Il caso di Elisa Claps continua a far discutere. L’associazione Libera Basilicata è intervenuta per chiedere che venga fatta luce sulle zone d'ombra che ancora avvolgono l'omicidio della studentessa di Potenza. Attraverso una nota ufficiale, l'organizzazione antimafia ha lanciato un monito alle istituzioni e alla comunità locale, mettendo in guardia contro il rischio dell’indifferenza. Per farlo, ha citato i versi di Fabrizio De André: “Anche se vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”.
La denuncia si concentra in particolare sui diciassette anni di ritardi, omissioni e silenzi che hanno rallentato le indagini. Il corpo della sedicenne è rimasto infatti nascosto nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità a Potenza dal giorno della scomparsa, nel 1993, fino al ritrovamento ufficiale nel marzo del 2010. Dal punto di vista giudiziario, la condanna definitiva a carico di Danilo Restivo è considerata dall'associazione solo una parte della giustizia dovuta. Restano aperti i nodi sulla presunta rete di coperture, complicità e anomalie investigative che avrebbero protetto il colpevole, consentendogli la fuga in Inghilterra.
Il richiamo ai versi di De André rappresenta un filo conduttore nella mobilitazione della comunità. La citazione era già comparsa nel 2010 sui cartelli dei circa ventimila cittadini scesi in piazza per sostenere la famiglia Claps. È poi tornata al centro del dibattito nel 2023, quando la Curia ha deciso di riaprire la chiesa della Santissima Trinità. I familiari della vittima hanno sempre considerato quel luogo di culto come una tomba profanata dai silenzi di chi sapeva e ha scelto di non parlare.
La Procura di Potenza nel frattempo prosegue gli accertamenti per individuare eventuali complici che potrebbero aver aiutato l'assassino a nascondere il cadavere o a sviare le prime ricerche. Con l'ipotesi di reato di concorso in omicidio contro ignoti, gli inquirenti stanno conducendo nuovi esami tecnici e scientifici sui reperti dell'epoca. L'obiettivo è dare un nome a chi potrebbe aver coperto il delitto, confermando la volontà di non archiviare la ricerca della verità storica e penale.
Il ricordo di Elisa viene mantenuto attivo attraverso l'impegno sociale. Il desiderio della ragazza, che sognava di diventare medico per operare nel continente africano, si è concretizzato a Goma, nella Repubblica Democratica del Congo, dove è nato un ambulatorio medico a lei dedicato. La struttura è stata finanziata grazie alle donazioni dei cittadini attraverso il progetto "Il cuore di Elisa nel cuore dell'Africa". Questa iniziativa permette di trasformare un immenso dolore in speranza, dimostrando che la memoria attiva è l'unico vero antidoto contro l'ingiustizia.