Nuovo Teatro Ateneo | Stagione 2026/2027: la Sapienza apre la sua terza stagione gratuitamente alla città il suo palcoscenico internazionale

Tutti gli spettacoli sono gratuiti, previa prenotazione su Eventbrite, fino a esaurimento dei posti disponibili. Il teatro come luogo pubblico nella Terza stagione del Nuovo Teatro Ateneo

Renato Aiello
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12/10/2026
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Appuntamenti
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La Sapienza Università di Roma presenta la nuova stagione del Nuovo Teatro Ateneo, un progetto culturale che riafferma il ruolo dell’università pubblica come luogo di produzione e condivisione del sapere, di ricerca artistica e di confronto con la città.

La novità più significativa è una scelta di grande valore pubblico: per la prima volta, tutti gli spettacoli della stagione saranno a ingresso gratuito, per la comunità universitaria e per l’intera cittadinanza. Una decisione che riconosce alla cultura una funzione essenziale nella vita collettiva e fa dell’accessibilità una condizione concreta per condividere la qualità artistica.

Diretta da Velia Papa e coordinata da Damiano Garofalo, la stagione 2026/2027 propone un programma di respiro internazionale, con protagonisti e compagnie dall’Italia, dall’Europa e da altri continenti. Tra gli appuntamenti, Giorgio Barberio Corsetti, Fanny & Alexander, Mufutau Yusuf, Mohammed Al Qudwa, Zora Snake, Bertrand Lesca e Nasi Voutsas, accanto a Mattia Torre, Teatro dei Gordi, Niccolò Fettarappa Sandri e Lisa Ferlazzo Natoli.

Completa il programma PASSAGGI – Un omaggio a Carlo Cecchi, con incontri, proiezioni e testimonianze di artisti come Mario Martone, Valerio Binasco, Arturo Cirillo, Iaia Forte e Francesca Comencini.

Un teatro universitario inteso non come spazio riservato agli specialisti, ma come luogo aperto alla città, capace di mettere in relazione culture, generazioni e linguaggi e di interrogare il presente attraverso l’esperienza della scena.

 

Il teatro della Sapienza, nella stagione 26/27 torna a interrogare il presente con una stagione nella quale il teatro italiano contemporaneo e le esperienze internazionali si incontrano, tenendo insieme memoria, corpo, società, identità e comunità

 

La Terza stagione del Nuovo Teatro Ateneo prende forma a partire da una domanda che, per un teatro con una storia così profondamente legata alla cultura italiana, non può essere elusa: che cosa significa oggi fare teatro dentro un’università e, insieme, dentro una città come Roma?

La risposta non sta in una formula e nemmeno nella semplice scelta di una serie di spettacoli. Sta nel modo in cui un teatro decide di abitare il proprio tempo.

Il Nuovo Teatro Ateneo torna infatti al pubblico con la stagione 2026/2027 proseguendo il percorso avviato con la riapertura e con le prime due stagioni della nuova direzione artistica di Velia Papa. Lo fa senza rinunciare alla propria memoria, ma nemmeno trasformandola in un monumento. La storia, quando è davvero tale, non è qualcosa che si conserva sotto vetro: è una responsabilità che si eredita e che ogni generazione deve misurare con il proprio presente.

 

Il Nuovo Teatro Ateneo appartiene alla storia della Sapienza e, attraverso di essa, a una parte importante della storia del teatro italiano. È nato dentro un’università pubblica in cui lo studio dello spettacolo ha avuto un ruolo pionieristico e in cui teoria, ricerca, formazione e pratica scenica hanno trovato per decenni un terreno comune. Il suo percorso ha conosciuto stagioni diverse, grandi artisti, studiosi, laboratori, esperienze che hanno contribuito alla cultura teatrale italiana e internazionale. Oggi quel patrimonio non viene semplicemente celebrato: viene rimesso in movimento.

È una differenza sostanziale.

Perché il teatro, se vuole continuare ad avere un valore pubblico, non può limitarsi a rappresentare il mondo. Deve trovare il modo di entrarci in relazione. E il valore pubblico del teatro è precisamente questo: verticale, quando produce conoscenza, pensiero, ricerca, formazione, memoria; orizzontale, quando costruisce una comunità temporanea di persone diverse che per il tempo di uno spettacolo condividono uno spazio, un ascolto, una possibilità di confronto.

 

È questa la direzione nella quale si muove la Terza stagione del Nuovo Teatro Ateneo. Non un teatro chiuso nell’università, dunque, ma un teatro che dall’università prende una responsabilità particolare: quella di non smettere di interrogare ciò che accade fuori dalle sue mura. E non un teatro che cerca semplicemente di rispecchiare l’attualità, ma un luogo nel quale l’attualità possa essere sottoposta alla complessità dell'arte, della storia e del pensiero.

 

La stagione 2026/2027 mette in relazione esperienze artistiche, geografie, generazioni e linguaggi differenti, componendo un programma nel quale il teatro italiano contemporaneo dialoga con esperienze internazionali e nel quale la scena diventa uno spazio di confronto tra memoria, corpo, società, identità e comunità.

Si parte a novembre, dal Cile di Estampida Humana della compagnia Bonobo, che riflette sulla perdita del senso di comunità, sulla paura, sulla violenza e sulla trasformazione degli spazi pubblici in luoghi pericolosi e conflittuali. 

Ancora a novembre il Nuovo Teatro Ateneo ospita lo spettacolo Sogno di una notte d’estate della compagnia Maltinti Teatro, composta da un gruppo di attori professionisti e di ex-allievi di Carlo Cecchi che incontra sulla scena una generazione di giovanissimi attori per affrontare uno dei testi più giocosi e complessi del repertorio shakespeariano. Ad un anno dalla scomparsa di Carlo Cecchi, il Nuovo Teatro Ateneo vuole omaggiare questa figura del teatro italiano e lo fa con un ciclo di incontri dal titolo PASSAGGI – un omaggio a Carlo Cecchi: 4 appuntamenti da novembre a febbraio con proiezioni, dibattiti e spettacoli.

A dicembre, sarà in scena April di Fanny & Alexander, dedicato alla storia di April Ashley e alla trasformazione, alla visibilità, alla memoria; si prosegue con Progetto Bardo di Giorgio Barberio Corsetti; a gennaio si riparte con Impassedi Yusuf Mufutau, una riflessione sulla mortalità e sull'impermanenza attraverso il corpo e la danza; a febbraio si prosegue con Opera Punk di Brut Movement, una commedia musicale italo-romantica punk nella quale opera, musica, danza, comicità e abilità clownesca si incontrano.

La stagione attraversa quindi la storia e la memoria personale di Mohammed Al Qudwa in Ce qu’on emporte quand tout disparaîtin programma a febbraio, mentre a marzo è di scena Tonight il lavoro di Bertrand Lesca e Nasi Voutsas, insieme da dieci anni nella ricerca di una comicità contemporanea che dialoga con la tradizione dei grandi clown, e Confessione di un ex presidente che ha portato il suo paese sull’orlo di una crisi di Davide Carnevali, che mette in scena i meccanismi della retorica politica e il confine tra realtà e rappresentazione.

