Roma, Edward Hopper al Vittoriano

Sessanta opere per scoprire il più popolare artista americano del XX secolo

Elisabetta Failla
07/10/2016
Arte e Cultura
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È il più popolare e noto artista americano del XX secolo. A Edward Hopper è dedicata la mostra allestita fino al 12 febbraio 2017 al Vittoriano a Roma. Sono circa 60 i capolavori realizzati tra il 1902 e il 1960, prestati eccezionalmente dal Whitney Museum di New York che di Hopper custodisce l'intera eredità, per una rassegna che punta per la prima volta a documentare l'influenza del pittore sul mondo del cinema dai film di Hitchcock a quelli di Antonioni o Dario Argento.
L'esposizione è suddivisa in sei sezioni, tematiche e cronologiche al tempo stesso: ritratti e paesaggi, disegni preparatori, incisioni e olii, acquerelli e le immancabili immagini di donne come la signora in rosso che guarda l'orizzonte, appoggiata allo stipite di una porta, meravigliosa protagonista di South Carolina Morning.


Curata da Barbara Haskell (del museo newyorkese) in collaborazione con Luca Beatrice, i dipinti e disegni esposti sono di indubbia rilevanza e mostrano la straordinaria capacità di Hopper di fermare l'attimo, quasi fosse cristallizzato nel tempo, di un panorama o di una persona. Proprio per questo le sue tele ancora oggi si presentano come vere e proprie scene filmiche, di assoluta modernità, tanto che hanno accompagnato la storia di Hollywood, ma anche del cinema europeo.   
E infatti una sezione del tutto inedita è dedicata all'influsso di Hopper nei film che hanno per protagonista Philip Marlowe, ma anche nei lavori di Hitchcock, primi fra tutti 'Psycho' e 'Finestra sul cortile', di Michelangelo Antonioni (ne 'Il Grido', 'Deserto rosso' e 'L'eclisse'). In 'Profondo rosso', Dario Argento ricostruisce come 'Nighthawks' la sequenza del bar, mentre in 'Velluto blu' e 'Mullholland Drive', David Lynch s'ispira a molte altre opere. Così come Wim Wenders in 'Paris, Texas', Todd Haynes in 'Lontano dal Paradiso' e i fratelli Coen in 'L'uomo che non c'era'.  

"Il suo desiderio per la luce si percepiva sempre - spiega Barbara Haskell - protagonista anche quando l'artista dipingeva zone scure, fossero camere da letto o stanze di un ufficio".
Il percorso inizia con le opere del periodo accademico e con gli schizzi inondati di luce e le opere del periodo parigino. Capolavori come 'Night Shadows' (1921) ed 'Evening Wind' (1921) mettono in evidenza la sua tecnica elegante e quel 'senso di incredibile potenzialità dell'esperienza quotidiana' che da subito riscuote grande successo e che segna l'inizio della sua fortunata carriera.
Le tele, ma anche le incisioni, i disegni, gli acquerelli, dall'inizio del secolo agli anni '60, mostrano uno straordinario repertorio di motivi e generi della pittura figurativa. Basti pensare che il ritratto, il paesaggio, la scena d'interno sono i protagonisti di suoi più celebrati capolavori come 'Self-Portrait', 'Second Story Sunlight', 'Summer Interior, 'New York Interior'.

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