A Venezia, dove cinema, creatività e cultura si incontrano in un contesto internazionale, anche la gastronomia italiana trova una sua dimensione fatta di ricerca, tecnica e passione. Tra i protagonisti de Il Gran Galà delle Celebrità c’è Gianluca Abbate di Pizzeria Lo Sgarro, professionista che ha trasformato la passione per la pizza in un percorso di eccellenza e, successivamente, in una vera e propria missione formativa.
La sua filosofia parte dalla conoscenza e dalla consapevolezza: dietro ogni impasto ci sono studio, tecnica, ricerca e rispetto per le materie prime. Un approccio che punta a valorizzare la figura del pizzaiolo, non più soltanto come esecutore, ma come professionista e ambasciatore del gusto e della cultura italiana.
In occasione della Mostra del Cinema di Venezia, Gianluca Abbate sarà inoltre protagonista del Gran Galà delle Celebrità, un appuntamento esclusivo che riunisce imprenditori, professionisti, personaggi dello spettacolo e realtà del Made in Italy. Un’occasione per portare la propria esperienza in un contesto internazionale, creare nuove relazioni e confrontarsi con mondi apparentemente lontani, ma accomunati dalla capacità di trasformare una visione in un’esperienza.
Abbiamo incontrato Gianluca Abbate per conoscere meglio la sua filosofia, i suoi progetti e il suo modo di interpretare oggi l’arte della pizza.
Benvenuto! Com’è nata la tua realtà imprenditoriale e qual è oggi la visione che guida il tuo lavoro? C’è un valore o un elemento che ritieni rappresenti maggiormente ciò che fai e che ti distingue nel tuo settore?
«La mia realtà nasce dalla passione viscerale per un’arte antica e profondamente italiana, quella della pizza, che nel tempo ho voluto trasformare prima in un mestiere d’eccellenza e poi in una vera e propria missione di insegnamento.
Oggi la mia visione non è soltanto quella di produrre o gestire, ma soprattutto di formare. Credo che il futuro della pizza risieda nella consapevolezza, nella tecnica e nella conoscenza scientifica degli impasti, senza mai dimenticare il rispetto per le materie prime.
Ciò che credo mi distingua è proprio questo approccio sartoriale e formativo. Ogni pizza racconta una storia fatta di studio e ricerca e il mio orgoglio più grande è vedere i miei allievi diventare professionisti capaci di innovare, mantenendo però salde le tradizioni.
Per me, infatti, la vera evoluzione non significa dimenticare le proprie radici, ma conoscerle profondamente per poterle reinterpretare con consapevolezza.»
Guardando ai prossimi anni, quali sono gli obiettivi più importanti che ti sei posto? Ci sono nuovi progetti, investimenti o novità che puoi già anticiparci?
«L’investimento più grande resta quello sulle persone.
Vogliamo continuare a elevare la figura del pizzaiolo, trasformandola da semplice esecutore a vero e proprio ambasciatore del gusto e della cultura italiana nel mondo.
Credo molto nella formazione e nella crescita professionale, perché sono convinto che siano le persone a fare davvero la differenza.
Parallelamente, vogliamo continuare a portare la nostra pizza a livelli sempre superiori, attraverso la ricerca, la tecnica e una continua attenzione alla qualità. L’obiettivo è crescere senza perdere quella che è la nostra identità e, allo stesso tempo, riuscire a guardare sempre più lontano.»
Essere qui, in un contesto internazionale come la Mostra del Cinema di Venezia, significa anche incontrare persone, realtà e mondi diversi. Che cosa ti aspetti da questa esperienza e quali opportunità vorresti riuscire a trasformare in nuovi progetti per il tuo business?
«Venezia è il tempio della creatività visiva e narrativa e credo che la pizza, quando viene portata ai massimi livelli, sia a sua volta pura creazione artistica e sensoriale.
Mi aspetto quindi di trovare contaminazioni stimolanti tra il mondo del cinema e quello dell’alta gastronomia. Sono due mondi apparentemente diversi, ma entrambi hanno alla base creatività, ricerca, tecnica e soprattutto la capacità di emozionare.
Questo festival rappresenta una vetrina globale e il mio obiettivo è quello di tessere relazioni con professionisti, investitori e realtà culturali estere che vedono nel Made in Italy non soltanto un prodotto, ma uno stile di vita da promuovere e raccontare.
Credo molto nel valore degli incontri e delle contaminazioni. Da un confronto può nascere un’idea, da un’idea un progetto e, magari, da un progetto una nuova collaborazione.»
Il cinema, così come l’imprenditoria, nasce spesso da una visione, da un’idea e dalla capacità di trasformarla in una storia. C’è un film, un regista o un personaggio del cinema che ti ha particolarmente ispirato e nel quale ritrovi qualcosa del tuo percorso personale o professionale?
«Penso spesso al lavoro del regista. Così come un regista coordina attori, sceneggiatura, luci e colonna sonora per riuscire a emozionare il pubblico, allo stesso modo il pizzaiolo e, nel mio caso, il pizzaiolo istruttore deve coordinare farina, acqua, lievito, temperature e condimenti.
Dietro ogni grande pizza c’è una sorta di “sceneggiatura”, fatta di studio, precisione e attenzione ai dettagli.
Se dovessi scegliere un’ispirazione, guardo soprattutto quei film che celebrano la dedizione artigianale e il riscatto attraverso il lavoro, come Chef di Jon Favreau, o quelle pellicole che esaltano la cura del dettaglio e la passione per ciò che si fa.
Mi affascinano perché raccontano la fatica che esiste dietro le quinte, la passione che non scende a compromessi e la soddisfazione di vedere il proprio lavoro finalmente completato.
Nel mio caso, quella soddisfazione arriva quando una pizza raggiunge il tavolo, ma anche quando vedo un mio allievo comprendere ciò che gli ho insegnato e riuscire a replicarlo con successo. È probabilmente una delle gratificazioni più grandi del mio lavoro.»