Il Tribunale penale di Tripoli ha condannato in via definitiva il generale libico Osama Najeem Almasri a 7 anni e 4 mesi di reclusione per aver sistematicamente violato i diritti dei detenuti affidati alla sua custodia.
Almasri, ex capo della polizia di Tripoli e comandante del centro di detenzione di Mitiga, è stato ritenuto colpevole di torture inflitte a dieci reclusi e della morte di una persona a causa dei gravi maltrattamenti subiti. Oltre alla reclusione, la sentenza dispone la perdita della capacità giuridica e la privazione dei diritti civili per l'intera durata della condanna, più un anno successivo all'espiazione della pena.
La figura di Osama Almasri si trova al centro di un aspro contenzioso internazionale che coinvolge direttamente le istituzioni italiane. Nel gennaio del 2025, Almasri era stato bloccato in Italia in esecuzione di un mandato d'arresto internazionale emesso dalla Corte penale internazionale (CPI) dell'Aia per gravi crimini contro l'umanità. Pochi giorni dopo il fermo, le autorità italiane avevano optato per la sua scarcerazione e il conseguente rimpatrio in Libia, sottraendolo di fatto alla giurisdizione e alle richieste di consegna della CPI.
A causa di questa decisione, l'Italia è stata duramente contestata da organizzazioni non governative (come Mediterranea Saving Humans ed esponenti politici) ed è stata deferita agli organi internazionali per aver cooperato con un soggetto accusato di torture sui migranti. L'arresto da parte della Procura generale libica era scattato a novembre del 2025, culminando ora nel verdetto emesso dal tribunale locale.