Perché i detrattori di Meloni hanno definito il suo governo fallimentare

Mario Barbato
16/06/2026
Politica
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Il dibattito attorno all'azione del governo guidato da Giorgia Meloni evidenzia diverse criticità ideologiche, strategiche e amministrative, che i detrattori qualificano come fallimenti politici del suo mandato, iniziato non ieri o l’altro ieri, ma nel 2022.

La retorica elettorale basata sul blocco navale e sul contrasto netto agli sbarchi si è scontrata con la realtà dei flussi migratori. Gli sbarchi sono proseguiti a livelli elevati nei primi due anni di mandato, costringendo l'esecutivo a una gestione ordinaria anziché emergenziale. L'accordo bilaterale per l'esternalizzazione dei migranti in centri in territorio albanese ha prodotto costi strutturali ed economici elevatissimi, a fronte di un numero estremamente esiguo di trasferimenti effettivi. Le oscillazioni tra il tentativo di accreditarsi come partner affidabile per l'establishment dell'Unione Europea e il mantenimento di legami con la destra sovranista hanno isolato l'Italia durante i negoziati per le nomine europee e i dossier sui flussi migratori.

Uno dei pilastri del governo è stato fortemente ridimensionato e smontato dai rilievi della Corte Costituzionale, bloccando l'iter originario. La riforma costituzionale per l'elezione diretta del Presidente del Consiglio ha riscontrato forti resistenze parlamentari, sollevando dubbi sulla sua reale applicabilità e sul bilanciamento dei poteri dello Stato. I provvedimenti volti a modificare i reati della pubblica amministrazione (come l'abolizione dell'abuso d'ufficio) hanno subito censure a livello europeo, indebolendo la portata della riforma della giustizia.

La sottoscrizione delle nuove regole europee sul Patto di Stabilità ha costretto il governo ad accettare vincoli di bilancio stringenti, che si traducono in tagli strutturali a settori chiave come la sanità e l'istruzione. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha accumulato ritardi dovuti alle modifiche burocratiche richieste dall'esecutivo, lasciando incompiute opere fondamentali per la crescita. 

Misure identitarie forti come la tassazione sugli extra profitti bancari sono state progressivamente svuotate, trasformandosi in contributi facoltativi per gli istituti di credito. L'abolizione del Reddito di Cittadinanza e la sua sostituzione con l'Assegno di Inclusione non hanno frenato l'aumento della povertà assoluta nel Paese, attirando critiche sulla mancanza di tutele per le fasce più deboli. Le politiche del lavoro non sono riuscite a contrastare il calo dei salari reali a fronte dell'inflazione, determinando una perdita del potere d'acquisto per i lavoratori dipendenti. 

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