Il mistero del "Mostro di Modena": la scienza forense riapre il caso dei delitti dimenticati

Mario Barbato
05/09/2026
Attualità
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La Procura di Modena riapre il caso del "Mostro di Modena", il misterioso assassino seriale responsabile dell'uccisione di almeno otto donne tra il 1985 e il 1995. La svolta arriva grazie alla determinazione dei familiari delle vittime, decisi a dare un nome al colpevole sfruttando le più moderne tecnologie.

Proprio la provincia modenese, tra gli anni Ottanta e Novanta, fu teatro di una scia di sangue senza precedenti nella storia emiliana. I delitti iniziarono nell'agosto del 1985 con il ritrovamento a Baggiovara del corpo di Giovanna Marchetti, uccisa a colpi di pietra, e si conclusero solo nel 1995. Le vittime erano quasi tutte donne intrappolate nel tunnel della tossicodipendenza e della prostituzione, i cui corpi venivano abbandonati nelle campagne.

Nelle prime fase, gli inquirenti trattarono ogni omicidio come un episodio isolato di criminalità locale. Sebbene la stampa dell'epoca avesse subito ipotizzato l'esistenza di un unico predatore, gli investigatori si concentrarono su piste separate. Un sospettato venne anche iscritto nel registro degli indagati, ma la sua posizione fu archiviata per mancanza di prove. A causa della mancanza di una visione d'insieme e dei mezzi tecnologici odierni, le indagini finirono in un vicolo cieco e i fascicoli vennero archiviati senza processi.

Oggi, le famiglie delle vittime si sono unite in una battaglia comune, assistite dai propri legali, per chiedere che la giustizia non si arrenda al passare del tempo. La nuova istanza investigativa si basa sui progressi della scienza forense: polizia e carabinieri stanno riesaminando i vecchi reperti custoditi negli archivi giudiziari con l'obiettivo di isolare tracce biologiche e profili di DNA che gli strumenti degli anni Novanta non erano in grado di rilevare.

I fari della giustizia si riaccendono così sulle storie di otto donne: Giovanna Marchetti, Donatella Galeotti, Marina Balboni, Anna Maria Palermo, Fabiana Zuccarini, Anna Abbruzzese, Claudia Santachiara e Monica Abate. Questi delitti, rimasti senza colpevoli, compongono un unico grande puzzle criminale che potrebbe presto portare la Procura a iscrivere nuovi nomi nel registro degli indagati, riaprendo una delle pagine più buie della cronaca italiana.

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