I genitori di Chiara Poggi a Verissimo: «La Procura poteva smorzare le insinuazioni su Marco. Se indicherà un altro colpevole ne prenderemo atto»

Mario Barbato
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04/10/2026
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Cronaca
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I genitori di Chiara Poggi rompono il silenzio sul delitto di Garlasco per esprimere un atto di accusa contro la gestione mediatica e giudiziaria delle indagini. Ospiti della trasmissione Verissimo su Canale 5, Giuseppe Poggi e Rita Preda hanno preso le distanze dalle recenti speculazioni, focalizzando l'attenzione sulla tutela della propria onorabilità e sul peso di insinuazioni mai riscontrate dagli atti processuali. 

Al centro della contestazione dei coniugi Poggi si posiziona l'operato della Procura di Pavia, ritenuto carente sotto il profilo della tutela comunicativa. Secondo quanto dichiarato in tv, i magistrati avrebbero dovuto intervenire per arginare le indiscrezioni che hanno coinvolto sia Chiara sia il fratello Marco Poggi, proteggendo la famiglia da una sovraesposizione mediatica giudicata ingiustificata e lesiva. 

Sul fronte delle piste alternative nate con la nuova inchiesta, la famiglia ha scelto di adottare una linea di assoluto distacco, rifiutando di alimentare ulteriori controversie con i soggetti lambiti dalle indagini. I Poggi hanno infatti dichiarato di non voler commentare in alcun modo le affermazioni pubbliche della madre di Andrea Sempio, il giovane la cui posizione è al centro degli ultimi accertamenti investigativi. 

I genitori della vittima hanno comunque voluto ribadire la centralità della sentenza definitiva del 2015 che individua in Alberto Stasi il responsabile dell'omicidio. «Otto anni di processo sono lunghi, la giustizia ci ha dato un colpevole e per noi al momento rimane Stasi – ha spiegato il padre di Chiara –, non è che se una Procura fa un'indagine uno cambia idea immediatamente. Non ci intestardiamo: se la magistratura indicherà un altro colpevole, ne prenderemo responsabilmente atto». 

L'intervento si conclude con uno sfogo sul pesante «clima da show» che da un anno e mezzo si è riacceso attorno alla vicenda. A quasi vent'anni dal tragico evento, i Poggi chiedono lo stop definitivo a ricostruzioni ipotetiche e congetture, domandando che venga preservato il diritto al silenzio, al rispetto e alla memoria della figlia. 

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