Cancellare per creare, eliminare per rivelare. È questo il percorso creativo che attraversa oltre sessant'anni di ricerca artistica di Emilio Isgrò, protagonista della grande retrospettiva "Erasing to Create", allestita presso la Estorick Collection di Londra e visitabile fino al 6 settembre 2026. L'esposizione, realizzata in collaborazione con la Fondazione Emilio Isgrò e il Consolato Generale d'Italia a Londra, rappresenta uno degli appuntamenti più significativi dedicati all'artista siciliano nato nel 1937, figura centrale dell'arte concettuale italiana e internazionale. La mostra d'arte propone un ampio viaggio attraverso l'universo creativo di Isgrò, ripercorrendo le tappe fondamentali di una ricerca che ha trasformato il gesto apparentemente distruttivo della cancellazione in uno strumento di conoscenza, riflessione e rigenerazione del linguaggio. Circa quaranta opere iconiche raccontano l'evoluzione di un artista che ha saputo ridefinire il rapporto tra parola e immagine, anticipando questioni che oggi appaiono più attuali che mai nell'epoca della comunicazione globale e della sovrabbondanza informativa. Fin dagli anni Sessanta, Emilio Isgrò si è distinto per la sua capacità di superare i confini tradizionali tra letteratura e arti visive.
Proveniente da un percorso legato alla poesia e alla scrittura, l'artista sviluppò una riflessione radicale sul valore della parola e sulla sua funzione nella società contemporanea. Da questa ricerca nacquero le prime esperienze di poesia visiva e, successivamente, quella che sarebbe diventata la sua firma artistica più riconoscibile: la Cancellatura. In queste opere, testi stampati, pagine di enciclopedie, libri, documenti e giornali vengono parzialmente oscurati attraverso campiture nere o segni che eliminano gran parte delle parole originarie. Ciò che rimane visibile non è però un residuo impoverito del testo, bensì una nuova struttura narrativa e visiva, capace di generare significati inediti. La cancellazione diventa così un atto creativo che trasforma il linguaggio anziché negarlo. Le parole sopravvissute emergono con una forza rinnovata, creando nuove connessioni e invitando il lettore-osservatore a partecipare attivamente alla costruzione del senso. L'originalità dell'opera di Isgrò risiede proprio nella sua capacità di attribuire valore all'assenza. In un mondo dominato dall'accumulo incessante di immagini, informazioni e messaggi, l'artista sceglie di sottrarre invece che aggiungere. Una scelta che assume una portata filosofica e politica; cancellare significa interrompere il flusso automatico della comunicazione, costringere lo sguardo a rallentare, a interrogarsi su ciò che manca e su ciò che rimane. La superficie oscurata non rappresenta un vuoto, ma uno spazio di possibilità. Non è un caso che Isgrò abbia sempre difeso il significato profondo di questo gesto artistico, affermando che la cancellazione «non distrugge ma crea; non censura ma rivela». Una dichiarazione che sintetizza perfettamente il nucleo della sua poetica.
Per l'artista, infatti, la cancellazione costituisce «il modo più efficace per salvare la parola, quel canale dell'eccellenza del pensiero umano, dalla minaccia di un mass media eminentemente visivo che ne minaccia l'esistenza stessa». Una riflessione che, formulata decenni fa, appare sorprendentemente attuale nell'era dei social network, dell'informazione frammentata e della comunicazione istantanea. Uno dei capitoli più affascinanti della mostra londinese riguarda le opere dedicate ai globi terrestri e alle mappe geografiche, una ricerca avviata da Isgrò a partire dal 1969 e destinata a diventare uno dei filoni più significativi della sua produzione. In questi lavori, l'artista interviene cancellando nomi di città, nazioni e territori, mettendo in discussione la presunta oggettività della rappresentazione geografica. Le mappe cessano di essere strumenti neutri di orientamento per trasformarsi in luoghi di interrogazione critica. Quali storie vengono raccontate dai confini? Chi decide i nomi dei luoghi? Quanto la geografia è influenzata dal potere, dalla memoria e dall'identità collettiva? Attraverso queste opere, Isgrò invita il pubblico a riflettere sulla costruzione culturale dello spazio e sulla fragilità delle categorie attraverso cui interpretiamo il mondo. Le sue mappe cancellate diventano metafore della conoscenza contemporanea, continuamente ridefinita e sottoposta a revisioni.
"Erasing to Create" non si limita a celebrare i capolavori che hanno consacrato Emilio Isgrò sulla scena internazionale, ma mette in dialogo le opere storiche con le più recenti evoluzioni del suo lavoro.
L'esposizione comprende inoltre un'opera realizzata appositamente per l'occasione, confermando la vitalità creativa di un artista che, a quasi novant'anni, continua a interrogare il presente con straordinaria lucidità. Il percorso espositivo consente di cogliere la coerenza di una ricerca sviluppata lungo oltre sei decenni senza mai perdere la propria capacità innovativa. Dalle prime sperimentazioni concettuali alle riflessioni sulla comunicazione globale, il lavoro di Isgrò mantiene una sorprendente attualità, offrendo strumenti preziosi per comprendere le trasformazioni culturali del nostro tempo. La retrospettiva londinese rappresenta anche un'occasione per riconoscere il ruolo fondamentale svolto da Emilio Isgrò nella storia dell'arte contemporanea. La sua opera ha influenzato generazioni di artisti e studiosi, contribuendo a ridefinire il concetto stesso di linguaggio visivo.
In un'epoca caratterizzata dalla velocità dell'informazione e dalla proliferazione delle immagini, il suo invito alla sottrazione appare come un gesto di resistenza culturale. Le cancellature di Isgrò non chiedono soltanto di guardare, ma di leggere, interpretare e pensare. Visitare "Erasing to Create" significa quindi confrontarsi con una delle ricerche artistiche più originali e profonde del secondo novecento europeo. Una mostra che dimostra come l'atto del cancellare possa trasformarsi in un potente strumento di conoscenza e come, talvolta, sia proprio ciò che viene nascosto a permetterci di vedere meglio. Alla Estorick Collection di Londra, fino al settembre 2026, Emilio Isgrò continua così a ricordarci che l'arte non consiste soltanto nel mostrare il mondo, ma anche nel reinventare i modi attraverso cui impariamo a leggerlo. Nota descrittiva del Prof. Mario Carchini, docente dell'Accademia di Belle Arti di Carrara, Toscana.