“ΧΑΟΣ (caos)”. Nei versi la forza rigeneratrice del disordine

26/06/2026
Cultura
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In ogni individuo abita un tumulto silenzioso, un groviglio indissolubile in cui si intrecciano passioni salvifiche, traumi, timori profondi, rabbia e spinte di resilienza. Con la sua nuova silloge intitolata “ΧΑΟΣ (caos)”, Marco Petrilli consegna alla pagina la parte più intima e autentica della propria anima. Nella visione profonda dell’opera - pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti Editore e disponibile anche nella versione e-book - il concetto di caos si spoglia della sua accezione puramente distruttiva per recuperare la sua matrice originale: una spinta primordiale e rigeneratrice, da cui ogni cosa ha inizio, il nucleo in cui tutto si disgrega e, al contempo, il grembo in cui tutto si ricrea. «E’ quella forza che ci fa rialzare da terra quando tutto sembra perduto - spiega l’autore, metà romano e metà sardo, che attualmente vive in Umbria, nella zona del lago Trasimeno-». Una visione che scaturisce dai suoi studi umanistici e dal fascino mai spento per la mitologia greca classica. «Entrare in “ΧΑΟΣ” - scrive, nella Prefazione, il maestro Giuseppe Aletti, poeta, editore e formatore - significa accettare, fin dalle prime righe, che l’ordine non è una promessa ma un’eccezione. Queste poesie non cercano di mettere in fila la vita, la inseguono mentre cambia direzione, mentre scivola, mentre si spezza e poi, a tratti, si ricompone».

I versi non cercano l’artificio, ma scendono nella fragilità umana: «Nella scrittura si riversano i sentimenti più crudi e veri; è come vomitare la propria anima su carta, e liberarsi di certi pesi aiuta a vivere più leggeri». La silloge si configura come un autentico itinerario emotivo attraverso i contrasti del vivere, dove la poesia - diretta, immediata e viscerale - si fa specchio di una consapevolezza fondamentale: l’esistenza non segue i binari di una stabilità perfetta, ma si compie nel disordine; è proprio da quella materia informe che si genera la verità più profonda della condizione umana. «Dal momento stesso che si dà voce al caos, lo si sta iniziando a capire e modellare. È un po’ come per una seduta di psicoterapia, quando si comincia a parlare, si comincia anche a guarire». Se nella dimensione quotidiana l’espressione dei sentimenti può farsi faticosa, è nell’universo protetto della scrittura che l’autore trova la forza e il coraggio di essere pienamente sé stesso. Mettersi a nudo genera inevitabilmente timore ed espone alla vulnerabilità, ma la sua poetica suggerisce che siano proprio le nostre fragilità a renderci unici, uniti e profondamente umani. «Vorrei, in questo, essere un esempio per agli altri, a non aver paura. In un mondo che ci vuole fatti d’apparenza, bisognerebbe tornare ad essere».

L’opera - esposta anche al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026, negli spazi Aletti Editore - riflette, inoltre, una totale osmosi tra la sfera privata dell’autore e la realtà esterna: le sofferenze collettive e le ingiustizie sociali vengono assimilate e interiorizzate, trasformandosi in materia d’indagine: «Non ho mai separato il privato da quello che percepisco dal mondo esterno, ma anzi il dolore che vedo e percepisco l’ho sempre fatto mio». Marco Petrilli intende la poesia come una successione di fotografie dell’anima, capaci di imprimere un segno duraturo nell’interiorità del lettore. «La mia parte presuntuosa e narcisista si augura che questa raccolta possa risvegliare le coscienze su determinate dinamiche. La mia parte razionale si augura, invece, che possa lasciare quel segno e quell’emozione, proprio come quando si guarda una fotografia di un tempo andato e si prova una piacevole melanconia». 

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