L'anatema di Bagnasco contro il servilismo dei giornalisti

Il presidente della Cei invita a ripensare il ruolo sociale degli operatori dell'informazione

Adolfo Corropoli
28/11/2013
Attualità
Condividi su:

Va ripensata la professione del giornalista anche se «è ancora possibile individuare anche oggi le tracce molteplici di un giornalismo che sa resistere alla tentazione del servilismo e del carrierismo, rendendo così un "servizio pubblico", che accresce la qualità democratica».

Lo sottolinea il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, aprendo i lavori della XVII asemblea dei settimanali cattolici che si svolgerà a Roma fino a sabato prossimo. «Ci sono addirittura giornalisti - evidenzia il porporato - che sacrificano la loro vita, come è accaduto in tutto il mondo per centinaia di essi: uccisi, minacciati, torturati o soggetti ad intimidazioni. Ciò dimostra che si può agire diversamente rispetto ad un quadro che sembra rendere impossibile l'esercizio di un compiuto ruolo sociale».

Bagnasco mette in guardia dal fatto che «ormai la definizione di professione tende all'autoreferenzialità, e questo la allontana dal suo senso originario, che è anche la sua missione. Che la professione del giornalista - prima ancora che la vendita dei giornali cartacei -, abbia bisogno di essere ripensata è un dato innegabile».

Un certo «affanno della professione giornalistica - rileva - è evidente in molte sue derive, che ormai purtroppo sono più routines che eccezioni: nell'uso strumentale e destabilizzante di notizie non verificate allo scopo di sostenere o danneggiare una parte in causa nell'agone pubblico; nel silenzio calato, allo stesso scopo, sulle notizie che romperebbero pregiudizi e che si ha vantaggio a mantenere; in un uso voyeuristico e acritico del "diritto di cronaca", senza nessuna preoccupazione per le parti in causa (come i parenti delle vittime per esempio) o gli effetti sull'opinione pubblica».

Il card. Bagnasco lancia l'anatema al giornalismo fatto di slogan: «quello degli slogan ė il linguaggio dei falsi profeti, che Papa Francesco non cessa di invitarci a smascherare: operazione per la quale i giornali troppo poco ci aiutano, contribuendo piuttosto ad alimentare personalismi perlopiù dotati di scarso fondamento. Armi efficaci nella "battaglia delle idee", anzi troppo spesso delle ideologie, gli slogan e i termini "inventati" per definire una situazione nuova non sono mai neutri, ma orientano la comprensione e dunque influiscono sui nostri atteggiamenti: pensiamo solo all'etichetta vù cumprà per definire i lavoratori stranieri stagionali, e al tipo di relazione che una definizione come questa favorisce, o ostacola in un mondo ormai plurale».

Il presidente della Cei si appella al pluralismo: «il sostegno al pluralismo informativo è una condizione della democrazia che deve ovviamente guardarsi da sperperi e abusi, e tuttavia si rende ancor più necessario in un momento in cui l'afflusso di notizie richiede una maggiore capacita' di vaglio critico ed interpretativo. Auspico perciò che si possa riaprire nelle sedi competenti un dialogo costruttivo che non penalizzi proprio quelle realtà piccole che danno voce ai territori dell'intero Paese».

Leggi altre notizie su Notizie Nazionali
Condividi su: