Mostra d'Arte, Jannis Kounellis: "Io sono un pittore" Lugano

Fondazione Giancarlo e Danna Olgiati, Lugano dal 20 settembre 2026 al 17 gennaio 2027

Mario Carchini
15/09/2026
Arte e Cultura
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A Lugano una grande mostra d'arte rilegge l’opera di Jannis Kounellis attraverso la pittura, restituendo alla sua ricerca tutta la radicalità di un artista capace di trasformare materia, memoria e spazio in linguaggio. C’è una frase che attraversa l’intera vicenda artistica di Jannis Kounellis e che oggi diventa la chiave di lettura di una mostra destinata a riaprire il confronto sulla sua opera: "Io sono un pittore". Non una semplice definizione professionale, né la rivendicazione di una tecnica, ma una dichiarazione di poetica, una posizione radicale davanti al mondo e alla realtà. È proprio da questa affermazione che prende avvio “Jannis Kounellis: Io sono un pittore”, mostra d"arte curata da Vincenzo de Bellis e realizzata in collaborazione con l’Archivio Kounellis di Roma. Il progetto propone una rilettura dell'opera dell'artista, nato al Pireo nel 1936 e scomparso a Roma nel 2017, assumendo per la prima volta la pittura come principale lente interpretativa della sua ricerca. Il risultato è un percorso che attraversa più di mezzo secolo di attività e riunisce oltre 35 opere, realizzate dalla fine degli anni cinquanta fino al 2014. Non una successione cronologica, ma una costruzione per accostamenti e corrispondenze, nella quale le opere sembrano tornare continuamente sui grandi temi che hanno alimentato la ricerca di Kounellis: la materia e il peso, il linguaggio e il segno, la memoria e il silenzio, la scena e l’icona.

Questa scelta curatoriale consente di spostare lo sguardo da una lettura ormai consolidata dell'artista come protagonista dell'Arte Povera. Kounellis emerge così in una dimensione più ampia, nella quale pittura, scultura, installazione e teatro dello spazio non sono linguaggi separati, ma differenti manifestazioni di una stessa tensione verso il reale. La pittura, dunque, non è per Kounellis soltanto una pratica tradizionale da superare, è piuttosto una condizione dello sguardo, una postura attraverso la quale l’artista interroga la materia, il tempo e la memoria, trasformando elementi quotidiani e materiali apparentemente estranei alla pittura in presenze cariche di significato. Il ferro, il carbone, il legno, i tessuti, il fuoco e gli oggetti della vita quotidiana diventano così parte di una grammatica visiva nella quale la materia non è mai semplice materia, porta con sé un peso fisico e insieme storico, una memoria che affiora senza bisogno di essere raccontata. In questa prospettiva, la frase «Io sono un pittore» assume un valore quasi programmatico. Kounellis non sembra voler tornare alla pittura tradizionale, ma affermare che ogni sua opera, anche quando si allontana radicalmente dal quadro, continua a confrontarsi con le questioni fondamentali della pittura: superficie, spazio, luce, materia, segno, presenza.

La mostra d'arte restituisce dunque un Kounellis meno classificabile e, proprio per questo, più contemporaneo. Un artista che ha messo costantemente in discussione i confini delle discipline senza mai rinunciare all'idea che l'opera debba mantenere un rapporto concreto, fisico e drammatico con il mondo. È questa forse la forza maggiore del progetto, ricondurre Kounellis alla pittura per liberarlo dalle definizioni troppo strette. Oltre l'etichetta dell'Arte Povera, resta un artista che ha fatto della materia un linguaggio e del linguaggio una forma di esperienza. La mostra d'arte è realizzata con il patrocinio della Città di Lugano e del Cantone Ticino, con il contributo e il sostegno della Fondazione Giancarlo e Danna Olgiati, della Fondazione Sir Lindsay and Lady Owen-Jones e della Fondazione Tridama. “Jannis Kounellis: Io sono un pittore” si presenta così non soltanto come una ricognizione della carriera di uno dei protagonisti dell'arte italiana e internazionale del secondo novecento, ma come un invito a guardare nuovamente la sua opera, lasciando che sia la pittura, intesa non come tecnica, ma come forma radicale di pensiero, a indicare la strada.

Nota critica del Prof. Mario Carchini, docente dell'Accademia di Belle Arti di Carrara, Toscana.

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