La pista internazionale è il nuovo punto focale dell'inchiesta parlamentare sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. La decisione della Commissione arriva dopo mesi di audizioni e l'analisi dettagliata dei verbali raccolti ascoltando magistrati a riposo e giornalisti d’inchiesta. L'obiettivo dell'organo inquirente resta blindato: squarciare il velo di mistero sulle due ragazze sparite a Roma nel 1983.
La tesi geopolitica della Guerra Fredda unisce le forze politiche in Commissione, ma spacca l'opinione pubblica. Molti vedono in questo scenario una via plausibile; altri temono l'ennesimo buco nell'acqua istituzionale. Questa scelta taglia fuori le indagini domestiche e locali: vengono così accantonati i filoni sui segreti del Vaticano, sui ricatti finanziari della Banda della Magliana e sulla criminalità romana dell'epoca.
Il presidente della Commissione, il senatore Andrea De Priamo, blinda questo cambio di rotta. La conferma arriva durante la presentazione del libro del consulente Gian Paolo Pellizzaro sull'istruttoria del giudice Ilario Martella legata all'attentato a papa Wojtyla. Per De Priamo l'orientamento risponde a un metodo rigoroso: scartare le suggestioni senza riscontri per concentrarsi solo su scenari credibili e fondati.
Una linea che però divide profondamente il dibattito pubblico. I sostenitori difendono la pista internazionale – focalizzata su Lupi Grigi, servizi bulgari e l'offensiva anticomunista del papa – valorizzando la centralità dei documenti storici e giudiziari. I critici, al contrario, ricordano che questo filone è stato la culla di depistaggi accertati per quattordici anni e finito archiviato già nel 1997. Spostare il focus su soggetti esteri ormai dissolti, secondo questa visione, serve solo ad allontanare i veri colpevoli e occultare una verità che molti definiscono “semplice”.
La ricostruzione basata sull'intelligence lascia infatti aperti i veri interrogativi: come sono scomparse Emanuela e Mirella? La relazione finale della Commissione si orienta verso una lettura diplomatica, archiviando il caso dentro le macro-dinamiche della storia. Ma se per le istituzioni questa documentazione riordina i fatti, per l'opinione pubblica e le famiglie resta solo un forte scetticismo: blindare la vicenda nel mistero internazionale rischia di seppellire per sempre la ricerca della verità.