La nostra realtà è fatta di luci e di ombre e non sempre c’è dato scegliere il lato luminoso

Carmen Cassero
05/03/2020
Attualità
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Avete presente quello stato di torpore che abbiamo la mattina quando gli occhi iniziano con molta calma ad aprirsi?

La prima cosa che facciamo ancora con gli occhi socchiusi è capire dove siamo, ascoltare i rumori che arrivano da fuori, la raccolta dei rifiuti, la pulizia delle strade, lo scarico delle merci, e poi il rumore della natura se c’è vento, oppure quello delle ruote delle macchine e degli autobus quando c’è pioggia o neve. Mentre raccogliamo tutte queste informazioni e il gatto ci viene a fare le fusa ci tiriamo più su il piumone, ci stiriamo e con le mani ci tocchiamo il viso e gli occhi per districare le ciglia. Quindi a malavoglia usciamo dal nostro guscio e cacciamo i piedini per infilarli nelle ciabattine che ci hanno aspettato lì tutta la notte.

Questa liturgia del buon risveglio che ci fa sentire ovattati, quasi persi, secondo noi dura tanto anzi troppo.Ci sentiamo l’ombra di noi stessi e nemmeno il gatto con le fusa ci dà coraggio eppure, vi deluderò, ma dura, secondo gli studi effettuati dai medici, esattamente tre minuti.

Questo si ripete ogni mattina tranne la domenica e i festivi quando potresti oziare e invece ti svegli prima del solito e con le ciglia già inamidate.

Fin qui tutto bene ma, purtroppo, la fossa del leone si apre spesso quando, dopo i tre minuti, usciamo dal nostro guscio e cacciamo i piedini per infilarli nelle ciabattine.

Perché? Semplice. Io mi sono annoiata di partire ogni giorno per la guerra. Può sembrare strano ma è proprio così.

In linea di massima tutti sappiamo cosa ci aspetta, una giornata lavoro, appuntamenti, scuola, spesa, palestra, marito, figli, gattone, volontariato, etc

Ma non è tutto, devi sempre rimanere con il sorriso anche quando non vuoi. Quando devi cucinare, è necessario fare l’appello per sapere cosa gradiscono e a volte poco prima di sederti a tavola ancora resti sospesa in attesa della risposta con i crampi allo stomaco per il nervoso. Meno male che c’è il gatto almeno lui ha le idee chiare e ti fa le fusa in attesa che arrivi colei/lui che ti urla a muso duro ”ti avevo forse detto di farmi questo?”

Se esprimi un’opinione, è sbagliata a prescindere,il contraddittorio è fatto con tono alto e aggressivo tanto si sa che i figli sono “omniscienti”.

Se parli con un’amica, mettono il broncio perché si annoiano e dopo averti chiesto chi è e tu con calma se hanno “salutato” ti sei profusa in spiegazioni ti arriva la risposta: io non la conosco non m’interessa e poi perché ti salutano tutti? Conosci troppe persone e a me non va di sentirli……. Evita!

Per gli studi e tutto quello che cerchi di consigliare o quando cerchi di chiedere aiuto per qualsiasi cosa, provochi solo ruggiti come quelli del leone della Metro Goldwyn Mayer.

Se per caso dovessi avere un “mal di testa” l’unico che se ne accorge, è il mio gattone che mi sta vicino, gli altri, dopo che per caso se ne sono accorti, dimostrano solo fastidio perché sanno che devono rimboccarsi le maniche o non succede nulla lasciando il caos. C’è anche la terza scelta già quotidiana, rimanere a letto con le cuffie aspettando che passi il pericolo.

Lo stato di tutto ciò non cambia nonostante la nostra buona volontà a provare ogni volta con metodi diversi.

L’assoluto che ci rimane è solo la somatizzazione del nervosismo che ci aggredisce e la consapevolezza della nostra inadeguatezza.

Cresce sempre più la voglia irrefrenabile di scappare. Molto spesso mi faccio coraggio con l’ottimismo buono di Pollyanna una storia tutta da soppesare ma è difficile, molto difficile!

Nel 1960 negli Stati Uniti D’America fu prodotto il film Pollyanna diretto da David Swift con l’attrice Hayley  Mills che ricevette nel1961 l’ultimo l’Oscar giovanile.

Pollyanna, figlia dodicenne di una coppia di missionari rimasta orfana, è mandata da sua zia Polly, una donna molto severa che vive da sola in America nella cittadina di Harrington.

Dopo poco il suo arrivo Pollyanna oltre ad essere molto affezionata alla zia, riesce a farsi voler  bene da tutti gli abitanti del pase.

Conosce il dottor Chilton, il medico che anni prima era stato fidanzato con sua zia, che è alla ricerca del motivo per cui, Polly si è rinchiusa in sé stessa.

Nei giorni successivi fa anche amicizia con Jimmy Bean, un bambino che vive nell'orfanotrofio del paese.

Conosce la signora Snow, che crede di avere molte malattie e che presto sarà la fine per lei, e passa il tempo a scegliersi la bara, le maniglie, il velo e tutti gli accessori per il momento ma per farle tornare la voglia di vivere le dice che le sue sono solo manie, e che è una persona sana.

Anche il parroco grazie all'aiuto di Pollyanna, annuncia la domenica in chiesa che i loro incontri religiosi saranno più sereni e tranquilli .

Pollyanna racconta al parroco che in missione arrivava della roba con la quale loro cercavamo di aiutare tutti come potevano e che il papà aveva chiesto per lei una bambola, ma arrivarono due stampelle.

Pollyanna ci rimase molto male e allora il papà con lei fece il gioco della felicità che consisteva nel trovare il lato positivo di quella spedizione: a lei non servivano.

Un brutto giorno però, Pollyanna tornando da una fiera, cade da un albero e si ferisce gravemente.

Saputa la notizia tutti i cittadini vanno a casa per mostrare la loro riconoscenza nei suoi confronti; perché poi lei partirà insieme alla zia e al dottore per Baltimora dove tenteranno di guarirla con operazioni molto difficili.

La piccola non esita a mettere in pratica “il gioco” che le ha insegnato il padre tanto che diventerà la filosofia della sua vita e può essere anche della nostra, infatti, così riusciamo sempre ad affrontare e risolvere qualsiasi situazione con l’ottimismo e determinazione.

Anche gli aspetti negativi sono dirottati sul lato positivo per avere un ricordo meno doloroso.

Io ci provo per andare avanti in modo meno doloroso ma spesso il girone infernale mi risucchia di nuovo nella quotidianità, e a voi come va?

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