Seguono 4.5.6, storico spettacolo cult scritto da Mattia Torre, una comica e violenta storia di una famiglia isolata e chiusa nelle proprie paure; ad aprile, L’Opera du Villageois di Zora Snake, artista camerunese che intreccia danza, performance, memoria, ricerca storica e ritualità; Apocalisse tascabile di Niccolò Fettarappa e Lorenzo Guerrieri, atto unico eroicomico sulla fine del mondo e sulla possibilità di trasformare la crisi in occasione di cambiamento;  a maggio, Sulla morte senza esagerare del Teatro dei Gordi, che affronta il tema della morte con ironia e attraverso un uso non convenzionale delle maschere contemporanee; e Città sola ispirato al lavoro di Olivia Laing e diretto da Lisa Natoli, una variazione teatrale sulla solitudine urbana.

 

Sono spettacoli molto diversi tra loro ed è proprio questa distanza a costituire uno dei caratteri della stagione. Il filo che li attraversa non è un tema unico, né una dichiarazione di poetica applicata dall’alto. È piuttosto una domanda sul modo in cui gli esseri umani stanno insieme — o smettono di riuscirci — dentro società attraversate dalla paura, dalla solitudine, dalla violenza, dalla perdita della memoria, dalle migrazioni, dalle guerre, dalla trasformazione dei corpi e delle identità e dalla crisi delle forme tradizionali della comunità. Il teatro non risolve queste questioni. Non è questo il suo compito. Può però renderle visibili. Può restituire loro una forma che non sia quella, spesso semplificata, della cronaca. Può costringere lo spettatore a rimanere davanti a ciò che normalmente viene consumato in pochi secondi di informazione. E può fare una cosa ancora più semplice e, proprio per questo, più radicale: mettere delle persone nella stessa stanza e chiedere loro di guardare insieme qualcosa che da sole forse non avrebbero guardato nello stesso modo.

 

È qui che la dimensione universitaria del Nuovo Teatro Ateneo acquista un significato che va oltre la semplice collocazione geografica.

L’università non è soltanto il luogo nel quale il teatro viene ospitato. È il luogo nel quale il teatro può tornare a essere, con particolare evidenza, una forma di conoscenza. Conoscenza che passa dai libri e dagli studi, naturalmente, ma anche dall’esperienza diretta degli artisti, dalla visione, dalla discussione, dalla possibilità per studenti e pubblico di incontrare chi la scena la costruisce e la attraversa professionalmente.

Il Nuovo Teatro Ateneo si propone così come uno spazio nel quale la formazione non è separata dalla visione e la ricerca non è separata dalla vita culturale della città. È una vocazione che appartiene alla sua storia e che oggi viene ripensata dentro un teatro contemporaneo profondamente cambiato, nel quale sono saltati molti dei confini che un tempo separavano prosa e performance, teatro e danza, documento e finzione, artista e spettatore, scena e spazio pubblico.

La Terza stagione nasce dentro questa trasformazione e forse proprio per questo guarda al futuro senza avere bisogno di dichiararlo continuamente. Perché un teatro che conosce la propria storia non deve ripeterla. Deve continuare a produrre presente.

 

Una delle grandi novità della stagione è la gratuità di tutti gli spettacoli, aperti a tutto il pubblico senza biglietto: una scelta che interpreta pienamente la vocazione universitaria del Nuovo Teatro Ateneo e il suo rapporto con la comunità studentesca. Un teatro aperto, accessibile e profondamente inserito nella vita dell’Università, pensato come luogo di incontro tra studenti, artisti e pubblico, nel quale la visione dello spettacolo diventa occasione di formazione, confronto e partecipazione e nel quale il teatro torna a essere, a pieno titolo, una parte della vita culturale dell’Ateneo.

 

Dichiarazione di Antonella Polimeni, Rettrice della Sapienza Università di Roma

 

«Sapienza continua a investire nella cultura, nella conoscenza e nella bellezza, con l'impegno di mantenere vivo e accessibile un luogo che ha segnato la storia della ricerca e delle arti sceniche del Novecento. In questi anni abbiamo scelto di andare oltre la semplice riapertura di uno spazio: abbiamo destinato risorse, costruito un progetto culturale e creato le condizioni perché il Nuovo Teatro Ateneo tornasse a essere un luogo aperto, vitale e fecondo, capace di mettere in relazione ricerca, formazione, sperimentazione artistica e partecipazione. La terza stagione consolida questo percorso, con una programmazione di respiro internazionale che esplora linguaggi e forme differenti delle arti sceniche, senza rinunciare alla qualità e alla ricerca. Quest'anno compiamo un ulteriore passo: per la prima volta dall'avvio delle nuove stagioni teatrali, tutti gli spettacoli saranno gratuiti, per la comunità universitaria e per la città. È una scelta precisa, che interpreta il valore pubblico della nostra Terza e Quarta missione. Perché l'accessibilità non è il contrario della qualità: è la condizione perché la qualità possa diventare patrimonio condiviso. Vogliamo che il Nuovo Teatro Ateneo sia sempre più un luogo nel quale il sapere incontra la bellezza e la cultura diventa un'esperienza aperta a tutte e a tutti». 

 

 

Dichiarazione del Prof. Damiano Garofalo, Coordinatore della Sezione Nuovo Teatro Ateneo - Polo Museale Sapienza Cultura

 

“Un teatro universitario ha senso solo se resta un luogo in cui germogliano domande. Non soltanto un luogo in cui si mettono in scena degli spettacoli. È da qui che parte la terza stagione del rinnovato Nuovo Teatro Ateneo: dall’idea che un teatro dentro la Sapienza debba tenere insieme ciò che l'università sa fare meglio, cioè studiare, interrogare, trasmettere. E ciò che il teatro sa fare da sempre: riunire persone nella stessa stanza e chiedere loro di guardare insieme.

Il programma si muove lungo più direttrici. La prima è quella della memoria e della trasmissione: ad esempio, l’omaggio a Carlo Cecchi a un anno dalla scomparsa, non vuole essere una celebrazione, ma un passaggio di testimone tra generazioni di attori, artisti e spettatori. A questa si affianca lo sguardo su geografie e voci diverse: dal Cile alla Palestina, dalla Nigeria al Camerun, fino a paesi europei a noi più vicini. Si tratta di mettere insieme corpi, lingue e storie diverse che interrogano comunità, conflitti, identità e perdite comuni. E arriviamo così alla scena italiana contemporanea, dove il teatro diventa uno strumento per leggere drammaturgicamente il presente, senza semplificarlo, rendendo visibile (e discutibile) ciò che la cronaca consuma in pochi secondi. Sono particolarmente felice che il Nuovo Teatro Ateneo continui a essere uno spazio in cui teatro e cinema dialogano. Non due programmazioni parallele, ma due modi di abitare lo stesso luogo e rispondere a una stessa urgenza: guardare il mondo con strumenti diversi, senza rinunciare alla sua complessità. Così, questa nuova stagione è prima di tutto un invito agli studenti e ai giovani che abitano la città: venire a teatro non per trovare risposte già pronte, ma per imparare a stare dentro le domande”.

