In che modo la principale agenzia di notizie informò il mondo della tragedia che Firenze stava vivendo
Il racconto dell’alluvione da parte dei giornalisti di Ansa Dante Nocentini e Marcello Coppetti iniziò con il lancio delle 06,51: "L' Arno e' straripato, in Firenze, poco prima delle cinque, all' altezza della localita' Rovezzano, in un breve tratto del lungarno Acciaioli e del lungarno delle Grazie".
Ci furono poi i lanci immediatamente successivi 8.15: la gente "comincia a lasciare le abitazioni o, chi non ha fatto in tempo, a rifugiarsi, dove possibile, ai piani superiori"
Ore 9,30 : le acque "stanno invadendo il centro della città, in alcune zone hanno già superato il piano terreno delle case".
10,42: Le linee telefoniche sono interrotte. Firenze è completamente isolata" i corrispondenti Ansa riuscirono a trasmettere la notizia grazie a un ponte radio militare: poiché trovarono riparo al comando militare della regione in piazza San Marco mentre il poligrafico Gino Capacci rimase bloccato in redazione allora in via dei Pucci dove l’acqua era arrivata a un metro e mezzo di altezza.
Ore 14,51: "Continua a piovere e i mezzi di soccorso non riescono a raggiungere la citta' a causa delle interruzioni stradali" La situazione "si fa sempre piu' drammatica...in via Campofiore 16 famiglie sono sui tetti delle case in attesa dei soccorsi"
Ore 16.48: "numerosi salvataggi sono stati effettuati nel centro della città con mezzi anfibi"
Alle 21,42 l’Ansa riassume con queste parole quella che negli anni a venire resterà nella storia italiana e mondiale come l’alluvione di Firenze: “ Firenze è un immenso lago immerso nelle tenebre, di acque limacciose che si estendono per oltre sei chilometri quadrati nei quartieri a nord dell'Arno e in un'area imprecisata nei quartieri a sud del fiume. L'inondazione, la più grossa dal 1270, interessa due terzi della città. Manca l'acqua, manca il gas, l'energia elettrica è erogata soltanto in alcune zone, il telefono non funziona. La situazione è drammatica nelle case di abitazione e negli ospedali. Anche nelle zone risparmiate dall'inondazione scarseggiano i rifornimenti alimentari; nelle altre è impossibile l'approvvigionamento".
Alle 21.50 la notizia che "l'Arno ha accennato lentamente a decrescere"
Infine l’epilogo la mattina del 5 novembre " l’Arno lascia una città di fango, con migliaia di persone che vagano per le strade...non ci sono curiosi, ad aggirarsi smarriti, in questa scena allucinante, sono gli abitanti"