Il 16 aprile le chiese ortodosse ricordano le vittime del massacro di Costantinopoli, perpetrato dalle autorità mussulmane nel 1821 contro la locale comunità cristiana. Non appena giunse a Costantinopoli, capitale del Sublime Stato Ottomano (noto anche come Impero Ottomano o Sublime Porta) la notizia che ribelli cristiani greci, al comando di Alessandro Ypsilanti avevano iniziato la guerra d'indipendenza e che le forze d'occupazione turche avevano subito rovesci in Moldavia, nelle città rumene di Iasi e Galati e che tutto il sud della Grecia era in rivolta, il Sultano Mahmud II ordinò al Gran Visir l'arresto degli esponenti del clero greco-ortodosso costantinopolitano, accusato di connivenza con i ribelli. La popolazione islamica, fomentata dai soldati del Sultano, assaltò chiese, negozi ed abitazioni della comunità cristiana abbandonandosi a rastrellamenti dei cristiani ed ad esecuzioni sommarie. Nonostante il Patriarca Gregorio V, per proteggere i cristiani romei (romani di lingua greca dell'Anatolia e non greci come erroneamente vengono definiti anche nei libri di storia) avesse scomunicato i ribelli durante la domenica delle palme il Sultano era furioso contro i cristiani, tanto che ordinò allo Skeykh ul-Islam (massima autorità dell'Islam sunnita dell'impero) l'emissione di una fatwa (sentenza) che autorizzava le truppe ottomane a sterminare tutti i cristiani di Costantinopoli. Se il massacro non fu completo si deve proprio allo Skeykh ul-Islam Aci Halil Efendi il quale, essendosi rifiutato di emettere detta Sentenza, fu per detta ragione sollevato dall'incarico, torturato e ucciso, raro esempio di islamico non fondamentalista che forse sarebbe stato inviso al potere politico anche nell'attuale Turchia islamista di Erdogan. Il massacro terminò con l'impiccagione del Patriarca ecumenico Gregorio V e la decapitazione del dragomanno (funzionario che teneva i rapporti tra il Patriarcato e il Sultano) Kostantinos Mourouzis. Non fu permesso ai cristiani di fare celebrare le esequie e seppellire il corpo del Patriarca che fu gettato, per spregio, nelle acque del Bosforo.
Mons. Filippo Ortenzi
Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana
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