La Corte d’Assise d’Appello di Milano ha condannato all’ergastolo il quarantasettenne Davide Fontana per il femminicidio di Carol Maltesi, la ventiseienne uccisa l’11 gennaio 2022 a Rescaldina. La sentenza del processo d’appello bis (anche definito appello ter o sesto processo totale dalla cronaca giudiziaria) accoglie le richieste della Procura e dei legali di parte civile, riconoscendo l’aggravante della premeditazione ed escludendo le attenuanti generiche.
Questo verdetto mette un punto fermo a una complessa altalena giudiziaria composta da sei processi, superando definitivamente i vizi di motivazione che in precedenza avevano spinto la Corte di Cassazione ad annullare per due volte la massima pena. L'impianto accusatorio si basa su una meticolosa ricostruzione dei fatti avvenuti all'inizio del 2022. Fontana ha pianificato il delitto creando un profilo falso sul web per commissionare alla giovane – nota sulla piattaforma Only Fans con il nome d'arte di Charlotte Angie – un video a pagamento. Durante la registrazione del filmato nell'abitazione di Rescaldina, approfittando del fatto che la vittima fosse legata e bendata per l’esibizione, l'ex bancario l'ha colpita con 13 martellate alla testa.
Il movente accertato risiede in una gelosia patologica e nel rifiuto della decisione di Carol Maltesi di trasferirsi a Verona per stare vicina al figlioletto. Il crimine non si è esaurito con l'omicidio, ma è proseguito attraverso una serie di azioni volte a occultare il reato. Successivamente al delitto, l'imputato ha acquistato un'accetta e un congelatore per sezionare e conservare i resti della vittima, che sono rimasti nascosti nella casa di Rescaldina per due mesi prima di essere abbandonati in una scarpata nel Bresciano. Durante tutto questo periodo, Fontana ha utilizzato i canali social e il telefono della ventiseienne per rispondere ai messaggi di parenti e conoscenti, simulando che fosse ancora in vita e rassicurando chi la cercava.
Prima che la Corte si ritirasse in camera di consiglio, l'imputato ha rilasciato delle dichiarazioni spontanee per tentare di evitare il carcere a vita, affermando che non avrebbe mai potuto organizzare quel male e che l'orrore non gli appartiene. La difesa ha insistito sulla tesi del dolo d'impeto e ha chiesto il riconoscimento delle attenuanti per la confessione, la collaborazione e il percorso di giustizia riparativa avviato dal quarantasettenne, invitando i giudici a evitare una lettura emotiva della vicenda.
La Corte d’Assise d’Appello ha tuttavia respinto la linea difensiva, ritenendo tali elementi insufficienti a cancellare la gravità del piano criminale messo a segno. La lettura della sentenza ha suscitato un doloroso sollievo tra i familiari della vittima. A margine del verdetto, la sorella di Carol Maltesi ha espresso la speranza che questa drammatica vicenda giudiziaria sia giunta alla sua conclusione definitiva.