"Giocheremo all'attacco". Con questa promessa, il presidente del Consiglio Enrico Letta chiude i suoi 50 minuti di discorso nell'aula della Camera raccogliendo il ventesimo applauso dai partiti che sostengono il governo, nel silenzio composto dell'opposizione. Arrivato puntualmente alle 9, quando l'aula di Montecitorio era ancora semivuota, il premier ha iniziato a parlare alle 9,12 per concludere il suo intervento alle 10,02. Un discorso che non ha fatto registrare ne' interruzioni ne' contestazioni di altro tipo che dunque non ha mai visto la necessita' di un intervento da parte della presidente della Camera Laura Boldrini.
Letta -in piedi al centro dei banchi riservati al governo, con alla sua destra il vicepremier Alfano, Franceschini e Mauro e alla sua
sinistra Giovannini e Cancellieri, assenti giustificati tra gli altri ministri Bonino e Saccomanni- inizia a leggere le sue cartelle evocando il caos, la fragilita', la crisi dalla quale si sta tentando di uscire e dopo appena un minuto riceve il suo primo applauso quando,
senza citare direttamente il leader del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo, condanna chi "incita all'insubordinazione delle forze dell'ordine" alle quali tutti i deputati tributano un lungo battimani alzandosi in piedi.
Quindi passa ai temi piu' strettamente politici, mette in risalto come quella attuale sia "una maggioranza meno larga ma piu' unita" rispetto a quella di partenza e quando afferma che si traccia oggi un segnale di discontinuita' fra un 'prima' e un 'dopo' raccoglie l'isolato battimani di un deputato al centro dell'emiciclo.
Cade nell'assoluto silenzio, sia dei settori di maggioranza che di quelli d'opposizione, il fugace riferimento del premier Letta alle vicende giudiziarie di Berlusconi, mentre raccoglie l'applauso il suo appoggio al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Altri battimani arrivano al capo del governo quando cita gli effetti della crisi e la necessita' che "nessuno sia lasciato indietro" nonche' l'elogio alla "cogestione" alla tedesca e all'intervento per alleggerire la situazione nelle carceri. Un "nooo..." ironico da destra accoglie l'affermazione del premier secondo cui "nessuno di noi si sogna di svendere per fare cassa". Gli altri applausi vengono raccolti dal presidente del Consiglio quando riafferma l'importanza per l'Italia di essere pienamente inserita in una Europa che tuttavia deve cambiare passo e soprattutto quando accusa di facile demagogia "il populismo anti-europeo" che nasce dalla "debolezza di chi deve sempre inventarsi un nemico".
Inevitabile il riferimento ai funerali di Nelson Mandela, all'impegno dei nostri militari nelle missioni di pace all'estero come nell'operazione 'Mare Nostrum' al largo di Lampedusa per prevenire altri tragici naufragi fra i migranti. L'ultimo applauso, Enrico Letta lo raccoglie al termine dei suoi 50 minuti di discorso, assicurando che "non permetteremo che l'Italia affondi di nuovo" e promettendo che "giocheremo all'attacco".