Secondo quanto riportato dai dati ISTAT, nel mese di marzo in tutta Italia i morti sono aumentati del 49.4 per cento rispetto allo stesso mese del 2019. In valori assoluti sono circa 25 mila persone in più e ufficialmente solo la metà risultano deceduti a causa del coronavirus.
I numeri sono da considerare per tutta la penisola ma andando ad analizzarli nello specifico ci si rende conto che questi sono aumentati quasi per la maggioranza al Nord. Solo nella città di Bergamo, il numero dei decessi è aumentato drammaticamente di quasi sei volte.
In Lombardia moltissime persone non hanno ricevuto il tampone prima di morire e altre sono decedute per cause indirette del Covid, come il sovraccarico del sistema sanitario. Per questo, solo la metà sono state considerate ufficialmente morti per colpa dell’epidemia.
I dati fanno parte del primo rapporto pubblicato dall’ISTAT sull’andamento dei decessi in 6866 comuni italiani nel primo trimestre del 2020 e verrà pubblicato nelle prossime settimane.
L’ISTAT riporta che «l’analisi di tutte le cause di morte del 2020 consentirà di valutare quanto l’eccesso di mortalità osservata nel 2020 sia attribuibile anche ai decessi di persone non sottoposte al test ma certificate dai medici sulla base di una diagnosi clinica di Covid-19 (che al momento non sono conteggiate nella sorveglianza) e quanto agli effetti indiretti correlati o non all’epidemia».
Sostanzialmente osservando questi dati ci si rende conto di quanto l’epidemia sia stata grave, come preannunciato da medici e scienziati, molto più di quello che traspare dai dati ufficiali. Le province maggiormente colpite riportano un incremento percentuale a tre cifre: a Bergamo l’aumento della mortalità è stato del 568 per cento, a Cremona del 391 per cento, a Lodi del 371 per cento, Brescia del 291 per cento, a Piacenza del 264 per cento, a Parma del 208 per cento, a Lecco del 174 per cento, a Pavia del 133 per cento, a Mantova del 122 per cento, mentre nella provincia di Pesaro e Urbino l’aumento è stato del 120 per cento.
Dunque, ad eccezione di Pesaro e Urbino, le province più segnate sono quelle del Nord. Al Sud e al Centro la percentuale di decessi registrata tra gennaio e marzo sembra essere, addirittura, in calo rispetto al 2019 poiché quest’inverno l’influenza è stata leggera e ha causato meno morti del solito. Solo nella capitale, la mortalità tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo è scesa del 9,4 per cento, a Napoli dello 0,9 per cento, a Palermo del 9,2 per cento.