“Chiasmi, Cazzeggi e Calembours”. L’atto poetico per curare i mali dell’anima

25/06/2026
Libri
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La tensione lirica e l’ironia più scanzonata rappresentano il cuore pulsante di “Chiasmi, Cazzeggi e Calembours”, la nuova opera dello scrittore e regista Danilo Altese, in arte Habèl Sÿber, pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti Editore e disponibile anche nella versione e-book. Attraverso un uso sapiente di chiasmi, anafore e paronomasie, l’autore - che attualmente vive nella sua città d’origine, Palermo - trasforma l’atto lirico in uno strumento terapeutico e taumaturgico. Con uno sguardo lucido, disincantato e profondo, la poesia diventa materia viva di una riflessione che interroga l’eredità culturale nei suoi stessi fondamenti, soprattutto quando questa si misura con l’esperienza concreta dell’esistenza. «Il titolo della crestomazia - spiega Sÿber - è indicativo del mio modus operandi sub specie poesiae: la retorica, le sue regole, come strumento di studio fondamentale per il poetare; col chiasmo, figura letteraria che ho adoperato assieme ad altre; con i cazzeggi, momenti più ironici in cui la tensione drammatica si scioglie in soluzioni volutamente scanzonate; e infine con i calembours, giochi di parole che diventano occasione di ricerca linguistica e sperimentazione letteraria. Ogni atto poetico spinge comunque il fruitore a indagare dentro gli anfratti della realtà, per trarne sempre nuova linfa vitale che possa dare la stura ad innovativi e avveniristici paradigmi mentali».

Dalle aule di cinematografia, a Hollywood, alle collaborazioni teatrali romane con Gigi Proietti, Pino Quartullo ed Emma Dante, fino alla pittura a New York nonché alla prestigiosa esperienza alla Biennale d’Arte di Venezia e ai più recenti studi di fisica quantistica e misticismo olistico, l’eclettico percorso di Danilo confluisce, oggi, in una voce letteraria fuori dagli schemi. L’adozione dello pseudonimo Habèl Sÿber - come lui stesso spiega - affonda le sue radici in un rito sciamanico di palingenesi e rigenerazione dell’identità sociale e anagrafica. Si tratta di un recupero della dimensione più recondita dell’essere legata alla metempsicosi, una visione secondo cui ciò che siamo stati coesiste indissolubilmente con ciò che siamo e con ciò che saremo, svelando una realtà ben più complessa rispetto al dato di fatto ingannevolmente percepibile. «La raccolta - scrive, nella Prefazione, il maestro Giuseppe Aletti, poeta, editore e formatore - è un oggetto volutamente ibrido, un quaderno poetico che alterna registro alto e basso, devozione culturale e sabotaggio giocoso, fino a farne non tanto una “silloge” quanto un catalogo di posture della mente».

Per l’autore, l’arte in ogni sua declinazione - dalla musica alla cinematografia, fino alle molteplici espressioni della letteratura - unita a una ramificata conoscenza filosofica, costituisce la sorgente di un costante e vitale confronto intellettuale. «In più - aggiunge - la ritualizzazione dell’atto poetico, la sua preparazione con la realizzazione finale si sono rivelati potenti strumenti terapeutici per la cura dei mali dell’anima, che affliggono molte personalità creative più sensibili ed empatiche». Infine, dinanzi alla domanda esistenziale su cosa resti quando la cultura non basta più a dare senso alla vita, l’autore dell’opera - esposta anche al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026 negli spazi Aletti Editore - risponde così: «Un’ultima poesia, epifanica, redentrice, salvifica, l’atto finale di un’entità divina che da atomo si fa anima visionaria e pionieristica, profetica e demiurgica, verbo sacro e logos noetico, nel perpetuo sogno di continuare l’opera della creazione in vista dell’eternità».

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