Ci sono fatti che cambiano la storia ed i comportamenti degli uomini.
La segnano, l'attraversano e rimarcano con forza il passaggio da “un'era” all'altra. E' il caso ad esempio, in epoca moderna, dell'attentato alle Torri Gemelle dell' 11 Settembre 2001, dove all'indomani del disastro economico e sociale, all'elaborazione del lutto e alla ricostruzione del cuore pulsante della città di New York, l'America e gran parte del Mondo, cambiarono radicalmente abitudini e stili di vita, abbandonando per sempre vecchie consuetudini per proiettarsi verso nuove modalità comportamento e approcci al futuro, mai sperimentati prima di allora.
Così come fu negli USA, ormai a quasi 20 anni di distanza, è ipotizzabile pensare che gli effetti postumi del Coronavirus possano cambiare (ed il processo è già iniziato) parte degli aspetti sociali e degli stili di vita anche in Europa, una volta che la pandemia sarà terminata.
Come dopo l'11/9 infatti, dove alcune misure prese dal Governo statunitense in fase di emergenza sono in vigore ancora oggi, è possibile prevedere (per analogia) che le stesse dinamiche possano ripetersi nel vecchio continente ed in primis in Italia, dove da alcune settimane la quotidianità dei cittadini è completamente cambiata, tramite un processo lento e graduale.
Se in America l'evento traumatico e lo shock generale si condensò tutto in una giornata infatti, in Italia gli effetti derivanti dal Coronavirus sono diluiti nel tempo, spalmati in settimane di paura, angoscia collettiva e un'insopportabile incertezza su quando terminerà questa (a tutti gli effetti) guerra senza quartiere. Un 11 Settembre a rallentatore dunque, dove è possibile esaminare e sovrapporre, alcuni aspetti comuni ed analogie con i fatti made in USA, per capire eventuali similitudini o differenze nel modo di affrontare le criticità, messi in atto dai rispettivi Governi.
L'America rispose in modo immediato e repentino all'emergenza con lo stanziamento, nei mesi successivi, di ben 400 miliardi di dollari ripartiti nei settori nevralgici del paese come sicurezza, banche ed imprese del settore privato. Di questi denari messi in circolo, per dare un'idea, 40 miliardi servirono esclusivamente per rafforzare le misure di sicurezza negli aeroporti (valide ancora oggi) e scongiurare il ripetersi di nuovi attentati.
Oltre a queste misure strettamente inerenti la difesa, successivamente il Governo Federale stanziò dei fondi di copertura per progetti riguardanti la sicurezza interna Nazionale come ad esempio il Neighborhood Watch Program (1,9 milioni di dollari) e per le Forze Armate a livello generale in campo estero verso i teatri di guerra di Iraq e Afghanistan.
Oltre a queste misure, ci si concentrò anche sugli aspetti economici per “risollevare” la domanda interna e scongiurare così ulteriori crolli in borsa del Dow Jones, sugli aspetti psicologici dei traumi postumi agli attentati, sulla coscienza collettiva e il senso d'appartenenza patriottica dei singoli cittadini, tramite la sovvenzione di denaro pubblico per sostenere i programmi di recupero psicologici, terapeutici e psicosociali.
In Italia dopo i tentennamenti di inizio pandemia e la sottostima della pericolosità del Coronavirus, si è passati alla messa in atto, da parte del Governo, di una serie di misure restrittive per contenere i contagi. A colpi di DPCM, man mano che la situazione andava peggiorando, la risposta della politica è stata quella di tenere tutti in casa in quarantena precauzionale, per dare anche “respiro” (in via preventiva) al Sistema Sanitario Nazionale, già sovraccarico e martoriato dall'immane sforzo quotidiano di medici ed infermieri.
Le misure economiche, gli aiuti alle imprese, i sussidi spettanti al cittadino sono poi man mano apparsi in una serie di Decreti (tuttora in divenire) e di non facile interpretazione visto il periodo di panico e ansia generalizzata. Conte ha parlato per ora di 4,3 miliardi di euro di stanziamenti, mentre i 25 chiesti a Bruxelles, restano ancora da definire nei tempi e nei modi. In termini strettamente politici poi, la situazione italiana risente (al contrario degli USA) dell'impossibilità di disporre di moneta sovrana e di poter elargire fondi Statali a deficit nei settori strategici del paese, determinando ad un mese circa dall'inizio dell'emergenza, la stagnazione nell'assoluta incertezza riguardo gli aiuti di stato ai cittadini, per ora solo proclamati a parole dal Premer Conte, ma non ancora elargiti.
E' cronaca di questi ultimi giorni ad esempio, la crisi degli stati membri Europei ed il braccio di ferro tra paesi del Nord e quelli mediterranei. Gli aiuti più volte invocati dall'Italia tardano infatti ad arrivare e comunque (visti i trattati) saranno sottoposti alle severissime regole degli standard europei. Tra cui l'ipotesi (da scongiurare) di accedere ai prestiti del Fondo salva Stati (MES) che in un'Italia fiaccata dal lutto e dalla crisi economica, non solo non aiuteranno, ma tendenzialmente mineranno il futuro del Sistema Nazione visti gli interessi che andranno ripagati nel corso degli anni, pressoché impossibili da restituire, vista la gravissima crisi del mercato del lavoro e della domanda interna.
Due modi di reagire diversi dunque, figli dei rispettivi sistemi politici, culturali e di approcci all'emergenza sicuramente differenti. Se in America le risposte arrivarono in modo repentino e comunque ci vollero degli anni per rialzarsi, non è difficile immaginare quanto tempo ci impiegherà il Bel Paese per rimettersi in piedi completamente e se questo mai succederà del tutto, vista la macchinosità del sistema burocratico e la scarsa snellezza operativa delle misure in aiuto verso le categorie produttive e non solo.
In un'Europa divisa da interessi diversi dei Paesi membri, vengono infatti sempre più a galla i limiti politici e gli scontri di forza che la moneta comune ha creato, facendo perdere in parte (o del tutto) gli aspetti primari per cui la stessa Unione Europea venne costruita e auspicata.
Un baratro da scongiurare questo, ma che purtroppo trova spazio nelle “uscite infelici” di alcuni esponenti di spicco come ad esempio Christine Lagarde (Presidente della Banca centrale europea) che per ora quanto ad empatia e spirito comunitario lasciano sicuramente a desiderare, tradendo in parte il vero spirito di collaborazione e aiuto tra Stati Membri fondante la narrazione decennale di un'Europa coesa.
Così come la miopia politica (rispetto agli USA) di non mandare da subito segnali forti, chiari e di incoraggiamento, ai propri cittadini. I veri presupposti per una ripartenza, così come lo fu quella a stelle e strisce, che in scala minore, poteva da questo punto di vista essere emulata anche in Italia dalle cariche politiche ai vari livelli.
Verso lo Stato infatti, gli italiani percepiscono (al momento) solamente doveri, regole e restrizioni a cui attenersi, poca fiducia nel domani ed un Governo tiepido nel difendere i loro interessi in campo Internazionale, che arriva nelle case come l'impossibilità pratica di potersi rialzare e breve.
Differenza non da poco questa, che in chiave emotiva traccia il solco forse più grande tra i due modi di operare e comunicare dei due Paesi e dei loro rappresentanti. Mettendone in luce le differenti visioni sul piano politico internazionale, le effettive differenze operative, ed i limiti di sovranità che l'Italia patisce rispetto all'interventismo senza se e senza ma made in USA.