Dalì – L’autoritratto di un’anima immortale

Franca Nocera
12/04/2018
Attualità
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Entrare nel Teatro-Museo al Palazzo della Arti Napoli, è come entrare nelle parti più intime del cervello di Salvador Dalì, nella ‘Vita segreta’ del genio poliedrico. Tutto ciò che si può apprendere dai libri sul surrealismo e sulla conoscenza di un pittore, scultore, designer, sceneggiatore è sempre a titolo esemplificativo e mai esaustivo, perché è nel toccar con mano, osservare con occhio attento, essere spettatore di una vita vissuta, immergersi nella profondità delle sue visioni, ascoltarlo, che si riesce a comprendere, ad apprezzare, a valorizzare una geniale personalità. O lo si ama o lo si odia, non c’è una via di mezzo.  L’ho incontrato!

‘Mi chiamo Dalì che in catalano vuol dire ‘desiderio’. Non sono convenzionale e sono riluttante verso lo spettatore snob. In tutto ciò che faccio, ricorro al pensiero paranoico per ottenere immagini insolite, convinto che il metodo critico-paranoico è un’attività spontanea di conoscenza irrazionale.’…. E’ agli inizi degli anni ’30 che trova il proprio stile, il proprio linguaggio personale che lo accompagneranno per sempre. La compenetrazione tra Dalì e surrealismo è totale…. ‘Nella mia vita sono sempre in uno stato di erezione intellettuale permanente. Accetto qualunque sfida dal disegnare un oggetto di design, alla creazione di una copertina per una rivista, dalla scenografia per una scena teatrale. Lo ammetto, sono molto egocentrico e ciò non mi ha  impedito di presentarmi alle New Burlington Galleries di Londra in occasione dell’International Surrealist Exhibition,  indossando uno scafandro: volevo immergermi nelle profondità dell’inconscio. Così come vado fiero della mia ‘giacca afrodisiaca’ dove sul fondo di ogni bicchiere di liquore alla menta si trova una mosca morta….Il suo stile graffiante, la sua ardita vena artistica, il suo essere visionario non sempre erano graditi come quando nel 1939… ‘Apro un’esposizione individuale presso la Julien Levy Gallery  progettando il padiglione Sogno di Venere ma il Comitato Direttivo dell’Esposizione Universale di New York mi proibisce di riprodurre sulla facciata del padiglione una versione rovesciata della Venere di Botticelli: una sirena con testa di pesce e gambe di donna.’… Nel 1945 si trasferisce ad Hollywood per lavorare con Hitchcock al film Spellbound (Io ti salverò) occupandosi delle sequenze oniriche. Nel 1949 inizia la sua fase mistico/nucleare il cui corpus confluirà nel Manifiesto Mistico caratterizzato dall’interesse per temi religiosi o legati ai progressi scientifici dell’epoca. Nell’autunno del 1965 onora Amanda Lear con la quale trascorrerà alcuni periodi tra Parigi e N.Y. dove poserà in più di un’occasione. Cresce l’interesse per la scienza e l’olografia che gli offrono nuovi spunti nella sua ricerca di gestione delle immagini tridimensionali. Attraverso la terza dimensione, Dalì aspira ad accedere alla quarta, quella dell’immortalità. Maniacale nell’essere ripreso da operatori televisivi per promuovere la sua arte e per arrivare al grande pubblico che vede crescere nel tempo….’Sono un’esibizionista, mi comporto sempre da attore. Considero la televisione, il cinema, la stampa alla stregua di grandi strumenti di svilimento e di rincretinimento delle folle, ma adoro tutto ciò perché così ci sono più persone che corrono dietro a Dalì e ai miei enigmi. Come quando mi presentai ad una conferenza stampa per il progetto di una nuova bottiglia di profumo, ma mi ero completamente dimenticato di realizzare il progetto. Raccolgo una lampadina di flash bruciata da un fotografo, la mostro come un oggetto prezioso, la premo sul tavolo, scricchiola impercettibilmente e si appiattisce abbastanza per stare dritta. ‘Ecco il modello – esclamo – non rimane che riprodurlo. Sento gridare: come si chiamerà? ‘Flash’ rispondo….Il Teatro-Museo Dalì è un autoritratto potente che muta in ragione dell’opera che si osserva….'Neppure io, spesso, comprendo ciò che faccio. Ho sublimato, gerarchizzato, razionalizzato, smaterializzato, spiritualizzato tutto. Il surrealismo sono io!'

Tutto questo ed altro  al PAN  Napoli fino al 10 giugno 2018

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