Aurela Perhati, di origini albanesi, la presunta omicida dell italiano Massimo Garitta, 53 anni, trovato morto in un campo alla periferia di Ovada (Alessandria), nel pomeriggio di Capodanno. L'ha ucciso investendolo con la sua utilitaria dopo un breve tragitto sull'auto insieme, dal centro della città alessandrina alla periferia.
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La ragazza è stata fermata dai carabinieri: dopo un lungo interrogatorio avrebbe confessato di avere investito la vittima, ma non la volontà di ucciderla. Un gesto dettato dall'ira, probabilmente per un'offesa ricevuta durante una lite, secondo la prima ricostruzione. Ma il movente resta ancora tutto da definire, hanno spiegato gli inquirenti nella conferenza stampa di oggi pomeriggio, dove erano presenti il comandante provinciale di Alessandria dell'Arma e il procuratore di Alessandria. Alcuni testimoni avevano visto la coppia sull'auto, una Ypsilon di colore scuro, nel centro di Ovada, nel primo pomeriggio di martedì scorso. Poco dopo il corpo di Garitta, 53 anni, disoccupato, seguito dai servizi di igiene mentale e da un assistente di sostegno, è stato scoperto in un campo lungo la strada provinciale verso la Liguria, con le tracce di un investimento e i segni delle ruote di un'auto marcate tutt'attorno. A notare il cadavere era stato un passeggero di un treno regionale Genova-Acqui Terme. Aurela Perhati vive con i genitori, in Italia da 22 anni, e una sorella più giovane a Ovada. Fino a poco tempo fa lavorava come commessa, era in cerca di un'altra occupazione.
I carabinieri del Nucleo Investigativo di Alessandria e della compagnia di Acqui Terme, che hanno condotto le indagini coordinate dalla Procura di Alessandria, sono risaliti a lei grazie alle immagini delle telecamere di sorveglianza e alle testimonianze raccolte. Ma l'elemento decisivo è stato il marchio di fabbrica della marmitta della Ypsilon della giovane donna, rimasto impresso sul giaccone della vittima. Numeri, lettere e logo ben distinguibili di una marmitta su diversi modelli del marchio Fca. L'incrocio di questi dati tecnici e dei frame dei filmati delle telecamere con le testimonianze di due ovadesi hanno portato gli investigatori a restringere via via il campo fino all'individuazione della sospettata. Il provvedimento di fermo è scattato questa mattina dopo le ammissioni fatte dalle giovane.
Ultimo aggiornamento: 11:23