 

 

Dichiarazione di Velia Papa, Direttrice artistica del Nuovo Teatro Ateneo

 

«La Terza stagione del Nuovo Teatro Ateneo di Sapienza Università di Roma si apre con Estampida Humana, prodotto dalla compagnia cilena Bonobo nel contesto del progetto Trilogia della barbarie e in collaborazione con il Festival internazionale Santiago a Mil di Santiago del Cile, con il sostegno di IILA (Istituto italo-latino americano). Estampida Humana racconta la perdita della solidarietà sociale, la paura dell’altro e la violenza strisciante che attraversa gli spazi e le relazioni sociali. Un processo globale che sembra voler cancellare i principi della solidarietà comunitaria. Il programma prosegue con PASSAGGI, UN OMAGGIO A CARLO CECCHI: un progetto che nasce dal desiderio di mantenere viva la memoria di un grande protagonista del teatro italiano, recentemente scomparso, attraverso un ciclo di proiezioni, spettacoli e incontri con artisti che hanno condiviso con lui percorsi professionali e umani. È un modo per trasmettere, attraverso un passaggio di testimone, ai giovani e agli allievi di teatro, ma anche ai professionisti del settore e a un pubblico più ampio di estimatori e appassionati, alcune delle esperienze e degli insegnamenti che hanno segnato il lavoro di Carlo Cecchi. Con lo spettacolo Sogno di una notte d’estate abbiamo scelto di raccontare il suo teatro attraverso la memoria e la voce di chi lo ha incontrato, di chi ha lavorato con lui, di chi è stato suo allievo, di chi ha condiviso prove e palcoscenici, di chi ha raccolto e fatto proprio un modo di intendere e fare teatro. Da segnalare la presenza di Giorgio Barberio Corsetti con Bardo una tripla performance site specific. Giorgio Barberio Corsetti è un artista riconosciuto a livello internazionale per la sua ricerca sulle diverse forme del teatro, che utilizzerà il Nuovo Teatro Ateneo e altri spazi dell’Università per accompagnare gli spettatori dentro i meandri di un processo di conoscenza e di creazione che attraversa non solo il teatro, ma anche le arti figurative e le nuove tecnologie digitali. La stagione 2026/27 nasce dalla volontà di offrire allo spettatore la possibilità di approfondire i diversi elementi che compongono il tessuto drammaturgico: la parola, il gesto, la voce, il suono, la luce, il movimento, lo spazio. Un percorso attraverso linguaggi e forme differenti della drammaturgia contemporanea, in un viaggio di conoscenza denso e composito. In continuità con la stagione precedente, il programma mantiene uno sguardo fortemente contemporaneo e, al tempo stesso, internazionale. Tra le presenze più significative ci sono l’artista camerunense Zora Snake, con L’Opera du Villageois, e il nigeriano Yusuf Mufutau, con Impasse: due lavori che evocano la forza della natura e invitano il pubblico a immergersi in essa, alla ricerca di forme di espressione originarie capaci di riconnetterci con tutti gli esseri che abitano il pianeta e con un possibile ritmo comune. Le presenze artistiche di Bertrand Lesca e Nasi Voutsas, inseparabili gemelli d’arte, esplorano il vuoto sociale celebrando al tempo stesso la forza dei legami artistici e personali, attraverso un linguaggio minimalista e divertente. Mohammed Al Qudwa, giovanissimo poeta e performer palestinese, si interroga invece su ciò che resta da conservare della propria memoria personale e collettiva quando intorno c’è soltanto distruzione e perdita. Scardina tutte le convenzioni, con l’impossibile intento di regolare il caos, Opera Punk, che accompagna gli spettatori dietro le quinte di una divertente e sgangherata commedia musicale. Effimero, surreale e caotico, il lavoro del collettivo Brut Movement coinvolge il pubblico attraverso invenzioni impreviste. Tra le presenze italiane April, nuova produzione della compagnia Fanny & Alexander, celebra l’artista transgender April Ashley attraverso un originale atto di trasmissione e memoria. La compagnia utilizza la tecnica dei “ritratti mimetici” per permettere al pubblico di immergersi nella poetica e nella pratica di April Ashley e di confrontarsi con la sua storia. La scena nazionale è rappresentata anche da 456 di Mattia Torre, lo spettacolo più longevo del teatro italiano, che continua a essere rappresentato dal 2012 con lo stesso cast di attori, mantenendo intatto nel tempo l’interesse del pubblico. Sulla Morte senza esagerare, della compagnia Teatro dei Gordi, affronta il tema della morte con ironia e attraverso un uso non convenzionale delle maschere contemporanee, raccontando incontri, ultimi istanti, partenze, ritorni, occasioni mancate e addii. Un lavoro che, con leggerezza e profondità, si muove sulla soglia tra l’aldiquà e l’aldilà. Un esperimento particolarmente interessante è Città Sola, tratto da Olivia Laing, con la regia di Lisa Natoli: un lavoro sulla città che diventa protagonista di una forma ibrida, geografica e sonora, costruita insieme ad artisti provenienti da diverse discipline. Il drammaturgo italiano Davide Carnevali, con Confessione di un ex Presidente che ha portato il suo Paese sull’orlo di una crisi, propone una riflessione sul ruolo politico dell’autore teatrale. Perché il teatro può essere, per una società, una coscienza critica e l’autore può essere una mente al servizio di questa coscienza. La sfida è allora raccontare il potere e la retorica di stampo politico, mettendone in discussione i meccanismi e le parole. Il talento comico di Niccolò Fettarappa è irresistibile già a partire dal titolo, Apocalisse tascabile. Lo spettacolo affronta la fine del mondo dalla prospettiva di due giovani “scartati” dalla società contemporanea, liquidati e messi all’angolo perché considerati inutili. Un atto unico eroicomico che cerca e trova la comicità dentro la tragedia. È una stagione che mette insieme linguaggi, generazioni, provenienze e sguardi differenti, nella convinzione che il teatro debba continuare a essere uno spazio di confronto, di ricerca e di conoscenza. Un luogo nel quale le differenze non vengano semplicemente rappresentate, ma possano incontrarsi e produrre nuove domande.»

 

 

 

 

 

 

 

 

 

STAGIONE NUOVO TEATRO ATENEO 2026/2027

 

 

 

13-14 Novembre 2026

ESTAMPIDA HUMANA 

Bonobo

Sceneggiatura: Pablo Manzi 

Co-regia: Andreína Olivarí e Pablo Manzi 

Cast: Carlos Donoso, Paulina Giglio, Gabriel Cañas, Gabriel Urzúa, Guilherme Sepúlveda, Coca Guazzini 

Progetto scenografico: Juan Andrés Rivera e Felipe Olivares (Los Contadores Auditores)  Realizzazione scenografia: José Carrera 

Progetto audiovisivo e direzione tecnica: Alex Waghorn 

Parrucche e posticci: Carla Casali 

Musica: Daniel Marabolí 

Produzione: Alessandra Massardo

Organizzata in collaborazione con e con il sostegno di: The Democracy Cycle, un programma del Perelman Performing Arts Center | PAC NYC e della Civis Foundation.

