Palermo, 2,2 milioni di risarcimento alla famiglia di Giuseppe Di Matteo

Il bambino fu rapito nel 1993 e ucciso e sciolto nell'acido dai boss mafiosi nel 1996

Nicola Di Santo
22/07/2018
Attualità
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Il tribunale civile di Palermo ha stabilito un risarcimento di 2,2 milioni di euro a Francesca Castellese e Nicola Di Matteo, rispettivamente madre e fratello di Giuseppe, il bambino rapito dalla mafia il 23 novembre 1993 per intimidire suo padre Santino, che aveva deciso di diventare collaboratore di giustizia, e ucciso nel 1996. 

Per il giudice Paoli Criscuoli - come scrive il Giornale di Sicilia - "è stata lesa la dignità della persona, il diritto del minore ad un ambiente sano, ad una famiglia, a uno sviluppo armonioso, in linea con le inclinazioni personali, ad un'istruzione. Beni ed interessi di primario rilievo costituzionale che, pertanto, trovano diretta tutela, anche risarcitoria".

Il risarcimento è stato addebitato al boss di Brancaccio Giuseppe Graviano, a Benedetto Capizzi, Cristoforo Cannella, Francesco Giuliano, Luigi Giacalone e al pentito Gaspare Spatuzza, tutti condannati per l'omicidio del bambino. Non disponendo di beni, poiché tutti sequestrati, i boss non potranno pagare: il denaro sarà perciò attinto dal fondo speciale dello Stato per le vittime di mafia.

Già 400 mila euro sono stati versati come provvisionale ai suoi due congiunti. Di Matteo fu rapito nel 1993 in un maneggio di Piana degli albanesi, tenuto sotto sequestro per 799 giorni e poi strangolato e sciolto nell'acido dai boss mafiosi l'11 gennaio 1996. 

 

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