Test dell'Hiv, questo sconosciuto. Dei circa 4 mila italiani che ogni anno scoprono di essere sieropositivi al virus dell'Aids, "un dato che purtroppo si mantiene costante nel tempo, ben mille, quindi uno su 4, arrivano alla diagnosi quando la malattia è ormai conclamata. Altri mille ci arrivano perché hanno fatto il test per caso, magari prima di un intervento chirurgico. E altri 100 perché sono donne in gravidanza".
A 30 anni dall'isolamento del virus, "questi sono numeri inaccettabili".
Massimo Andreoni, presidente della Simit, Società italiana di malattie infettive e tropicali, in vista della Giornata mondiale dell'Aids che si celebra il 1 dicembre, rilancia l'allarme diagnosi tardive e l'appello a sottoporsi al test. "E' fondamentale tornare a parlarne", afferma l'esperto oggi a Milano, durante un incontro organizzato per presentare una nuova monopillola da assumere una sola volta al giorno, sviluppata da Gilead come passo avanti sulla strada della ricerca che punta alla cura definitiva. "Un obiettivo possibile e al quale stiamo lavorando", assicura Norbert W. Bischofberger, direttore scientifico dell'azienda Usa.
Nel frattempo, aggiunge Andreoni, "scoprire presto l'infezione significa da un lato poter iniziare subito una terapia mirata, e dall'altro evitare di contagiare altri". Monito condiviso da Rosaria Iardino, presidente onorario del Network persone sieropositive, Nps: "Abbiamo dei diritti, ma anche dei doveri", avverte. "Le persone con Hiv devono assumersi la responsabilità di bloccare l'epidemia. Incentivare il test, poi, significa contribuire a distruggere lo stigma. Se ripensando al passato ci si rende conto di avere avuto anche soltanto una volta un comportamento a rischio, fare il test è un dovere per proteggere se stessi e gli altri". Secondo il Centro operativo Aids (Coa) dell'Istituto superiore di sanità, gli italiani Hiv-positivi sono circa 150 mila, di cui solo 94 mila sanno di esserlo. L'Italia, inoltre, dopo il Portogallo e Malta, è il Paese europeo con la più alta percentuale di persone che scoprono di avere contratto il virus dell'Aids quando ormai l'infezione è avanzata: nel 2012 i cosiddetti 'late presenters' sono stati il 54%, più della metà.