 

Grazie al sostegno di IILA Organizzazione Internazionale Italo Latino Americana in collaborazione con il Festival Internazionale Santiago a Mil (Cile).

 

Un’opera teatrale sulla perdita del senso di comunità in Cile, un processo iniziato durante la dittatura. Tre storie che esplorano la paura, la violenza e la sfiducia attraverso un gioco scenico segnato da delirio, sconcerto e umorismo.

Un’associazione di quartiere deve decidere cosa fare con un gruppo di senzatetto che ha occupato la piazza del quartiere. Un negozio di bricolage è sull’orlo del fallimento e ha bisogno di un miracolo per salvarsi dalla chiusura. Una fazione clandestina di sinistra all’interno dei Carabineros (la polizia nazionale) tenta il suo primo attacco per dimostrare pubblicamente il proprio sostegno al progetto di trasformazione del paese. Queste tre storie costituiscono l’origine di Estampida humana, una produzione della compagnia Bonobo che riflette su paura, violenza e disperazione in Cile. Con arguzia, senso dell’assurdo e del disagio tipici delle produzioni di Andreina Olivari e Pablo Manzi (drammaturgia e regia), l’opera affronta il modo in cui i legami sociali, la vita comunitaria e gli spazi pubblici si sono trasformati in luoghi pericolosi e violenti 

 

 

 

21 novembre ore 20:30 / 22 novembre ore 18:00 

(PASSAGGI - un omaggio a Carlo Cecchi)

Maltinti Teatro presenta

“SOGNO DI UNA NOTTE D'ESTATE” di Shakespeare

traduzione Patrizia Cavalli

luci Camilla Piccioni

con Angelica Ippolito, Davide Giordano, Remo Stella, 

Valentina Di Battista, Manuel Di Nicola, Lorenzo Cancelli, Tommaso Ferrandina, 

Alessio Frisullo, Davide Gaibotti, Claudia Torchia

con la partecipazione di Vincenzo Ferrera

regia Davide Giordano

 

Un gruppo di attori professionisti e di ex-allievi di Cecchi incontra sulla scena una generazione di giovanissimi attori per affrontare uno dei testi più giocosi e complessi del repertorio shakespeariano. Fra i testi di Shakespeare, Sogno di una notte d'estate è uno di quelli su cui Cecchi è tornato più volte nel corso degli anni. Un'opera che ha accompagnato la sua ricerca perché racchiude, nella sua stessa struttura, alcuni dei temi centrali della sua pratica teatrale: il confine continuamente mobile tra realtà e finzione, il teatro come gioco, la necessità di una recitazione fondata sull'ascolto, sul rischio, sull'invenzione e sulla presenza, più che sulla riproduzione di una forma già acquisita. L'esperienza di Maltinti Teatro nasce proprio da questa eredità, intesa non come modello da riprodurre ma come metodo di lavoro.  

 

 

 

 

10-11 Dicembre 

APRIL

Funny&Alexander

Ideazione, regia, scene e luci: Luigi Noah De Angelis

Drammaturgia e costumi: Chiara Lagani

Con Andrea Argentieri

Testi tratti dalle interviste orali di April Ashley e da The First Lady di April Ashley e Douglas Thompson

Spettacolo in inglese, con sottotitoli

 

Un’elegia teatrale ispirata alla vita e alla voce di April Ashley che è stata una delle prime persone in Gran Bretagna a vivere pubblicamente la propria transizione. Nata a Liverpool, ha attraversato la povertà, la violenza, l’umiliazione e l’esposizione mediatica per diventare una modella internazionale, una performer di cabaret e una figura pionieristica nella visibilità transgender e nella storia LGBTQ+.

APRIL non è una ricostruzione biografica. È un atto dal vivo di trasmissione.

In scena, il performer Andrea Argentieri entra progressivamente in dialogo con la voce registrata di April Ashley, con le sue interviste e le sue apparizioni pubbliche, attraverso la tecnica della eterodirezione di Fanny & Alexander: una pratica performativa dal vivo nella quale l’attore riceve in tempo reale, attraverso un auricolare, indicazioni vocali e fisiche. Nel corso della performance, il performer diventa un corpo risonante per la presenza di April, per il suo ritmo, il suo respiro e il suo linguaggio. 

Attraverso registrazioni d’archivio, video dal vivo, doppiaggio e performance, APRIL ripercorre alcuni frammenti del suo percorso: dall’infanzia a Liverpool al cabaret Carousel di Parigi, dall’intervento chirurgico di riassegnazione di genere a Casablanca nel 1960 alla violenza del sistema giuridico britannico, che si rifiutò di riconoscere la sua identità. Al centro del lavoro c’è il tentativo di avvicinarsi a una presenza viva: non semplicemente rappresentare April Ashley, ma permettere alla sua voce, ai suoi gesti e alla sua forza emotiva di riemergere nel presente attraverso un altro corpo. April è al tempo stesso un’elegia e un atto di resistenza.

Una performance sulla trasformazione, sulla visibilità, sulla memoria e sulla lotta per rimanere fedeli alla propria verità interiore. Il progetto prosegue la ricerca a lungo termine di Fanny & Alexander sui “ritratti mimetici”, che comprende performance dedicate a Nina Simone e Primo Levi.

 

 

 

 

16-20 Dicembre 2026

In collaborazione con Accademia di S. Luca e Polo Museale - Sapienza Cultura Sezione Nuovo Teatro Ateneo, Fattore K presenta
BARDO
Scritto, diretto e interpretato da Giorgio Barberio Corsetti

Progetto articolato in tre capitoli, tre diverse performances tutte parte di un affresco, una visione sul tempo, lo spazio, la creazione, l’identità, la Storia.

 

Sala Olimpia - Museo dell’Arte Classica - Sapienza Università di Roma

QUANTI ANNI SONO PASSATI?

La seconda performance avverrà nel Museo dell’Arte Classica, la Gipsoteca, alla Sapienza.
Il tunnel della storia, delle forme stabilite, la raffigurazione del Tempo attraverso l’inventario del bello, si imprimono nella mente con la violenza della ripetizione, e ci conducono nel terreno della Storia, della continuità ideale delle forme in una disconnessione catastrofica.

Il primo sé, colui che agiva e attraversava la sua piccola storia individuale alla Ripense qui diventa rabbioso, si difende e aggredisce come in un sogno violento…


Con: Giorgio Barberio Corsetti

 

 

Nuovo Teatro Ateneo - Sapienza Università di Roma

QUESTA NON È LA FINE

La terza performance avverrà sul palcoscenico, qui si rappresenta la rappresentazione stessa specchio della coscienza di sé, infinita combinazione.

