, questo è il limite massimo della cosiddetta resa: ossia il tasso di rischio che siamo disposti a prenderci. Sopra quella cifra, in un lasso di tempo di una o due settimane, è utile cercare di capire cosa non va nella nostra strategia.

Da qui bisogna partire per diventare un vero professionista. Non ci si improvvisa ma bisogna tenere la mente allenata ed essere sempre informati sui fatti. Alle prime grosse vincite il capitale va in parte messo nel monte scommesse, mentre il resto va accantonato per il futuro.

Non è molto diverso da quanto fa ogni buon padre di famiglia, solo così si potrà pensare di trasformare una passione in un vero lavoro. A pensarci bene, è proprio questa la più grande scommessa!

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