Ogni consigliere regionale eletto per il Movimento 5 Stelle alle elezioni del prossimo 23 novembre in Emilia-Romagna "significherà meno soldi alla casta dei politici e più soldi alle piccole imprese": parola di Giulia Gibertoni, allora candidata governatore per il Movimento 5 Stelle. Lo stipendio netto mensile per ciascun consigliere regionale M5S sarà di 2.500 euro: il taglio degli stipendi e altri eventuali risparmi che non rimarranno direttamente nelle casse della Regione saranno devoluti al Fondo di garanzia nazionale per le piccole e medie imprese, dove i parlamentari del Movimento hanno già versato fino ad oggi 7,6 milioni di euro. Una volta eletta in consiglio regionale insieme ai suoi colleghi consiglieri 5 Stelle dell’Emilia Romagna Giulia Gibertoni – come prima firmataria - ha depositato una risoluzione che impegna l’Ufficio di presidenza “a predisporre una proposta di legge regionale che porti ad annullare, con effetto immediato, le indennità di fine mandato dei consiglieri regionali”. Ma, ad oggi, al link ”trasparenza” del sito 5 Stelle dell’Emilia Romagna l’indennità di fine mandato prende il nome, più comune e più digeribile, di TFR. Il trattamento di fine rapporto che spetta a tutti i lavoratori dipendenti al termine della propria vita lavorativa. Perché loro, consiglieri regionali grillini, si sentono lavoratori dipendenti della regione. “Per i lavoratori dipendenti il trattamento di fine rapporto corrisponde ad una somma di circa una mensilità per ogni anno di lavoro; tale somma viene accantonata dal datore di lavoro e viene erogata al lavoratore una volta terminato il rapporto di lavoro. Si tratta quindi di una forma di retribuzione differita alla conclusione di un rapporto di lavoro. La finalità del tfr è quella di fare da “paracadute” per il lavoratore che conclude un’esperienza di lavoro. Anche noi usufruiremo del tfr come tutti i lavoratori dipendenti, in quanto molti di noi hanno lasciato un lavoro da libero professionista e quando termineranno l’esperienza in Regione dovranno ricominciare da zero o quasi a farsi un nuovo giro di clienti; anche i portavoce che sono stati dipendenti (con diritto – teorico – al reintegro nel posto di lavoro) dovranno reinserirsi in azienda dopo lungo tempo, con tutti i rischi del caso (fallimento azienda, soppressione del posto di lavoro e altre spiacevoli situazioni che potrebbero crearsi)”. Alla fine dei 5 anni alle “dipendenze” della regione intascheranno dai cinquantamila ai centomila euro di “TFR”. Infatti, ogni mese vengono accantonati, alla voce tfr, somme che vanno dai 709,50 euro per Gianluca Sassi, fino a 1.776 euro per Giulia Gibertoni. In aggiunta, c’è lo scudo per la copertura di spese legali. Da 200 a 400 euro al mese. Inoltre, spostarsi da casa alla sede regionale o per l’esercizio del mandato nel territorio ha un costo. Costo che va rimborsato fino a 1.650,62 euro in un mese. Non manca chi fa notare, nel rendicontare le spese, di far risparmiare la Regione. Come le offerte nei volantini del supermercato, barra l’importo di cui avrebbe diritto e lascia quello addebitato, come si trattasse di un sottocosto. – 12 agosto 2016