Uno schermo deformabile, due attori, delle immagini proiettate, evocheranno storie, sogni, eventi tratti da un diario immaginario… qui personaggi popolano lo spazio della scena e dello schermo, si accalcano, escono dai sogni per invaderne altri, per poi apparire nella veglia giusto dietro l’angolo dell’occhio… e in questa fantasmagoria pian piano si delineano i confini tra i vari stati della vita, del sogno, della morte…si passerà dalla crosta dura alla tenera mollica… certo si sveleranno i vari strati di corazza che si dovranno strappare per arrivare alla carne viva, alla vera essenza…

Con: Giorgio Barberio Corsetti e Lorenzo Ciambrelli

video artist Fabio Massimo Iaquone

 

 

 

 

20-21 gennaio 

IMPASSE

Ikùn|Mufutau Yusuf

Coreografia: Mufutau Yusuf

Performers: Mufutau Yusuf, Lucas Katangila

Composition & Sound: Tom Lane and Mick Donohoe

Scenografia: Mufutau Yusuf

Disegno luci: Matt Burke

Costumi: Alison Brown

Oggetti di scena: Maryam Yusuf

Testo: Ikenna Anyabuike

Commissionato da Liz Roche Company e sostenuto da Solstice Arts Centre, Dance Cork Firkin Crane, Irish Arts Centre New York, Ultima Vez, Dublin Dance Festival, Uillinn West Cork Arts Centre, Maison de la Danse, Lyon, Le Pôle européen de création, Centre National de la Danse.

La realizzazione di Impasse è stata finanziata da The Arts Council of Ireland/An Chomhairle Ealaíon.

 

Impasse, di Mufutau Yusuf, nasce dal tentativo di interrogare la condizione del corpo nero nella società occidentale contemporanea, mettendo in discussione i concetti di rappresentazione, di rappresentazione distorta e di invisibilità.

È una performance fisica, potente e incalzante, costruita su un ritmo serrato e una forte intensità scenica. La scenografia e gli oggetti utilizzati evocano l’esperienza della migrazione africana e portano in primo piano le narrazioni e gli stereotipi che, nel corso della storia, sono stati proiettati sui corpi neri. Narrazioni segnate dall’imperialismo culturale, dalla violenza, dallo sfruttamento, dalla marginalizzazione e dalla privazione di potere, che vengono qui attraversate e messe a nudo attraverso una fisicità radicale e una profonda intensità emotiva.

La performance mette in discussione le immagini razzializzate storicamente associate alla nerezza — rozzezza, minaccia, ipersessualità, rabbia e immoralità — per restituire al corpo nero la sua forza, la sua grazia, la sua sensualità, la sua tenerezza, la sua intelligenza e la sua capacità d’amare.

Impasse non si limita a esplorare queste rappresentazioni, ma invita a ripensare il modo in cui definiamo noi stessi e la nostra idea di comunità. È un gesto di riappropriazione dell’umanità e, al tempo stesso, una celebrazione dell’autonomia e della capacità di autodeterminazione dei corpi neri.

Impasse ha debuttato nel maggio 2024 nell’ambito del Dublin Dance Festival, ricevendo un’ampia e positiva risposta da parte della critica e del pubblico. Nell’agosto 2024 è stato presentato al Dancebase nell’ambito dell’Edinburgh Fringe Festival. Nell’autunno dello stesso anno è stato ospitato in Francia dalla Maison de la Danse di Lione; in Irlanda dal Solstice Arts Centre di Navan e dal Dance Cork Firkin Crane di Cork; in Nigeria da Afropolis a Lagos; e nel Regno Unito dal The Mac, nell’ambito del Belfast International Arts Festival, e dal Sadler’s Wells di Londra.

Lo spettacolo contiene musica ad alto volume, luci stroboscopiche e nudità.

 

 

 

10-11 febbraio

OPERA PUNK

Scrittura e regia: Brut Movement
In scena: Paola Di Bella, Irene Occhiato, Florian Vuille, Luigi Bisogno
Musiche: Florian Vuille, Luigi Bisogno
Consulenza artistica: Mat Voorter
Costumi: Mat Voorter
Grafica: Arnaud Beelen
Fotografia: Arnaud Beelen
Tour Manager: Arnaud Beelen
In partenariato con: Tictac ArtCenter, La Roseraie, Wolubilis, Les Baladins du Miroir
Distribuzione: AMA Brussels

Una commedia musicale italo-romantica punk

 

Opera Punk irrompe sulla scena con quattro performer, una batteria, trombe, voci e un’energia incontenibile. In un istante possono essere danzatori, musicisti, amanti, cani o onde del mare, passando dal serio all’assurdo e dalla danza alla musica con una libertà assoluta. Qui il confine tra palcoscenico e backstage scompare: tutto ciò che accade diventa spettacolo. Interamente acustico, lo spettacolo alterna melodie romantiche e brani punk originali, costruendo un universo sonoro energico e imprevedibile. Al centro c’è la libertà di espressione, intesa come possibilità di liberarsi dai condizionamenti e dalle convenzioni sociali. Le emozioni non vengono semplicemente raccontate, ma vissute e agite attraverso il corpo, mentre la musica composta dagli stessi artisti accompagna il pubblico in un percorso che si sviluppa dall’inizio alla fine.

Paola, Florian, Irene e Luigi intrecciano clown, danza, musica e canto per creare un mondo in continua metamorfosi, in cui il quotidiano convive con l’assurdo e il sorprendente. La scena diventa un luogo di gioco e sperimentazione: si passa dalla danza alla musica, dal teatro al canto, mentre i performer dialogano tra loro e cambiano costume davanti agli spettatori. Opera Punk rinuncia alla tecnologia e affida tutto alla presenza fisica degli artisti, alla loro immaginazione e agli strumenti che hanno a disposizione: batterie, trombe, voci e, talvolta, un megafono. Il corpo diventa così il centro della performance e la sua stessa cassa di risonanza.

Le composizioni spaziano dalle melodie polifoniche all’«Italo-romantic punk»: Italo per i testi in italiano, romantic per i contenuti sentimentali e punk per l’energia dei ritmi. Tutta la musica è originale. Il risultato è uno spettacolo diretto, ironico e fisico, capace di alternare il comico e l’assurdo alla tenerezza. Un’esperienza acustica ad alta intensità, in cui l’energia dei quattro performer è sempre sul punto di trasformarsi in una piccola rivoluzione.

