Gianpiero Pisso - “L’effigie del Maligno”
Gianpiero Pisso presenta un romanzo storico ambientato nella Repubblica di Venezia durante il periodo della Controriforma, tra le navate delle maestose chiese cinquecentesche, le botteghe dei grandi maestri della pittura veneziana e le cupe ombre della Santa Inquisizione e della peste nera. Attraverso la figura di Antonio Vassilacchi, un artista realmente esistito, si propone la storia di un enigma pittorico che rispecchia il clima inquieto di un’epoca ricca di fermenti artistici, tensioni religiose e crudeli giochi di potere.
Casa Editrice: Selvatiche Edizioni - Seed
Collana: Mostruose
Genere: Narrativa storica
Pagine: 386
Prezzo: 22,00 €
Codice ISBN: 979-1281923041
«Quando non ci sarò più e si saranno sbarazzati di me, dovrai denunciare al mondo le loro turpi e depravate anime. Gridare a tutti le loro colpe, mostrarne al popolo le mani lorde di sangue. Nessuno di loro serve Dio. Servono tutti il demonio»
“L’effigie del Maligno” di Gianpiero Pisso è un affascinante romanzo incentrato su un mistero legato alla storia dell’arte, e che porta a riflettere sul complicato rapporto tra verità, fede e libertà creativa. Ci troviamo nell’anno 1600 a Perugia, una città sotto l’attento controllo dello Stato Pontificio; il celebre pittore Antonio Vassilacchi, conosciuto come l’Aliense, torna davanti a una delle sue opere più ambiziose con la speranza che qualcuno abbia finalmente colto il messaggio occulto che vi aveva celato anni prima, destinato a denunciare una verità tanto pericolosa da poter attirare l’interesse degli inquisitori del Santo Uffizio.
Si viaggia poi indietro nel tempo con destinazione Venezia a partire dal 1573, per raccontare la giovinezza di Antonio, originario dell’isola greca di Milos, il suo apprendistato presso la bottega di Paolo Caliari detto il Veronese, il suo rapporto con i grandi maestri del Rinascimento come Tintoretto e Tiziano, la sua leale amicizia con il frate domenicano, filosofo e scrittore Giordano Bruno e la sua notevole ascesa nell’Olimpo della pittura veneziana. Attraverso una rigorosa ricostruzione dell’epoca, l’autore restituisce il fascino delle grandi botteghe artistiche, le ambiguità del potere pontificio e l’audacia di alcune figure che osarono ribellarsi all’ordine costituito, anche a costo della propria vita.
Il mistero che anima “L’effigie del Maligno” si sviluppa su due piani: il primo, più immediato, riguarda l’enigma celato nel dipinto di Antonio Vassilacchi “Trionfo dell’ordine dei benedettini”. Vi è però anche un livello più profondo, relativo alla natura stessa della creazione artistica, e che invita a domandarsi se sia possibile affidare alla propria opera una verità destinata a sopravvivere allo scorrere del tempo. La pittura diventa allora una forma di testimonianza, un codice destinato ad essere decifrato soltanto da chi saprà guardare oltre la superficie delle immagini.
Gianpiero Pisso suggerisce che ogni produzione artistica possa custodire intenzioni, conflitti e domande ancora in grado di interrogare il presente; del resto, la Storia non coincide soltanto con ciò che è stato tramandato ufficialmente, ma anche con ciò che è rimasto pazientemente nascosto tra le pieghe del tempo.
SINOSSI DELL’OPERA. Fine 1500: la penisola è flagellata dalle ondate di peste e dalla Santa Inquisizione. Antonio Vassilacchi, pittore greco di scuola veneziana, cerca di imporsi tra i grandi artisti della laguna, ma la continua lotta tra il Male e il Bene sembra inarrestabile e anche gli amori giovanili di Antonio non sfuggono alle calamità. Il pittore decide di mettere in atto una clamorosa protesta, creando, per il convento benedettino di Perugia, un quadro portatore di uno sconcertante mistero.