Marocco. Il Re Mohammed VI denuncia lo sfruttamento politico e mediatico della questione migratoria in Spagna

Il Re Mohammed VI: "La partnership è una scelta sovrana e un impegno volontario, che non può essere soggetto ad alcuna pressione, minaccia o ricatto".

Belkassem Yassine
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10/10/2026
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Dal Mondo
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Rivolgendosi direttamente al Parlamento in occasione dell'apertura della prima sessione della XII legislatura, venerdì 9 ottobre, il Re Mohammed VI ha espresso una severa valutazione del quadro migratorio che lega Rabat ai suoi partner, tra cui spicca la Spagna. Così il Re Mohammed VI ha criticato la strumentalizzazione della questione migratoria nelle dispute politiche e mediatiche in Spagna, sottolineando che il partenariato tra Rabat e Madrid, nonostante i progressi compiuti in vari ambiti, deve affrontare sfide che richiedono una rivalutazione dell'attuale modello di cooperazione. 
Il tono era misurato, ma il messaggio inequivocabile. Il Sovrano ha sottolineato che il Regno del Marocco è riuscito a consolidare la propria posizione sulla scena internazionale in qualità di "partner responsabile e affidabile, attaccato al rispetto dei suoi impegni e che ha il diritto di aspettarsi lo stesso trattamento dai propri partner". 
Il Re ha proseguito affermando che l'approccio equilibrato del Marocco alla questione migratoria ha prodotto "risultati concreti", prima di offrire immediatamente la sua diagnosi: "Dobbiamo riconoscere, con coraggio e obiettività, che in questo ambito l'attuale modello di cooperazione ha raggiunto i suoi limiti, come dimostrano chiaramente le ripetute crisi".
"Questa cooperazione - ha specificato - si trova attualmente ad affrontare importanti sfide legate ad alcune disposizioni giuridiche obsolete e a decisioni giudiziarie scollegate dalla realtà, che purtroppo impediscono il rimpatrio dei minori e delle persone che usupano il diritto d'asilo, alimentando al contempo le ambizioni delle reti criminali." 
Nello stesso contesto, il Re ha affermato che, "di fronte a dichiarazioni irresponsabili e a una strumentalizzazione flagrante da parte di certi ambienti politici e mediatici", il Marocco ribadisce che il partenariato è una scelta sovrana e un impegno volontario, e non può in alcun caso essere soggetto a pressioni, minacce o ricatti. Il Sovrano ha infine annunciato un'iniziativa su questo tema: "Il Marocco presenterà ai suoi partner un documento che delinea una visione strategica chiara e programmatica" che getterà una nuova orientazione volta a promuovere lo sviluppo condiviso, la competitività economica e la stabilità regionale. 
Da ricordare che l'8 luglio la Corte Suprema spagnola ha stabilito che l'espulsione immediata alla frontiera non può essere applicata alle persone intercettate in mare mentre tentano di raggiungere la Spagna a nuoto. Rabat cita l'interpretazione di questa sentenza, diffusa dai trafficanti e sui social media, come una delle cause della crisi che ne è seguita. 
Il 30 e 31 luglio, migliaia di persone sono entrate a Ceuta, a piedi attraverso l'entrata di Tarajal o a nuoto. Il Ministero dell'Interno spagnolo ha indicato un numero ufficiale di 72.000 ingressi. La stragrande maggioranza ha lasciato Ceuta nei giorni successivi, ma questo episodio ha superato di gran lunga quello del maggio 2021, che aveva visto l'ingresso nell'enclave di circa 8.000 persone. 
La questione dei minori non accompagnati rimane il principale punto di controversia. La polizia spagnola ne ha registrati 1.342, un numero superiore alla capacità di accoglienza della città. Alla fine di luglio, Rabat e Madrid hanno concordato di accelerare l'identificazione e il rimpatrio di coloro che sono entrati nel Paese in modo irregolare, ma l'attuazione è ostacolata dalla legge spagnola, che vieta il rimpatrio di un minore non accompagnato senza presunte garanzie di protezione. 
Il 20 agosto, la procura minorile ha quindi respinto l'idea di un'immediata espulsione, auspicata dal leader del Partito Popolare, Alberto Núñez Feijóo. Da parte marocchina, il Ministro della Giustizia, Abdellatif Ouahbi, ha sottolineato in agosto gli ostacoli frapposti dalla Spagna e ha dichiarato che il Marocco non intendeva fare il "poliziotto" d'Europa. A settembre, Madrid ha iniziato a trasferire i minori marocchini nella penisola iberica, mentre Rabat continua a chiederne il rimpatrio. 
Il Re ha quindi preso di mira "le dichiarazioni irresponsabili di certi ambienti politici e mediatici" e "il loro palese sfruttamento della situazione". Ha risposto per principio: "La partnership è una scelta sovrana e un impegno volontario, che non può essere soggetto ad alcuna pressione, minaccia o ricatto". 
Da ricordare che la parola "ricatto" ha dominato il dibattito spagnolo dall'estate scorsa, in vista delle elezioni generali del 29 novembre. Il 9 settembre, al Congresso dei Deputati, il leader di Vox, Santiago Abascal, ha accusato Pedro Sánchez di essere ricattato dal Marocco, definendolo poi il "candidato marocchino" alle elezioni. 
Il Parlamento europeo, dal canto suo, ha parlato di uno strumento di "guerra ibrida" a Ceuta, però senza collegamento al Marocco. Rabat nega infatti di aver agevolato gli attraversamenti. Il governo Sánchez, tuttavia, non ha accusato direttamente il Marocco e afferma di non disporre di prove concrete in tal senso. 

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