I giovani e la religione: riflessioni ed inquietudini su una generazione atea e senza fede

Riusciremo a colmare il divario tra fede e ragione? tra modernità e religione?

Orazo Rizzo
21/03/2017
Attualità
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Riflessione ed inquietudine: questi i primi sentimenti che emergono dalla Ricerca nazionale sul rapporto tra giovani e religione, dal titolo emblematico: “Piccoli Atei crescono”, curato dal prof Franco Garelli, docente di Sociologia dell’Università di Torino.
Un quadro inquietante, appunto, non affatto scontato, che fotografa una realtà preoccupante, che ci spinge a riflessioni serie ma anche a prese di coscienza e assunzioni di responsabilità.
Alla società “liquida”- per dirla con Bauman, scomparso di recente - una società social ma abitata da tanti “asociali”, si accompagna una nuova tipologia di cultura: quella dove la religione, Dio, non c’è e non trova spazio !
Uno studio serio, dunque, rivolto ai giovani dai 18 ai 29 anni, costituito da 1450 questionari, da 144 interviste e che rivela come il 28% dei giovani si definiscono agnostici, atei, senza Dio o indifferenti al problema religioso; dato inquietante se si pensa che nell’ ultimo decennio, le stime sono raddoppiate con un trend in continua crescita.
Giovani che, intervistati, dichiarano di aver ottimi ricordi delle esperienze fatte in ambito ecclesiale ma che poi, condizionati dal mondo esterno quale scuola, amici, famiglia, la società stessa, hanno fatto prevalere le ragioni alla fede, il dato culturale all’ esperienza personale e positiva.
“La verità – spiega Garelli – è che l’apostasia silenziosa, come la definì Giovanni Paolo II, era iniziata nei genitori i quali, nella testimonianza della fede agli occhi dei figli risultano molto meno credibili dei nonni”.
Come a dire, una generazione che ha appreso dai padri l’assenza di Dio, di padri che non si pongono più in continuità con le generazioni precedenti le quali, al contrario, riuscivano ancora a porsi “domande” e a trovare risposte, vivendo una fede genuina e semplice.
Ancora, lo studio evidenza come nel 40% degli intervistati, la fede sia relegata alla “cattolicità della domenica” o ai momenti “istituzionali” della vita di famiglia: nascite, matrimoni, morti.
Vita e fede, modernità e religione, un dramma moderno fatto da credenti e non credenti “un tempo aspramente contrapposti e che oggi vivono tranquillamente fianco a fianco.” chiosa l’autore nel testo.
Cosa è che rende pieno il senso della vita? Si chiede Garelli a conclusione dello studio. Il tentativo di trovare risposte alle tante domande che imperversano nella vita di un uomo e che spesso la travolgono. Il problema riguarda tutti, i giovani certamente ma soprattutto gli adulti a cui essi guardano come testimoni ed esempi. Abbiamo una grande responsabilità: quella di lasciare il mondo migliore di come lo abbiamo trovato ( cit Lord Baden Powell ) e allora non possiamo non chiederci, per quanto ancora “scandalizzeremo questi piccoli” ?
Fede e vita devono tornare a dialogare: questa strada è possibile e percorribile perché si sani il divario anche con la ragione, troppo spesso strumentalizzata dalle moderne filosofie.

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