Ci sono politici che cercano il consenso. Mario Adinolfi sembra aver fatto della ricerca del momento mediatico una disciplina olimpica: trovare la frase che divide, lanciarla nel dibattito e aspettare l’onda lunga della polemica. La sua carriera pubblica è un viaggio improbabile tra giornalismo, politica, libri, poker e social network: una specie di reality permanente in cui il concorrente porta sempre con sé un megafono. Il suo marchio di fabbrica è la battaglia culturale. Famiglia, aborto, eutanasia, unioni civili, educazione dei figli: ogni tema diventa un campo di scontro. Forse con una strategia: trasformare questioni complesse in una sfida tra visioni del mondo contrapposte, con una frase destinata a far discutere.
Uno dei momenti più citati arrivò nel 2015, quando, intervenendo al programma radiofonico 'La Zanzara', parlò del matrimonio sostenendo che la donna dovesse essere “sottomessa” al marito, precisando però che, a suo dire, il termine non significava mancanza di parità. Una sola parola - “sottomessa” - bastò a trasformare l’intervista in una delle polemiche più accese dell’anno. Sempre nel 2015 finì al centro del dibattito per le sue posizioni contro l’uso del preservativo. Commentando il tema della prevenzione dell’Hiv dichiarò che il condom fosse “solo propaganda” e indicò nella “sessualità responsabile” la soluzione, suscitando reazioni fortissime da parte di associazioni e critici.
Poi arrivò la stagione della guerra al cosiddetto 'gender'. Nel 2016 attaccò 'Kung Fu Panda 3' prima dell’uscita italiana, sostenendo che la presenza di un protagonista con due figure paterne rappresentasse un messaggio ideologico rivolto ai bambini. La polemica fu enorme: un film d’animazione con un panda guerriero diventò il simbolo di uno dei più accesi scontri culturali italiani. Nello stesso periodo fece discutere anche un tweet scritto dopo la strage di Massacro del Pulse, in cui condannava la violenza ma veniva criticato da molti utenti per il contrasto con precedenti posizioni espresse sulle unioni civili. La vicenda contribuì alla decisione di lasciare temporaneamente Facebook.
Nel 2017 arrivò un’altra bufera, questa volta sul tema dell’eutanasia. Dopo la morte di Dj Fabo, Adinolfi pubblicò un intervento contro la legalizzazione dell’eutanasia nel quale citò anche Adolf Hitler in un paragone che provocò numerose critiche e gli fece ricevere il premio “peggio del 2017” assegnato dal settimanale "L'Espresso".
Non manca il capitolo dedicato agli animali: discutendo di carne e sensibilità animalista dichiarò che gli animali “non vanno in paradiso” perché, secondo la sua visione, non avrebbero un’anima, aggiungendo di preferire “la scaloppina cucinata bene” agli occhi del vitellino. Una frase destinata, naturalmente, a finire nel tritacarne dei social.
Anche il caso Weinstein lo vide protagonista di una forte polemica. Nel 2017, commentando le accuse di molestie contro il produttore Harvey Weinstein, criticò duramente l'attrice Asia Argento con parole che portarono alla rimozione del suo intervento da parte di Facebook. E poi c’è il capitolo televisivo dell’"L'isola dei famosi" 2025: il luogo perfetto per un personaggio costruito sul confronto continuo, dove ogni discussione può diventare una prova di resistenza mediatica. Perfino la vita privata è diventata materiale da dibattito pubblico. Come quando raccontò che la moglie gli faceva massaggi ai piedi, episodio diventato rapidamente una delle immagini più commentate del suo personaggio pubblico: anche un gesto domestico poteva trasformarsi in una discussione nazionale su ruoli, coppia e tradizione. (di Paolo Martini)