N'drangheta, a trent'anni dall'omicidio i figli di Caccia chiedono di riaprire le indagini

Intanto sono stati organizzati una serie di appuntamenti per celebrare l'anniversario

23/06/2013
Attualità
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-''Per noi vorra' dire riaprire una ferita, che per altro non si e' mai del tutto chiusa. Ma lo sentiamo come un dovere, come un bisogno di giustizia per il nostro Paese''. Sono trascorsi trent'anni dall'omicidio del procuratore capo di Torino Bruno Caccia, ucciso dalla 'ndrangheta il 26 giugno 1983, ed i figli del magistrato - Paola, Cristina e Guido - chiedono di riaprire le indagini. Dopo cinque gradi di giudizio, per quella morte è stato condannato il boss Domenico Belfiore, ritenuto il mandante. ''Ma è improbabile che abbia agito da solo e senza un movente'' sostiene l'avvocato dei figli, Fabio Repici, secondo cui nell'indagine sulla morte di Caccia ''ci sono ancora troppi buchi''.Intanto nei prossimi giorni  l'anniversario sarà celebrato con numerose iniziative. La Citta' di Torino, per la prima volta, ha organizzato una cerimonia in Municipio, il 26 giugno.Ed è in programma anche una commemorazione a Palazzo di Giustizia, la deposizione di una corona di allora nel luogo della tragedia e, il 27 giugno sempre a Palazzo di Giustizia, l'incontro dal titolo 'Le mafie al Nord', a cui e' prevista la partecipazione tra gli altri anche dello scrittore Roberto Saviano.

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