Speranza: serve cambio di rotta o Pd muore

Rinviata in direzione l’analisi della sconfitta sul referendum. Renzi: “Vorrei fare il congresso ma sarà l’assemblea a decidere”

Luciano Mazziotta
12/12/2016
Politica
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"Serve un cambio di rotta o si muore". Chi si aspettava una Direzione Pd particolarmente frizzantina non è andato deluso. Una riunione convocata a consultazioni in corso principalmente per votare il sostegno al governo Gentiloni, ma che poi inevitabilmente ha rappresentato una sorta di primo regolamento di conti all’interno del partito  dopo la sconfitta di Matteo Renzi sul referendum costituzionale. E a esprimere il profondo malessere della minoranza Dem ci ha pensato Roberto Speranza che ha attaccato duramente il segretario, anche se poi l’analisi di quanto accaduto il 4 dicembre è stata rimandata all’assemblea nazionale di domenica che dovrebbe anche decidere se e quando tenere il congresso.

Nonostante i toni morbidi e conciliatori l’attacco a Renzi dell’ex capogruppo alla Camera è durissimo, fino ad arrivare all’asprezza: “Non si può ignorare quello che è accaduto il 4 dicembre – ha detto Speranza - serve discontinuità. È stata raccontata un’Italia felix che esisteva solo accendendo la tv. La realtà è sempre più forte della comunicazione e 33 milioni di italiani hanno mandato un messaggio che così non va proprio, bisogna cambiare con umiltà, cambiare rotta radicalmente. Così la sinistra non ha senso, noi non siamo più noi stessi e il Pd è destinato a morire. Ci riserviamo di votare contro eventuali provvedimenti che non condividiamo”. Poi la conclusione che infiamma letteralmente la platea: "Se non c'è spazio per chi ha votato No al referendum lo si dica con chiarezza senza ricorrere a insulti organizzati su internet o a manifestazioni sotto al Pd".

Per Gianni Cuperlo invece il timore è “di finire come Ghezzi a Blob: fuori sincro". Chiave fondamentale per ripartire sarà comunque la capacità di discussione interna. "Bisogna – ha aggiunto -  recuperare uno spirito di comunità dove anche le discussioni più aspre trovano una composizione. Senza rispetto reciproco, un partito è più debole". Cuperlo ha anche chiesto di anticipare il congresso e guardando alle future elezioni il commento è gelido: "Non ho paura del voto, ma del risultato".

Quindi la conclusione di Renzi: “Se il 59 per cento è politico – ha detto il segretario ex premier - allora lo è anche il 41. Il nostro disegno è stato bocciato dagli elettori. Ora bisogna aprire una riflessione, io vorrei farla nel modo più ampio possibile ma senza cedere a rappresentazioni macchiettistiche. Io vorrei fare il congresso, ma sarà l’assemblea a deciderlo sapendo che c’è un appuntamento imminente con le elezioni perché è evidente che nell’arco dei prossimi mesi andremo alle elezioni politiche, che gli altri più di noi in questi giorni hanno invocato. L’elettorato di sinistra non ha mai visto il 41% neanche con il binocolo, neanche quando c’erano grandi personalità del passato, sia da questo che dall’altro lato del tavolo”.

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