 

 

 

22-23 febbraio

TRE STAGIONI E UN CORPO

«CE QU’ON EMPORTE QUAND TOUT DISPARAÎT» (Ciò che conserviamo quando tutto è perduto) 

Mohammed Al Qudwa 

Ideazione, testo e interpretazione: Mohammed Al Qudwa

Regia: Martha Kiss Perrone, Mohammed Al Qudwa

Drammaturgia: Maëlle Poésy

Musiche: Anelena Toku, Rafael Coutinho

Collaborazione musicale: Waseem Al Sisi, Juliano Abramovay

Collaborazione coreografica: Aurore Giaccio

Luci: Sebia Falk-Lemarchand

Scene: Jeanne Knoplioch

Suono e direzione di scena: Robin Charlet

Traduzione francese: Jumana Alyasiri

Traduzione inglese: Alaa Al Qaisi

Assistente alla regia e sopratitoli: Lynda Rahal 
Produzione Théâtre Dijon Bourgogne, Centre dramatique national
Coproduzione Nouveau Théâtre Besançon, Centre dramatique national / Passages
Transfestival - Metz / NEST, Centre dramatique national transfrontalier de Thionville-Grand Est / MA, Scène nationale - Pays de Montbéliard

 

Nella sua prima creazione il giovane artista Mohammed Al Qudwa racconta la sua storia. Poeta e performer palestinese, all’età di 22 anni ha già vissuto cinque guerre a Gaza. Mescolando ricordi e slanci poetici interroga il bambino che era, poi l’adolescente ed infine il giovane adulto costretto a lasciare il suo Paese. Lasciandosi alle spalle la memoria della sua giovane vita, attraverso la distruzione di un territorio, si interroga su ciò che potrà trasmettere quando tutto sembra, invece, perduto per sempre. Oggi accolto e sostenuto da istituzioni artistiche francesi come il Festival Paris l’été nel contesto del programma PAUSE del Collège de France, dà voce all’indicibile mescolando teatro, danza, e karate- Moammed è stato un professionista sportivo di alto livello nella squadra nazionale palestinese-. Con la sua forte presenza in scena non dimentica mai la speranza e un sottile umorismo. 

 

 

 

10-11 Marzo 

TONIGHT

Della compagnia BERT&NASI 

Ideazione e interpretazione: Bertrand Lesca e Nasi Voutsas
Drammaturgia: Edward Fortes
Consulenza artistica: Tim Etchells, Vlatka Horvat, Kate Yedigaryoff
Scene e costumi: Camille Lemonnier
Disegno luci: Nao Nagai
Responsabile tecnico e sound design: Enrico Aurigemma
Produzione esecutiva: Khenory Sok
Responsabile tournée: Jessica Barber
Amministrazione: Clelia Coussonnet

Produzione associata: Les Théâtres – Jeu de Paume (Aix-en-Provence)

 

Con la loro inconfondibile comicità surreale, ironica e spiazzante, Bert e Nasi tornano in scena per mettere alla prova, e forse persino smontare, i delicati meccanismi che tengono in piedi una performance.

Quello che nasce come una celebrazione entusiasta delle infinite possibilità della scena si trasforma presto in una corsa imprevedibile e vertiginosa. Bert e Nasi ci accompagnano da un pensiero all’altro con assoluta naturalezza, fino a farci perdere ogni punto di riferimento e abbandonare il bisogno di avere tutto sotto controllo.

Tonight rappresenta una svolta nel percorso artistico di Bertrand Lesca e Nasi Voutsas, conosciuti come Bert e Nasi. Per la prima volta i due artisti scrivono insieme un testo: un «monologo» a due voci, condiviso e interpretato da entrambi.

Il lavoro arriva dopo L’Addition, nato dalla collaborazione con Tim Etchells, regista della compagnia Forced Entertainment, e presentato per la prima volta al Festival di Avignone nel 2023. Accolto con entusiasmo dalla critica internazionale, L’Addition è tuttora in tournée.

Con Tonight, Bert e Nasi scelgono invece di confrontarsi direttamente con la scrittura. Il testo oscilla continuamente tra improvvisazione e parola scritta, lasciando emergere una comicità surreale e imprevedibile. I due lo recitano insieme, sera dopo sera, mantenendo aperto quello spazio di incertezza in cui tutto può ancora accadere.

La parola «tonight» — «stasera» — ritorna ossessivamente nel corso della performance, fino a confondersi con il titolo stesso. Un gioco semplice che sposta l’attenzione sul presente: essere qui, adesso, davanti a un pubblico. Ma anche sulle infinite possibilità che si aprono ogni volta che assistiamo a una performance e ogni volta che una serata è ancora tutta da vivere.

 

 

 

23-24 Marzo

CONFESSIONE di un ex presidente che ha portato il suo paese sull'orlo di una crisi 

Di Davide Carnevali

Regia Vittorio Borsari

Con Fabrizio Martorelli

Costumi Chiara Zanini

Progetto audio Fabio Brusadin

Scenografia Stefano Zullo

Produzione Chronos 3

Spettacolo per 50 spettatori dotati di cuffie

 

Immaginiamo di essere in Argentina. Oppure in Spagna, Brasile, Italia.

Confessione di un ex presidente è uno spettacolo riguardo il linguaggio della politica. Attraverso un’esperienza immersiva dal punto di vista sonoro, lo spettatore sarà condotto dentro i complessi ragionamenti della manipolazione della parola: come un prestigiatore, il politico disegna un confine ambiguo tra realtà e rappresentazione.

L’ex presidente parla un linguaggio che cerca il consenso del popolo: una semplificazione che si rivolge direttamente al popolo per spiegare tutto ciò che è successo durante il suo mandato. Un' utopia dove solo la finzione teatrale può avere il privilegio di essere “vera”.

Il pubblico sarà il popolo, pronto a pesare le parole dell’ex presidente attento a valutare la nostra capacità di ascolto. A che punto è il nostro senso critico, il nostro grado di libertà e di democrazia?

Un flusso di coscienza ben organizzato per portarci a riflettere, ridere e pensare alla fragilità delle nostre democrazie, dove il cittadino diventa consumatore di illusioni, dove per l’appunto la verità non conta più nulla.

La sfida è raccontare il potere e la retorica di stampo politico mettendone in luce l’ambiguità, la pericolosità, ma allo stesso tempo anche il fascino e la capacità comunicativa.

 

 

 

 

30 Marzo

4.5.6

scritto e diretto da Mattia Torre
con Massimo De Lorenzo, Carlo De Ruggieri, Cristina Pellegrino
e con Giordano Agrusta
scene Francesco Ghisu
disegno luci Luca Barbati
costumi Mimma Montorselli
assistente alla regia Francesca Rocca
movimenti di scena Alberto Bellandi

produzione Marta Morico
distribuzione Alessandro Gaggiotti
organizzazione Emanuele Belfiore, Serena Martarelli
comunicazione e ufficio stampa Beatrice Giongo
tecnici Jacopo Pace, Francesco Mentonelli

MARCHE TEATRO / Nutrimenti Terrestri / Walsh

 

Questo spettacolo divenuto ormai un cult è la storia comica e violenta di una famiglia che, isolata e chiusa, vive in mezzo a una valle oltre la quale sente l’ignoto. Padre, madre e figlio sono ignoranti, diffidenti, nervosi. Si lanciano accuse, rabboccano un sugo di pomodoro lasciato dalla nonna morta anni prima, litigano, pregano, si odiano. Ognuno dei tre rappresenta per gli altri quanto di più detestabile ci sia al mondo. E tuttavia occorre una tregua perché sta arrivando un ospite atteso da tempo, che può e deve cambiare il lor futuro. Tutto è pronto, tutto è perfetto ma la tregua non durerà. 456 nasce dall’idea che l’Italia non è un paese, ma una convenzione. Che non avendo un’unità culturale, morale, politica, l’Italia rappresenti oggi una comunità di individui che sono semplicemente gli uni contro gli altri: per precarietà, incertezza e paura per mancanza di comuni ispirazioni. 456 racconta come proprio all’interno della famiglia, rappresentata   come avamposto della nostra arretratezza culturale, nascono i germi di questo conflitto la famiglia. 

