Negli ultimi giorni è rimbalzata su molti giornali la notizia dell’aumento dei casi di coronavirus in seguito alle politiche meno drastiche intraprese dalla Germania. Infatti, il governo tedesco ha iniziato a riaprire i negozi fino a 800 metri quadrati di superficie (con un piano che garantisse misure igieniche e distanze tra i clienti), alcune scuole sono riaperte e il 4 maggio dovrebbero ricominciare a lavorare anche i parrucchieri, il divieto di eventi pubblici di grandi dimensioni e cerimonie religiose invece è stato esteso fino al 31 agosto.
In concomitanza con gli alleggerimenti sono stati pubblicati i dati sui contagi e il famoso R0 (il numero di riproduzione di base, il numero medio di nuovi contagi che genera una persona infetta) che sarebbe aumentato da 0.9 a 1. Quando R0 è inferiore a 1 significa che ogni infetto contagia in media meno di una persona ed è per questo che l’epidemia tende a rallentare. L’aumento tedesco, seppur minimo, di R0 ha sollevato le voci di molti italiani che hanno interpretato pericoloso riaprire tutto.
La verità è che non si può fare affidamento sui numeri in questo modo, e soprattutto c’è bisogno di competenze prima di tirare delle conclusioni degne di essere divulgate. Innanzitutto, prendere in considerazione il numero di riproduzione di base (R0) non basta per descrivere la situazione reale ma serve anche considerare altri fattori. In particolare, per capire se le misure funzionano serve tener presente il quadro generale, il numero di persone gravemente malate e la capacità degli ospedali e delle terapie intensive, come spiega anche il virologo Jonas Schmidt-Chanasit di Amburgo: «ciò che conta non è un valore una tantum di 1,1 ma se quella cifra venisse confermata in modo consecutivo anche nei giorni successivi. È la tendenza a lungo termine che conta davvero». E ancora: «Non ci sono stati cambiamenti drammatici per ora. Come ho detto: non dovremmo guardare solo al singolo giorno, ma alla tendenza, al riepilogo dei diversi valori su diversi giorni e se ci sarà un’inversione in termini di nuove infezioni, di numero di riproduzione di base o di carico sulle unità di terapia intensiva sarà necessario pensare se consentire un ulteriore allentamento o se annullare determinate misure».
Per osservare gli effetti dell’eliminazione delle restrizioni c’è bisogno di una lenta strategia e serve prestare molta attenzione ai dati e alla loro diffusione, è indispensabile la competenza per interpretarli. Come sempre l’infodemia e l’impetuoso passa parola favorito dai social, generano fake news.