"L'economia illegale è un fenomeno globale a cui andrebbe contrapposta la 'globalizazione della legalita''. Lo ha detto il presidente del Senato Pietro Grasso, intervenuto oggi a palazzo Giustiniani alla presentazione dell'ultimo numero delle rivista "Limes", dedicato al "Circuito delle mafie".
La mondializzazione delle mafie, "è ormai un dato scontato", ha osservato Grasso che ha passato 43 anni in prima linea come magistrato alla lotta alla criminalità, quindi la definizione 'circuito delle mafie' è perfettamente centrato, poiché "illumina un'accezione moderna del fenomeno mafioso che non si esaurisce in una questione di ordine pubblico interna agli Stati ma ha invece un carattere molto più ampio: politico, geopolitico, economico". Globale al punto tale da avere la capacità di influenzare i rapporti fra gli Stati, corrodere la democrazia, inquinare l'economia. I fenomeni criminali cambiano ad una velocità inusitata. E' una conferma della loro straordinaria capacità adattiva ai cambiamenti del mondo esterno, alla globalizzazione, che evolve a ritmo frenetico. La globalizzazione dell'economia - ha aggiunto Grasso - ha cambiato il volto al crimine organizzato che è sempre più simile ad un'impresa commerciale transnazionale, caratterizzata dal multi-traffico, cioè dalla fornitura simultanea di diverse tipologie di beni e servizi illegali. La criminalità organizzata ha raggiunto proporzioni macroeconomiche".
"E' compito delle istituzioni - ha aggiunto il presidente del Senato - riaffermare il ruolo e la forza della decisione politica, perseguendo politiche pubbliche capaci di operare su quelle condizioni sociali, economiche e culturali che maggiormente favoriscono il radicamento delle mafie. In Italia, ci sono molti cambiamenti in atto che tendono a colpire la mafia non solo nella sua dimensione criminale, ma anche in quella sociale. La lotta alla mafia - ha detto ancora Grasso - non può essere solo una battaglia di ideali; dobbiamo intervenire sulle condizioni di sviluppo, sulla capacità dei territori locali di attrarre investimenti e risorse professionali" e "proseguire con coraggio nei programmi educativi contro la mafia, operando innanzitutto sulla famiglia e sulla scuola, che rappresentano gli ambiti di intervento prioritari. Come diceva Antonio Caponnetto: 'La mafia teme la scuola più della giustizia', perché l'istruzione taglia l'erba sotto i piedi della cultura mafiosa".