 

 

 

7-8 aprile per la prima volta a Roma

Zora Snake (Camerun / Francia)

L’OPERA DU VILLAGEOIS   

Testo, coreografia, ideazione e performance: Zora Snake
musica dal vivo: Maddly Mendy Sylvia

Audio Sounds: Felwine Sarr, Bénédicte Savoy, Emmanuel Macron, Eliane Azoulay

musica di sottofondo: Musica rituale N'Kounga - Bamiléké et Drums Dunumba

Costumi e scenografia: Zora Snake

Produzione: Compagnia Zora Snake

con il supporto di Faso Teatri
e con il supporto di: La cité internationale des arts à Parigi, Collettivo Afrikadaa, Palais de Tokyo a Parigi, Live art Network Africa a Johannesburg

 

Una musicista accoglie il pubblico e lo accompagna, attraverso il suono del flauto, verso una prima installazione, dove l’artista appare come un’opera vivente, entrando in relazione con lo spazio e con il pubblico. Il percorso prosegue verso una seconda installazione, in un dialogo continuo tra musica, corpo e ambiente, fino alla scena conclusiva: l’artista viene lentamente ricoperto dalla terra, mentre due donne intervengono sulla materia che ne avvolge il corpo. Lo spettacolo si sviluppa così come una performance itinerante in cui il corpo dell’artista diventa parte dell’opera e la materia, lo spazio e la musica concorrono alla costruzione di un’esperienza sospesa tra performance, installazione e rito.

Zora Snake nato a Bamendou, nel villaggio Sonkeng (Camerun), con il nome di "TEJEUTSA", è un artista coreografo-performer proveniente da una formazione di danze urbane e Hip-hop. Dice di sé stesso di coreografare "gli spiriti" e non "i movimenti". Nel suo rapporto con il movimento, ricerca l'anima, la stranezza del gesto, ciò che ci sfugge, il respiro del corpo, le distorsioni disallineate, la totalità dell'essere e le sue vibrazioni più profonde che trasformano le nostre storie, i nostri impulsi, le nostre emozioni e le nostre energie in un atto artistico singolare, politico, sacro e umano. Le creazioni coreografiche e performative di Zora Snake nascono da un lungo processo di ricerca basato su immersione e documentazione storica, utopica e reale. Crea opere artistiche abitando tutti gli spazi possibili in cui il rapporto tra scena, artisti, spettatori e pubblico cessa di esistere. Fa inoltre della sua arte un atto politico che richiama al coraggio, alla resistenza, alla trasformazione, al ribaltamento delle prospettive e alle repliche poetico-rituali di fronte alle crisi globali per ripensare la nostra umanità. Tra danza e performance, fonda la sua scrittura artistica sulle drammaturgie dell'invisibile intese come eredità ancestrali che sfuggono alle norme dell'arte, interrogando lo spazio contemporaneo. Il suo lavoro è stato presentato alla Biennale di Venezia. 

 

 

 

 

 

 

28-29 aprile 

APOCALISSE TASCABILE

ideazione e scrittura Niccolò Fettarappa Sandri

regia Niccolò Fettarappa Sandri, Lorenzo Guerrieri

con Niccolò Fettarappa Sandri, Lorenzo Guerrieri

produzione Sardegna Teatro

durata 65’ 

 

Senza alcun preavviso, Dio compare in un supermercato in periferia di Roma e vi annuncia la fine del mondo. Per sua colpa e sfortuna, ad ascoltarlo c’è ben poca gente. A prenderlo sul serio c’è solo un giovanotto amorfo e sfibrato, da allora fatalmente destinato ad essere il profeta della fine dei tempi. Accompagnato da uno svogliato angelo dell’Apocalisse, il giovane apostolo si fa strada nell’abisso peccaminoso della città romana, per annunciare ai suoi abitanti la loro imminente fine. Il progetto apocalittico voluto da Dio sembra però fallire. La triste notizia annunciata però non sembra affatto scuotere chi già si dedica, con mortuaria solerzia, alla propria

quotidiana estinzione.

Apocalisse Tascabile è un atto unico eroicomico che con stravaganza teologica ricompone l’infelice mosaico di una città decadente e putrefatta, specchio di una defunta condizione umana. Lo spettacolo tratta della fine del mondo vista da svariate prospettive, tra le quali preponderante è quella di due giovani “scartati”, liquidati e messi all’angolo perché inutili. La fine del mondo è allora per loro quasi un’occasione di vendetta, una rivincita presa sull’indifferenza subita, il cambiamento è incarnato dall’annuncio profetico di questi due smaliziati apostoli under 30 che portano sulla scena con autoironia la rabbia di una generazione esclusa, così giovane e già così defunta. Apocalisse Tascabile è uno spettacolo a doppiofondo: la fine del mondo è anche l’occasione per risvegliare quella “debole forza messianica” che secondo Benjamin si deposita in ogni generazione, in attesa di essere portata alla luce per scardinare il mondo.

 

 

6-7 maggio

SULLA MORTE SENZA ESAGERARE 

ideazione e regia Riccardo Pippa
di e con Giovanni Longhin, Andrea Panigatti, Sandro Pivotti, Matteo Vitanza

produzione Teatro Franco Parenti / I Gordi  

 

Sulla soglia tra l’aldiquà e l’aldilà, dove le anime prendono definitivo congedo dai corpi, c’è la nostra Morte. I vivi la temono, la fuggono, la negano, la cercano, la sfidano, la invocano. E quanti ritardi nel suo lavoro, quanti imprevisti, tentativi maldestri, colpi a vuoto e anime rispedite al mittente! E poi che ne sa la Morte di cosa significhi morire?

Sulla morte senza esagerare, in omaggio alla poetessa polacca Wisława Szymborska, affronta il tema in chiave ironica attraverso un uso non convenzionale di maschere contemporanee: figure familiari, presenti, che parlano, senza parole, di incontri, ultimi istanti, partenze, ritorni, occasioni mancate, veglie e addii.

I Gordi sono una compagnia teatrale indipendente formata da un gruppo di artisti diplomati alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano. Dal 2010 i Gordi si incontrano e lavorano insieme su spettacoli teatrali, per creare e condividere esperienze di formazione e realizzare progetti culturali. Si nutrono di incontri e di collaborazioni e nelle proposte artistiche difendono il lavoro di creazione collettiva.

Nel 2024 la compagnia stringe una maggiore relazione con il Teatro Franco Parenti, diventando compagnia residente per il triennio 2024-2026, e debutta con Note a Margine al Campania Teatro Festival, che completa un’ideale «tetralogia della soglia»: in Sulla morte senza esagerare la soglia è lo spazio tra l’aldiquà e l’aldilà, in Visite tra il presente e il passato; in Pandora è tra intimo e pubblico e in Note a margine la soglia è una veglia funebre.

