Un fiume di cartoline pronte a partire verso i banchi della Camera per chiedere la discussione della legge di iniziativa popolare per l'istituzione di un corpo di difesa civile non violenta. Dopo la sottoscrizione di 53mila firme, il testo è ora fermo nei cassetti del Parlamento in attesa di essere esaminato da un'apposita commissione. L'iniziativa era nata nel dicembre del 2012, in occasione della celebrazione dei 40 anni della legge sull'obiezione di coscienza ma la campagna è iniziata ufficialmente nella seconda metà del 2013 trovando risposta positiva dagli apparati politici che, quel dicembre, hanno approvato un emendamento alla Legge di Stabilità sul finanziamento di un percorso di sperimentazione dei Corpi Civili di Pace.
Un anno dopo, in concomitanza con la Giornata dei Diritti Umani ha il via la raccolta firma che porterà in sei mesi al raggiungimento dell'obbiettivo di 50mila adesioni. “74 deputati hanno sottoscritto la legge, ora invitiamo tutti coloro che hanno a cuore questa iniziativa e l'hanno sostenuta a inviare una cartolina per spingerli a portarla in discussione – ha spiegato fratello Antonio, comboniano e promotore nella zona di Venegono Superiore, lì dove ha sede Alenia Aermacchi e dove tre anni fa è nato il Forum Nazionale Contro la Guerra – In poche parole, chiediamo che venga rispettato l'articolo 11 della Costituzione, che sancisce come l'Italia ripudi la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, e che si usi quindi una parte del bilancio della Difesa per la creazione di un corpo di pace non armato e non violento che senza le armi contribuisca alla mediazione per una risoluzione pacifica dei conflitti”.
Associazioni, movimenti pacifisti, religiosi e laici si sono riuniti nella campagna che sabato proprio a Venegono, a pochi passi dai capannoni di produzione dei caccia M-346, hanno trovato un altro importante sponsor, l'ex presidente nazionale ed internazionale di Pax Christi monsignor (o padre, come preferisce essere chiamato) Luigi Bettazzi, ultimo italiano in vita ad aver partecipato al Concilio Vaticano II. “Circa 50 anni fa papa Giovanni XXIII emanò l'enciclica Pacem in Terris, la prima a non rivolgersi solo al mondo cattolico ma a tutti gli uomini di buona volontà che sognavano la pace.
Fu proprio lui a evitare l'esplosione della crisi dei missili cubani, così come a fine anni '80 fu papa Giovanni Paolo II a far cadere il muro di Berlino, e con esso il comunismo, senza il ricorso alle armi. E oggi c'è papa Francesco, che ha capito che le guerre non si possono fermare se non si ferma prima la produzione di armi. L'Isis compra le armi dall'Arabia Saudita, che a sua volta le compra da noi. E' un meccanismo perverso, serve un'obiezione di coscienza contro la produzione bellica, e dopo 50 anni da quell'enciclica storica, deve essere la Chiesa ad agire perchè si vinca la violenza attraverso la non violenza attiva”.