C’è stato il primo scontro frontale in Parlamento tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e l'eurodeputato ex leghista Roberto Vannacci, oggi leader del movimento politico Futuro Nazionale e con un passato da generale militare.
Il timore che la diatriba tra i due leader di partito è che Vannacci possa guadagnare altri punti percentuali nei consensi. Una situazione che fotografa il timore dei partiti di governo per la costante ascesa nei sondaggi della nuova formazione della "destra pura", che sta drenando consensi alla coalizione (in particolare alla Lega). Durante le comunicazioni alle Camere, Giorgia Meloni ha criticato duramente la delegazione parlamentare di Futuro Nazionale, accusandola di fare il gioco della sinistra.
La premier ha sottolineato che i parlamentari vicini a Vannacci hanno votato ben sei volte contro la fiducia allineandosi alle opposizioni, dichiarando: "Non venite a parlarmi di vera destra". Da giorni, l’ex generale punzecchia l'esecutivo su temi identitari sensibili e si mostra persino aperto a collaborare con le opposizioni su battaglie popolari come il salario minimo, tanto osteggiato dalla maggioranza.
Dietro la dura reazione della premier c'è la preoccupazione per i flussi elettorali. Ogni strappo o polemica mediatica sollevata da Vannacci contro il governo si traduce, secondo le analisi interne dei partiti, in una crescita immediata di punti percentuali per Futuro Nazionale a danno diretto del centrodestra tradizionale.
Una paura che ha costretto Giorgia Meloni a tenere un discorso in Parlamento di impronta sovranista, attaccando Bruxelles dopo essere piegata ai suoi diktat, così da competere con le politiche nazionalistiche di Vannacci. E non solo con Bruxelles, ma anche con Washington, la cui politica militare ingaggiata prima contro la Russia e poi contro Iran è stata seguita dalla premier italiana come un cagnolino scodinzolante.