Domenica 11 novembre 2018, presso il Museo del Gusto del Bagno Borbonico di Pescara, un pomeriggio intenso con scrittori ed artisti nell’ambito del FLA, che ogni anno dona ai visitatori emozioni e conoscenze di scrittori poeti ed artisti di vario genere.
Il FLA Festival di Libri e Altrecose, XVI edizione, è un appuntamento atteso a cui partecipano circa 2000 persone con 150 ore di eventi e con uno scambio di esperienze letterarie e musicali numerose e notevoli. Quest’anno tra i tanti ospiti anche Mogol che ha raccontato di Lucio battisti e Cristoforetti astronauta
Sabato, Vittorina Castellano, in veste di scrittrice, e Biagio Di Carlo come musicista e cantautore, hanno fatto trascorrere ai convenuti un’ora densa di bellezza e di emozioni.
A presentare l’evento Nicoletta Di Gregorio, scrittrice e poetessa, nonché Presidente dell’associazione Eremo Dannunziano.
Il libro presentato per questa edizione del FLA è "Quali Ricordi" in cui Vittorina ha raccontato, utilizzando la narrazione e la poesia, ricordi di una vita trascorsa con gioia e malinconia pregna di tanto amore.
“Quali ricordi, -ha detto Nicoletta Di Gregorio, nel presentare sia l’autrice sia il libro, - è un libro che riguarda la poesia ed il racconto che si fondono ed il racconto supporta ciò che è il messaggio poetico. Amore per la natura, il ricordo delle cose passate che rivivono nel presente a mo’ di insegnamento. Ricordi che rivivono in un angolo di sé stessi in un mondo che va velocemente rispetto alla poesia e alla narrativa, è difficile guardare un fiore quando non c’è, come accade oggi nelle città. I ricordi di Vittorina sono il vissuto di una bambina che vive con i nonni e quanto ci sia di autobiografico è da verificare. Un racconto, in particolare, mi ha colpito: la sapienza tecnica per quanto riguarda la vigna. È vero che Vittorina viene da studi scientifici, ma tutto ciò che è scientifico non è altro che una riflessione organizzata scientificamente, ma non si può narrare della natura se non sia ha la sensibilità di farci incontrare con essa. Vittorina va alla ricerca dell’essere, ciò che è l’uomo e ciò che è il tempo all’interno del vissuto umano. Tutte le componenti del ricordo e la sensazione tangibile dello scorrere del tempo e del chiedersi che cosa sarà di noi porta alla riflessione dell’amore sull’uomo e sulla natura. Dal primo racconto si vede come, questa bimba, cresciuta dai nonni prima di frequentare la scuola, aveva un sapere innato e ricorda. Vive nel presente con ricordi che non sono mai distanti dall’autore mente scrive e dal narrante mentre narra. Emozioni di una bimba di 7 anni che vive la natura con la consapevolezza di viverla. Racconti struggenti, l’amore per la bellezza di coniugare natura e bellezza per creare poesia e narrativa e dell’arte, come nell’ultimo racconto quando parla della sfera di Giò Pomodoro. Racconti e poesie proiettate nell’oggi…Amore per un artista moderno che suscita emozione.
Partendo dal racconto iniziale la sua verve espressiva è molteplice e non privilegia una cosa rispetto all’altra, ma vuole creare una chiusura del cerchio che stabilisca un’armonia tra la scrittura letteraria e la narrativa”.
Vittorina Castellano ha letto alcune poesie pubblicate nel libro e Biagio Di Carlo, architetto e musicista le ha cantate accompagnato dalla sua chitarra.
Biagio Di Carlo in relazione a che cosa sia la canzone di autore e alla sua collaborazione con la poetessa, ha dichiarato:
“La nascita della canzone d’autore, in dialetto abruzzese, è una canzone che oltre ad usare il dialetto è anche il frutto di una creazione intellettuale colta e popolare. Tutto ciò risale ai tempi del Cenacolo Michettiano verso la fine dell’800, dove Michetti con D’Annunzio, Barbella tosti e De Cecco, aveva creato un circolo culturale di grande spessore ed interesse che ancora oggi suscita ammirazione ed è sovente ricordato con varie manifestazioni. La canzone di quel tempo era in costante parallelo con la canzone napoletana a cui si faceva continuamente riferimento. Il maestro ortonese Francesco Paolo Tosti, con il poeta compositore napoletano Salvatore Di Giacomo, contribuì non poco alla diffusione della canzone napoletana. Con “La Viulette” nel 1888Tosti scrive la sua prima canzone in dialetto abruzzese.”
Biagio di Carlo, nel musicare canzoni scritte da Vittorina Castellano in lingua dialettale abruzzese, mescola ritmi sud americani, quasi a voler continuare quanto progettato nel cenacolo Michettiano e, di fatto, fa nascere la nuova canzone d’autore in dialetto abruzzese.
Non bisogna dimenticare che la stessa Vittorina castellano porta avanti una rappresentazione teatrale dove lo scenario è fatto dai personaggi famosi del Cenacolo Michettiano.
Le poesie, scritte e lette da Vittorina Castellano, hanno mostrato tutta l’intensità e la bellezza di chi sa scrivere e narrare emozioni vissute che hanno la capacità di farle vivere anche a chi ascolta.