Crollo Genova, lettera di Autostrade a febbraio: "Ponte non sicuro"

La società era a conoscenza del rischio. Tra le ipotesi spunta bolla d'aria nel tirante

Nicola Di Santo
29/08/2018
Attualità
Condividi su:

Autostrade era ampiamente consapevole del rischio in cui versava il ponte Morandi, il cui crollo due settimane fa ha provocato la morte di 43 persone. E' quanto riportava in una lettera del 28 febbraio 2018 il direttore delle manutenzioni di Autostrade Michele Donferri Mitelli, nella quale si avvertiva il ministero e il provveditorato dei rischi per la sicurezza legati al ritardo nell'approvazione del rinforzo del ponte. Il documento è stato pubblicato dal settimanale l'Espresso.

Nella lettera si chiedeva di velocizzare l'iter per garantire "l'incremento di sicurezza necessario sul viadotto Polcevera". Non si sa, scrive L'Espresso, chi abbia ricevuto personalmente la lettera, poiché come destinatario è indicato soltanto l'ufficio. È noto che la Direzione generale del Mit per la vigilanza sulle concessionarie autostradali è diretta da Vincenzo Cinelli, nominato il 14 agosto 2017 su proposta del ministro Graziano Delrio e confermato dall'attuale ministro Danilo Toninelli. Mentre il capo del Provveditorato di Genova è l'architetto Roberto Ferrazza, scelto da Toninelli come presidente della commissione d'inchiesta del ministero e poi sostituito per "motivi di opportunita'".

La lettera di allarme del direttore di Autostrade è la seconda di cinque scritte al ministero tra il 6 febbraio e il 13 aprile 2018. In quella del 28 febbraio, il manager è esplicito. "Si fa riferimento a quanto in oggetto - scrive Michele Donferri Mitelli - alla nostra precedente corrispondenza e alle interlocuzioni intervenute presso il Comitato tecnico amministrativo del Provveditorato alla presenza del vostro funzionario Uit Genova nella seduta del 1.2.2018".

L'Espresso sottolinea che "finora si sapeva che gli uffici coinvolti fossero al corrente soltanto del degrado della struttura, a cominciare dai tiranti consumati dalla corrosione del venti per cento. Ma nessun documento dimostrava che ingegneri e funzionari fossero consapevoli del pericolo, che ogni giorno e ogni notte decine di migliaia di automobilisti e camionisti stavano correndo". La lettera dimostra, rileva il settimanale, che "il direttore della manutenzione di Autostrade il 28 febbraio 2018 è consapevole che bisogna fare in fretta perché, per il ponte Morandi sul torrente Polcevera, è necessario un incremento di sicurezza: che evidentemente manca. E non bisogna più perdere tempo. Ma nessuno si attiva per proteggere il viadotto e quanti continuano a passarci sopra, con prescrizioni come la limitazione del traffico pesante e la riduzione delle corsie di marcia. L'autorizzazione al progetto da parte della Direzione per la vigilanza che Michele Donferri Mitelli sollecita arrivera' soltanto a giugno".

Repubblica intanto rivela che potrebbe essere stata una bolla d'aria all'interno del tirante di calcestruzzo a far crollare il ponte, dopo aver corroso e arruginito i cavi di acciaio all'interno dello strallo. E' il primo scenario che consulenti della procura di Genova ipotizzano come una delle possibili cause del crollo. Le indagini dei magistrati si sono sin da subito orientate sul cedimento degli stralli, i tiranti di calcestruzzo. Inoltre, secondo le prime ricostruzioni, il lato che cede per primo è quello a sud. Una problematica riscontrata già negli anni '80, quando lo stesso ingegnere Riccardo Morandi, in uno studio commissionato da Autostrade, aveva sottolineato corrosioni più sul lato mare che su quello monti, riportando come la degradazione fosse "più rapida di quello che ci si potesse aspettare".

Leggi altre notizie su Notizie Nazionali
Condividi su: