Il patto segreto tra Renzi e Berlusconi

Nuovo Italicum, poi a giugno le elezioni

Costanza Tosi
15/01/2017
Attualità
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«Italicum mascherato»? Se ne parla da giorni al Nazareno, dove lo chiamano «il patto del Diavolo». Ancora una volta Renzi e Berlusconi i protagonisti. Per il primo sarebbe l’assicurazione che la legislatura verrà interrotta molto prima della scadenza naturale (febbraio 2018) e che si voterà a giugno; per il Cav la polizza è più impalpabile.
Alcune rassicurazioni sul governo Gentiloni in modo che non si costituisca contro il ricorso dei legali del leader di FI che ne chiedono la riabilitazione presso la Corte europea di Strasburgo e il voto favorevole del Pd quando il Parlamento si ritroverà a votare sulla legge Severino sempre ai fini dell’applicazione della sentenza di Strasburgo. Poi, l’appoggio del governo Gentiloni nel conflitto Mediaset-Vivendi. Arriva lo stop alle sanzioni con la Russia, nomine di enti pubblici da concordare


Renzi ieri mattina è andato a trovare Gentiloni al Gemelli poi ha avuto una serie di incontri al Nazareno: Zanda, Cuperlo, Guerini, sempre più calato nel suo ruolo di «numero due» del Pd. E il ministro Martina: avrà un ruolo, nella nuova segreteria, dove entreranno lo scrittore Carofiglio e vari sindaci, ma non l’Organizzazione, che resterà in capo a Guerini. Infine, Renzi si è preparato per un’intervista sulle «Ragioni della Sinistra» che darà oggi a Repubblica. A Guerini e Zanda, il compito di far arrivare, via Paolo Romani e Gianni Letta, un sms al Cavaliere, che di Renzi non si fida più: «Preferisci l’uovo oggi (una legge elettorale concordata, ndr) o l’incerta gallina (una legge elettorale ‘minacciosa’, ndr) domani?». La cosa strana è che Berlusconi ci sta pensando stavolta sul serio. Specie dopo che «gli abbiamo recapitato due messaggi: con il proporzionale puro non governa nessuno, neanche tu, e neppure con la grosse koalition; se vuoi avere la certezza di poterti scegliere i parlamentari, solo noi, che abbiamo uguali ‘problemi’ in casa, siamo la tua unica garanzia»

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Ed ecco quindi il «patto del diavolo». Non si possono «fare i conti senza l’oste». E’ necessario aspettare che la Consulta  si pronunci. Poi, serve che ritagli, dall’Italicum, in vigore solo per la Camera, un sistema di base proporzionale, senza il ballottaggio, ma tenga intatto il premio di maggioranza al 40%, da assegnare però al primo turno. Il risultato sarebbe un sistema proporzionale con soglie di sbarramento alte e da limitare in Parlamento. La proposta a FI: l’8% al Senato, ma il 5% alla Camera per i partiti che corrono da soli, mentre le soglie scenderebbero al 4% al Senato e al 2,5% alla Camera per i partiti «coalizzati», cioè che corrono in una coalizione.
All’interno del Patto c’è un premio di maggioranza «variabile»: non più «fisso» come nell’Italicum (55% di seggi, pari a 340 deputati), ma 55% dei seggi con il 40% dei voti, meno del 55% se prendi meno. Infine, niente preferenze, ma liste ‘corte’, o collegi maggioritari «grandi», non come nel Mattarellum, ma come nel Senato Prima Repubblica. L’obiettivo è il medesimo: poter sapere chi verrà eletto, riuscendo a controllare le proprie truppe parlamentari. Interesse sia di Forza Italia che del Pd di Renzi.

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