Benigni: “Peggio della Brexit se vincesse il no al referendum costituzionale”

Il comico toscano torna a schierarsi per la riforma voluta da Renzi. Intanto M5S e Sinistra Italiana presentano ricorso al Tar

Luciano Mazziotta
05/10/2016
Politica
Condividi su:

“Peggio della Brexit se vincesse il no al referendum costituzionale”. Torna a schierarsi fortemente a favore della riforma voluta dal Governo Renzi il comico toscano Roberto Benigni. Intervistato dalle “Iene”, il premio Oscar per il film “La vita è bella” non fa mistero delle sue convinzioni, già ampiamente espresse e già fonte di polemiche infinite, e per sottolineare ancora di più il concetto aggiunge: “Per questa ragione è indispensabile che vinca il sì”.

La forte presa di posizione arriva dopo una serie di giorni in cui lo stesso Renzi e i fautori del disegno di legge che porta la firma del ministro Maria Elena Boschi sono stati impegnatissini a condurre una martellante campagna mediatica a sostegno del referendum costituzionale. “Se vince il no – ha spiegato Benigni durante l’intervista - il giorno dopo ti immagini? Il morale va a terra. I costituenti stessi hanno auspicato di riformare la seconda parte, poi c'è la maniera di migliorarla ma se non si parte... Non è come qualcuno dice: ‘la riformeremo dopo’. No, non accadrà mai più. Poi, certo, ci sono da rivedere alcune cose". Per Benigni, che ha usato il suo schema già usato e forse anche un po’ abusato in occasione delle conversazioni prima su Dante e poi sui Dieci Comandamenti, “I primi 12 principi della Costituzione sono intoccabili e la prima parte, quella sui diritti e doveri, è straordinariamente bella e intoccabile”.

“La nostra Carta – ha aggiunto - è la più bella del mondo. E' stato un miracolo, i nostri costituenti ci hanno fatto volare e hanno illuminato le macerie: così l'Italia si è rialzata. Per la seconda parte però già loro auspicavano un miglioramento”. Ma anche il fronte del “no” comincia da organizzarsi e uno degli atti più significativi è la decisione di Movimento 5 Stelle e Sinistra Italiana di spostare la battaglia anche nelle aule di tribunale. I due gruppi infatti hanno presentato un ricorso al Tar Lazio contro il testo del quesito referendario. Sulla scheda, sostengono, non sarebbero specificati gli articoli della Costituzione interessati dalla riforma, riportando soltanto il titolo del ddl Boschi. Il testo inoltre indicherebbe una “presunta finalità della legge che non trova specifico riferimento in alcuna delle norme revisionate” e sarebbe “incompleto e fuorviante, con il risultato di favorire il governo”. Insomma, usando le parole del senatore Vito Crimi a nome dei Grillini “Un quesito truffa” e una “propaganda ingannevole, l'ennesima trovata di Renzi per prendere in giro gli italiani".

Oltre a Crimi e alla senatrice Loredana De Petris (Sinistra italiana), il ricorso è stato presentato dagli avvocati Enzo Palumbo e Giuseppe Bozzi, esponenti del comitato Liberali per il “no”. Pronta la replica del renziano Andrea Marcucci: “Il M5S sfiora il ridicolo. Il quesito è conforme alla legge. E’ davvero incredibile che gruppi parlamentari i quali in oltre due anni non hanno presentato un emendamento per cambiare il titolo del disegno di legge, oggi facciano un inutile ricorso al Tribunale amministrativo regionale".

Leggi altre notizie su Notizie Nazionali
Condividi su: