Nato, Ellwood: "Sicurezza europea centrale, Mosca monitora le nostre lacune ed è pronta ad approfittarne"

fonte Adnkronos
09/07/2026
Dal Mondo
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"Stiamo vivendo una frammentazione dell'ordine globale aggravata dal fatto che, mentre l'Occidente è distratto dalle crisi più vicine, nazioni come Cina e Russia approfittano della situazione agendo, pur senza ammetterlo ufficialmente, in totale sinergia. Mosca monitora le lacune nelle capacità altrui e pianifica le proprie azioni in modo da massimizzare l'impatto politico". Di rientro dal vertice Nato di Ankara, Tobias Ellwood, già sottosegretario britannico alla Difesa sotto il governo di Theresa May, presidente della Commissione Difesa della Camera dei Comuni e ufficiale del reggimento dell'esercito britannico, parlando con l'Adnkronos non usa mezzi termini per descrivere le sfide che attendono l’Occidente, diviso tra le "crescenti minacce internazionali e la miopia della politica nazionale".  

Secondo Ellwood, la priorità deve rimanere chiara: "L'obiettivo principale è la sicurezza europea, ed è per questo che la Nato è stata creata. Soprattutto ora che sta scricchiolando fortemente il rapporto con l’alleato numero uno: gli Stati Uniti. Perché disimpegnandosi dall'Europa, dalla comunità internazionale e dall'ordine globale, Trump non fa altro che incoraggiare la scivolata verso un mondo distopico. L'America ha una responsabilità, la quale inizia proprio dal suo presidente".  

Questo pericolo si riflette direttamente su Regno Unito, descritto come un territorio altamente esposto a causa di 62 cavi sottomarini critici, in merito ai quali Ellwood avverte che "basterebbero 62 esplosioni per paralizzarci completamente bloccando la nostra macchina amministrativa su tutti i livelli". Una situazione geopolitica complessa in cui "la sicurezza nazionale ha un costo e richiede una pianificazione strutturale che in Uk è venuta drammaticamente a mancare, con conseguenze dirette sulla politica interna e sull'imminente cambio di primo ministro".  

Il collasso del governo laburista di Keir Starmer viene letto da Ellwood non solo come una crisi di leadership, ma come il fallimento di una classe dirigente priva di reale visione, colpevole di non aver saputo gestire le risorse e i finanziamenti pubblici necessari per mantenere il Paese competitivo e sicuro. "La mancanza di un piano chiaro, in particolare sul fronte vitale dei fondi alla Difesa in un periodo di forti tensioni globali, segna il destino di qualsiasi premier. Si è visto molto chiaramente con i laburisti, i quali hanno vinto le elezioni generali del 2024 dicendo praticamente nulla. E ora Starmer - sottolinea Ellwood - viene cacciato proprio perché non avevano un piano. Soprattutto sul fronte dei finanziamenti sulla Difesa; i continui ripensamenti con tagli, inversioni di marcia e poi ritorni sulle decisioni iniziali, non hanno fatto altro che minare la sua precaria stabilità portandolo a presentare le dimissioni. La sicurezza di un Paese è una cosa seria, direi centrale per qualsiasi Governo. Non perché siamo nel pieno dei Mondiali di calcio, e l’Inghilterra sta andando avanti nel suo percorso, significa che possiamo dormire sonni tranquilli certi che non ci potranno essere escalation degli attuali conflitti, con un nostro coinvolgimento diretto". 

"Questa incapacità cronica di fornire risposte concrete e di stanziare investimenti adeguati - continua Ellwood - ha lasciato praterie aperte alle derive populiste in stile Nigel Farage”. Figure che, aggiunge l'ex sottosegretario, “danno voce alla rabbia popolare ma si limitano a denunciare i problemi senza mai proporre soluzioni governabili”. Per uscire da questa impasse, l’ex sottosegretario guarda a modelli virtuosi dai quali il Regno Unito dovrebbe prendere ispirazione, come la Finlandia.  

“Un esempio di resilienza e ottimizzazione delle risorse in cui, nonostante le dimensioni contenute delle forze armate permanenti, ogni individuo nella società ha un ruolo da svolgere e l'infrastruttura di difesa può essere potenziata in un istante”. Ellwood concludendo lancia un monito a chi sarà nominato prossimo primo ministro. “In passato era un requisito assoluto aver fatto i compiti a casa su cosa si voleva fare con il Paese una volta eletti, mentre oggi questo non accade più”. La vera sfida per il prossimo inquilino di Downing Street sarà proprio questa: “Tornare a governare i processi e finanziare adeguatamente la sicurezza dello Stato, abbandonando la pericolosa illusione che per guidare una nazione basti semplicemente vincere un’elezione”. (di Alessandro Allocca) 

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