 

 

 

 

 

 

27-28 Maggio 

CITTÀ SOLA

di Olivia Liang 

Traduzione Francesca Mastruzzo

Riduzione e drammaturgia Fabrizio Sinisi

Ideazione Alessandro Ferroni, Maddalena Parise / lacasadargilla

Regia Alessandro Ferroni e Lisa Ferlazzo Natoli

Con Lisa Ferlazzo Natoli

 

“Immaginate di stare alla finestra, di notte, al sesto o al settimo o al quarantatreesimo piano di un edificio. La città si rivela come un insieme di celle, centinaia di migliaia di finestre”. Olivia Laing ragiona e cammina per le strade di New York disegnando una cartografia privata lungo l’abisso dell’isolamento. New York diventa tutte le città che abbiamo attraversato e racconta una solitudine che può essere solo urbana, una passeggiata in sette capitoli per sette inquilini speciali: sei artisti e un intruso, Josh Harris fondatore della prima società di ricerche di mercato su Internet. Inquilini che popolano la città sola di Olivia Laing, una vera e propria “città a sé stante” che scopriamo essere, in fondo, un posto molto affollato.

Città sola come materia viva è il libro passato di mano in mano durante gli anni di scrittura de Il Ministero della Solitudine – creazione originale de lacasadargilla e Fabrizio Sinisi, di con e per cinque attori –, diventandone quasi uno spin-off e allo stesso tempo un organismo completamente autonomo. Perché Città sola ha saputo rintracciare tra le pieghe della solitudine quel legame personale e politico tra artista e opera che per condizione o per scelta, come un doppio laccio, non lascia scampo né sopporta compromessi – “io mi espongo nei miei quadri” dice Hopper.

Gli artisti di Città sola abitano questa solitudine urbana in una radicale coincidenza con la propria opera e Olivia Laing, portatrice sana delle loro storie, li dispone uno ad uno: alcuni noti come Hopper e Warhol, altri quasi sconosciuti come Nomi, Darger, Wojnarowicz, Leonard. Laing attraversa i quadri-acquario di Edward Hopper, interni di vetri solidi e trasparenti con corpi esposti che sembrano solo voler essere “visti, compresi e accettati”; i registratori e le telecamere di Andy Warhol che si traveste per aggirare gli abissi di incomunicabilità e riuscire a incapsulare il tempo; la grazia politica di David Wojnarowicz nella New York degli anni ottanta, gli scritti formidabili, le fotografie scattate lungo i moli di Chelsea grazie alla maschera di Arthur Rimbaud; le 15.145 pagine di memoir, i collage e le sinfonie di colori di Henry Darger, artista poverissimo, “inventore di mondi”; la figura aliena, la voce quasi disumana di Klaus Nomi “controtenore dell’electro-pop” nella New York dell’Aids; “le passeggiate nei viali luminosi di Internet” accanto a Josh Harris, imprenditore che per primo, all’alba del nuovo millennio, ha visto la forza motrice del mondo digitale tra le trame delle nostre solitudini.

Un’analisi politica e affettiva scorre lungo le strade di Città sola e segna anche il capitolo finale del libro dedicato all’opera di rammendo di Zoe Leonard: 302 frutti essiccati, ricomposti e ricuciti con filo, cerniere e bottoni. Zoe Leonard e Billy Holiday una accanto all’altra in un vero e proprio atto di riparazione, per tutti gli amici persi, per comprendere il perturbante lavorio del tempo nelle nostre vite. Perché se l’arte “non può riportare in vita i morti, né sanare le liti tra amici, o fermare il cambiamento climatico, ha funzioni tutte sue: può creare intimità, curare le ferite, o dimostrare che non tutte le ferite hanno bisogno di essere curate”.

 

 

 

 

 

PASSAGGI - un omaggio a Carlo Cecchi

Focus “Sogno di una notte d’estate”

dal 4 – 21 – 22 novembre 2026 - 11 | 25 gennaio – 12 febbraio 2027

 

PASSAGGI è un ciclo di appuntamenti dedicato a Carlo Cecchi, una delle figure più significative e originali del teatro italiano contemporaneo, recentemente scomparso. Attore e capocomico, Cecchi ha attraversato il teatro italiano e internazionale con uno sguardo intelligente e profondo e facendo della scena un luogo di libertà e allo stesso tempo di rigore, di rischio e scoperta, di ascolto e gioco. Nel suo teatro, vissuto sempre come spazio presente, gli attori sono stati chiamati a costruire ogni sera una relazione viva e immediata con il pubblico, con il testo e con gli altri interpreti in scena. La sua personalità, la sua visione e il suo modo di intendere il teatro e il lavoro degli attori hanno lasciato tracce profonde e continuano a influenzare generazioni di artisti.

 

PASSAGGI non nasce con l’intento di costruire una celebrazione retrospettiva - né pretende di restituire completamente la complessità e la ricchezza del percorso artistico di Cecchi - ma dal desiderio di trasmettere, attraverso un passaggio di testimone, a studenti, allievi di teatro, docenti, teatranti, e a un ampio pubblico interessato al teatro, alcune delle esperienze e degli insegnamenti che hanno segnato il percorso di molti artisti. Un progetto che sceglie di raccontare il teatro di Cecchi attraverso la memoria e la voce di chi lo ha incontrato e attraversato: di chi ha lavorato con lui, di chi è stato suo allievo, di chi ha condiviso prove e palcoscenici, di chi ha raccolto e fatto proprio un modo di fare teatro.

 

Il progetto si sviluppa attraverso un ciclo di proiezioni, spettacoli e incontri con artisti che hanno condiviso con Cecchi percorsi professionali e umani: Mario Martone, Angelica Ippolito, Valerio Binasco, Arturo Cirillo, Iaia Forte, Francesca Comencini, Vincenzo Ferrera, Davide Giordano e tanti altri.

Molti degli artisti ospiti hanno lavorato, negli anni, al “Sogno di una notte d’estate” di Shakespeare, uno dei testi shakespeariani ai quali Cecchi è tornato più volte nel corso del tempo. Il “Sogno” è un'opera che ha accompagnato la ricerca di Cecchi perché racchiude, nella sua stessa struttura, alcuni dei temi centrali della sua pratica teatrale: il confine continuamente mobile tra realtà e finzione, il teatro come gioco, la necessità di una recitazione fondata sull'ascolto, sul rischio, sull'invenzione e sulla presenza, più che sulla riproduzione di una forma già acquisita.

 

Il progetto mette in relazione generazioni diverse. Gli artisti che hanno lavorato con Cecchi incontrano una nuova generazione di attori, creando uno spazio di confronto e di trasmissione tra memoria e presente, tra esperienza e formazione. Il “Sogno di una notte d’estate” realizzato da Maltinti Teatro ha seguito principi – la centralità della prova, il dialogo costante con il testo, l'ascolto reciproco tra gli attori, la relazione viva con il pubblico, la disponibilità a lasciare spazio all'imprevisto – che appartengono al cu

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