Si è svolto nella giornata di ieri l'incontro con la nota traduttrice prof.ssa Maria Teresa Orsi e gli studenti del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell'Università degli Studi di Catania, presso il Monastero dei Benedettini di San Nicolò l'Arena. Durante la conferenza oltre il professore emerito di lingua e letteratura giapponese dell'Università di Roma “La Sapienza” e socio dell’Accademia Nazionale dei Lincei, erano presenti il prof. Paolo La Marca e il prof. Paolo Villani entrambi docenti di lingua giapponese dell’Università di Catania, e la dott.ssa Nobuko Izawa, docente di lettorato giapponese.
La prof.ssa Orsi è conosciuta sopratutto per aver tradotto per la prima volta dal giapponese antico “La storia di Genji” di Murasaki Shikibu. Considerato uno dei capolavori della letteratura giapponese, è stato scritto all'inizio dell'anno Mille, durante l'epoca Heian, dalla dama di corte imperiale Murasaki Shikibu. Un volume colossale di circa 1.400 pagine, racconta la vita e gli amori di Genji, in un mondo affascinante e impalpabile dell'antico Giappone. Un'opera classica che per la letteratura giapponese ha lo stesso valore della Divina Commedia di Dante Alighieri. Il Genji monogatari dove il secondo termine vuol dire semplicemente racconto, segna l'introduzione della scrittura giapponese.
Attraverso i 54 capitoli del romanzo, Maria Teresa Orsi, ci fa conoscere la vita nobile e avventurosa di Genji lo Splendente, appellativo dato per la sua bellezza e brillantezza d'ingegno. Una sfida per la famosa traduttrice durata dieci anni, prima di poter pubblicare l'opera nella lingua italiana. Durante la conferenza tenutasi nell'Auditorium “Giancarlo De Carlo”, la prof.ssa Orsi, ci spiega: “Un particolare del Genji è che nessuno dei personaggi viene chiamato per nome. Nel romanzo vengono indicati i personaggi in base al titolo o al rango nella gerarchia di corte: Gran Ministro della Destra, Primo o Secondo Comandante della Guardia. Alle donne viene affidato il nome di servizio o del luogo dove risiedono: Dama di Quinto Rango, Seconda Dama delle Stanze Interne o Dama del Padiglione del Glicine. Non solo, le donne possono aggiungere anche il titolo aristocratico acquisito dal padre o dal marito.
All'epoca indicare una persona col nome era scortese o di cattivo augurio. Infatti, notiamo che all'inizio del libro, Genji viene chiamato “piccolo principe”, e solo quando l'imperatore decide di escluderlo per il momento dalla successione imperiale, gli da il nome di Genji. Nelle pagine dell'opera troviamo molti casi di infedeltà, considerato un atto normale in quel contesto dove, ai vertici della corte, era ammessa la poligamia. I rapporti amorosi che venivano consumati con diverse donne, facevano parte della cultura aristocratica”. Prima della pubblicazione di Maria Teresa Orsi, in Italia l'unica testimonianza presente era la traduzione di Adriana Motti sulla versione inglese di Arthur Waley.